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Bob, il Sudafrica e la "svolta" agrigentina

Roberto Napoli è a Johannesburg dal 2016, quando è emigrato a 62 anni. E ora ha deciso di aprire  una sede del Pd: «Qui si può votare solo per quelli di destra, ora basta»

Di Fabio Russello

La rotta che dall’Italia porta fino al Sudafrica passa esattamente – chilometro più chilometro meno – sopra la sua Agrigento. E’ come se il destino avesse deciso di far godere per un’altra volta la vista dall’alto della sua Sicilia, prima che la prua dell’aereo puntasse il Mediterraneo, attraversasse il Sahara, le savane e le foreste per sbarcare ottomila chilometri più a Sud.
E’ stata la rotta di Roberto “Bob” Napoli, il professore di educazione fisica che, nel 2016, a 62 anni suonati, ha deciso di “risarcire” Anne, sua moglie, scegliendo di godersi la pensione a Johannesburg, nella terra di lei. Ma se qualcuno pensa che Roberto abbia in mente oggi, che di anni ne ha 67, solo di godersi il riposo e magari i nipotini che, chissà, molto presto i due figli gli daranno, si sbaglia. E anche di grosso. 
Perché Bob Napoli ha in mente anche un altro progetto “folle”: quello di ribaltare gli equilibri “politici” della circoscrizione elettorale Africa - Oceania, almeno per quanto riguarda il risultato del Sudafrica. Nel Paese di Nelson Mandela, simbolo di pace e di integrazione, ci sono almeno 85 mila italiani, la metà dei quali ha ancora la cittadinanza italiana. Da poco a Johannesburg c’è ora anche una sezione del Partito Democratico e tra i fondatori c’è, appunto, Roberto Napoli. 
«Perché lo abbiamo fatto?  – spiega subito Bob, come lo chiamano nel quartiere di Edenvale a Johannesburg dove vive –. E’ molto semplice. Ci sono italiani stanchi di vedere trionfare qui nel voto per le Politiche i partiti di destra se non di estrema destra. La sezione del Pd serve a convincere i tanti che la pensano diversamente che si può anche votare a sinistra». 
Certo, poi la realtà cozza con il voto australiano, dove la comunità italiana è dieci volte più grande di quella sudafricana, e quindi deputato e senatore della circoscrizione Africa e Oceania è sempre espressione di Sydney o soprattutto di Melbourne.
«Ma l’importante – ha detto Roberto Napoli – è che gli italiani in Sudafrica che non votano a destra sappiano che c’è una alternativa».
Il progetto è a lungo termine ma, a meno di sorprese, già nel 2023 gli italiani saranno chiamati al voto per eleggere il nuovo Parlamento, peraltro con il numero dei seggi quasi dimezzato. Tutto è nato, come quasi sempre di questi tempi, sui social. «Un ragazzo di Durban che ho conosciuto sui social mi ha detto se ero interessato – ha raccontato Bob – e piano piano abbiamo raccolto le adesioni. Da Roma c’è anche l’ok». 
«L’obiettivo – ha spiegato ancora Napoli – è quello di evitare che i voti vadano a finire solo ai salviniani e ai meloniani. Perché statisticamente qui è così, ma forse perché quelli che voterebbero a sinistra nemmeno vanno a votare oppure devono votare un candidato di sinistra australiano che, ovviamente, neanche conoscono e che a sua volta non sa nulla del Sudafrica e delle aspettative degli italiani che vivono qui. Aprire una sezione del Pd in Sudafrica serve a dimostrare che si può fare politica per il proprio Paese anche da così lontano, a quasi 10 mila chilometri da Roma. Abbiamo fatto l’atto costitutivo e quindi siamo partiti e di sicuro presenteremo dei candidati. Impossibile che vincano ma almeno non ci saranno candidati solo di destra o di estrema destra».
