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Cristina Scarfia, la "lobbista" di Caltagirone stregata da Bruxelles

Una laurea a Catania e una Padova, ora lavora per la Delegazione di Confindustria presso l'Unione europea: «Qui contano solo le competenze»

Di Omar Gelsomino

Ascoltando le sue parole si percepisce tanta determinazione, saggezza e responsabilità. È una donna brillante con un percorso formativo di tutto rispetto. Cristina Scarfia partendo dalla sua città natale, Caltagirone, ha girato il mondo prima di stabilirsi a Bruxelles e lavorare per la Delegazione di Confindustria presso l'Unione europea. Nonostante sia lontana da casa, lì ha trovato la sua comfort zone. Cristina Scarfia racconta dei suoi studi e di come l'hanno portata in Belgio.
 «Vengo da Caltagirone e Catania è la mia città d’adozione. Sono laureata in Relazioni internazionali all’Università di Catania e di Padova e ho conseguito due Master post universitari in Scienze Diplomatiche. Sono appassionata di politica, di diritto europeo, di teatro e di scrittura. Ho lasciato definitivamente la Sicilia nel 2004 e girato l’Italia, l’Europa, l’America Latina e il Medio Oriente prima di decidere, nel 2007, che non sarei tornata in Italia e che avrei cercato all’estero la mia dimensione sociale e professionale». 

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Dopo tanto viaggiare in giro per il mondo ha scelto Bruxelles per le possibilità lavorative e non solo, così come le è venuto facile ambientarsi. 
«Il bisogno di un lavoro che potesse valorizzare adeguatamente, anche in termini economici, il mio percorso di studi e di vita. Il rifiuto di sottopormi a ricatti e salari da fame, di dover assistere ripetutamente allo spettacolo avvilente di privilegiati con la corsia preferenziale, e di studiare per decine di concorsi pubblici con migliaia di candidati per una manciata di posti. Ho deciso di trasferirmi a Bruxelles perché, grazie a brevi esperienze pregresse, conoscevo le molteplici opportunità di lavoro per persone che come me hanno studiato, hanno competenze ma sono “figli di nessuno”. Sicuramente, all’inizio ha pesato la difficoltà di far quadrare i conti. Io sono partita grazie ad un prestito di 3mila euro che una mia carissima amica ha voluto farmi per dimostrarmi quanta fiducia nutrisse nelle mie capacità. Arrivata a Bruxelles volevo assolutamente onorare il mio debito nel più breve tempo possibile, pur non avendone l’obbligo, per non deludere lei e per dimostrare a me stessa di aver compiuto la scelta giusta. Per il resto, è stato facile ambientarsi, perché Bruxelles è una città aperta, laica, dove ogni persona può trovare la propria dimensione e portarsi dietro - se vuole - un pezzo di casa». 
 

Con le sue analisi e i suoi orientamenti contribuisce a migliorare le politiche europee a favore delle imprese italiane. 
«Io sono una lobbista, lavoro per la Delegazione di Confindustria presso l’Ue. Il termine lobbista, in Italia, evoca la figura di qualcuno che si muove nell’ombra come il burattinaio dei politici, ma a Bruxelles è una figura professionale regolamentata, che contribuisce legittimamente al processo decisionale dell’Unione europea. Nei settori di mia competenza, cerco di orientare le scelte dei decisori politici europei (in Commissione europea, al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea) in modo favorevole alle esigenze del mondo industriale italiano. Come? Attraverso un lavoro che è fatto di pubbliche relazioni, studio e scrittura.  Significa conoscere e padroneggiare le regole e i contenuti dei documenti, analizzare e mettere insieme dati, avere empatia e capacità comunicative per riuscire a confrontarsi quotidianamente con persone diverse da te - per cultura, sensibilità, orientamento politico - con l’obiettivo di persuaderle della fondatezza delle tue argomentazioni. Se ci riesci, un pezzo di legislazione europea, quella a cui hai dedicato il tuo tempo, sarà favorevole - o non danneggerà troppo - gli interessi che rappresenti. Ma io sono una lobbista atipica, perché sono anche analista di politica europea, sono esperta di comunicazione istituzionale e docente di politica e diritto dell’Unione europea in alcuni master post universitari. L’Unione europea, pur essendo percepita spesso come un’organizzazione tecnocratica, risponde invece sempre a logiche politiche. Ecco, io amo raccontare e spiegare le dinamiche del potere dell’Unione europea».
 

Né il covid né la distanza hanno rallentato gli obiettivi che Cristina Scarfia si è prefissata. 
«La pandemia ha certamente cambiato i metodi e influito sugli aspetti relazionali legati alla specificità del mio lavoro, ma in termini di crescita professionale assolutamente no. Sicuramente il Belgio, al contrario dell’Italia, garantisce a tutti un salario minimo adeguato. Bruxelles poi, nello specifico, ha un mercato del lavoro assai dinamico: sebbene non sia mai semplice, chiunque può trovare qualcosa, non soltanto nel mio campo. L’Italia mi manca, certo! Andare via non è facile per nessuno. Pago ancora un prezzo altissimo, in termini di sradicamento. Nonostante qui a Bruxelles ci siano moltissimi italiani e si faccia spesso “comunità”, il senso di precarietà negli affetti ti accompagna costantemente. Adesso, dopo 15 anni all’estero e due anni di pandemia, mi manca la libertà di prendere un aereo quando voglio per cambiare aria. Anche se tornare in Italia, soprattutto in Sicilia, è sempre davvero costoso. Sembra un segno, chissà …». 

Oltre alla sua professione di lobbista vi sono alcuni progetti futuri e perché no, magari in Italia.
 «Per i prossimi anni, sicuramente resterò qui: mio figlio - che è nato a Bruxelles - deve prima completare il suo percorso di studi. A Bruxelles ha un ambiente multiculturale, multietnico e laico e opportunità di crescita e formazione a prezzi “democratici” che difficilmente troverebbe in Italia. Mio figlio è la mia priorità e ha la priorità. Per tornare a lavorare in Italia dovrei essere ben pagata o reinventarmi dal punto di vista professionale, potendo garantire a lui quello che ha qui a Bruxelles: condizioni attualmente - e purtroppo - improbabili. Diplomato mio figlio, vorrei allentare i ritmi di vita e lavoro, e trovare il tempo necessario per dedicarmi alle mie passioni: cucina, scrittura e teatro. Magari in Italia, nella mia Sicilia: al sole, o in montagna, chissà …». 
 

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