Roberto Napoli tiene così ancora strettissimo il legame con l’Italia e con la Sicilia. La sua è una storia di emigrazione “atipica”. Non da ragazzo in cerca di lavoro e non da giovane per raggiungere l’amore. 
«Sono qui dal primo settembre del 2016 e siamo partiti lasciando Agrigento subito dopo la mia pensione» ha raccontato Bob. Nelle sue parole c’è un velo di nostalgia dell’Italia e della Sicilia, “saudade” che riesce a “mitigare” grazie ai social che lo tengono perfettamente informato di tutto quello che accade in quella che era – ed è – la sua comunità. Poi grazie al fuso orario che è praticamente quello dell’Italia (è un’ora avanti) il contatto è ancora più semplice. 
«Perché sono venuto qui? Mia moglie è sudafricana e si chiama Anne. L’ho conosciuta ad Agrigento. Lei era venuta in Italia per provare un’avventura professionale in Italia e a Grotte aveva anche aperto una scuola di inglese. Ma – ha spiegato Roberto – aveva nostalgia della sua famiglia di origine. E così, quando sono andato in pensione ho voluto offrire ad Anne una sorta di “ricompensa” dopo che per quasi 30 anni lei è rimasta ad Agrigento».
“Ricompensa” ad Anne ma non solo: «Anche per dare una prospettiva ai miei due figli che, quando siamo partiti, avevano Matteo 13 anni e Angelo 17 anni. Loro si sono ambientati perfettamente e Angelo frequenta l’Università. Sono stati bravissimi».
Cinque anni qui sembrano quasi una vita vissuta per intero. Ma Roberto Napoli ha una prima vita, quella dei suoi primi 62 anni, vissuti ad Agrigento. Quando è andato in pensione era insegnante di educazione fisica all’Itc Sciascia di Agrigento, ma ha insegnato anche allo Scientifico e al Classico Foscolo di Canicattì.
Naturalmente la prima volta in Sudafrica  per Bob non è stato il 2016. 
«C’ero stato nel 1988 – elenca – poi ancora nel 1990 nel periodo delle tensioni per la fine dell’Apartheid, poi ancora nel 1992, nel ‘95, nel 2001 e nel 2006. Quella del 2016  fu un ritorno dopo dieci anni in Sudafrica ma io dal 2016 non sono più tornato in Italia».
Il fatto è che in Sudafrica il Covid ha lasciato le macerie affondando una economia che comunque già arrancava.
«Qui il covid ha dato una botta fortissima, direi mortale – ha detto Roberto Napoli –. Molte attività economiche sono in crisi, come la ristorazione, le agenzie di viaggio. E’ una crisi economica profondissima. Conosco anche alcuni italiani che sono tornati per avere l’assegno sociale perché qui non ce la facevano più».
E il covid ha anche cambiato le prospettive per tutta la famiglia di Bob. Di tornare in Italia non se ne parla, ovviamente. 
«Ma i miei figli, ed era in conto anche prima del covid, sanno già che andranno via. E non è detto che sia l’Europa. Potrebbe essere l’Australia, ma anche l’America o il Canada».
Ma cinque, quasi sei anni, di Sudafrica che cosa lasciano a uno che per oltre 60 anni è vissuto in Sicilia? «Non è confrontabile il Sudafrica con Agrigento – ha detto Roberto Napoli –. Sicuramente i servizi sono migliori. Ma ad esempio, e in pochi lo immaginano, a Johannesburg non ci sono mezzi pubblici e devi avere per forza l’auto privata, quindi c’è molto  inquinamento. Quando sono arrivato ho pensato che sarei subito tornato in Italia. Ma sono qui per i miei figli e per mia moglie». E il mare? «Tocchi un nervo scoperto – sorride Bob –. Sogno di abitare vicino al mare e spero di avere o prima o dopo la casa al mare. Qui siamo a 600 km dall’oceano e a quasi 2 mila metri di quota...». E per ora – oltre alla Politica – Bob si dà alle sue vecchie passioni: «Vado in palestra e qui posso coltivare la mia passione per il rugby. Di recente ho visto Sudafrica Francia, uno spettacolo fantastico».

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