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Da Biancavilla alla Milano Jewerly Week: così Laura Ingiulla racconta la Sicilia

L'orafa catanese ha deciso di tornare nella sua terra dove, proprio nel suo paese natio, ha aperto un laboratorio artigianale di oreficeria che si chiama Bottega Celeste e ha l’obiettivo di raccontare e fare indossare manufatti di oreficeria artigianali che raccontano la storia, la natura e la tradizione del nostro territorio

Di Giorgia Lodato

Un diploma in arte drammatica, un lavoro in un teatro di Milano che le ha fatto scoprire l’arte orafa. E cosa c’entra l’oreficeria con il teatro? Qualcuno potrebbe domandarselo. I gioielli sono parte integrante della scena, al pari del costumista. Ce lo racconta Laura Ingiulla, 30 anni, originaria di Biancavilla, che a ottobre rappresenterà la Sicilia alla Milano Jewerly Week, mostra internazionale dedicata al mondo del design del gioiello dove esporranno i più grandi brand e designer del gioiello provenienti. «Quando ero a Milano mi ha colpito l’attenzione che si ha per la figura dell’orafo teatrale e, in generale, per la oreficeria. In Sicilia - chiarisce - forse viene visto più come colui che fa officina e riparazioni. Invece è un mestiere molto antico, a cui mi sono avvicinata prima frequentando dei laboratori in cui mi limitavo a osservare, poi tramite la Scuola Orafa Ambrosiana, dove mi sono specializzata in tecniche orafe e design del gioiello».

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Un ramo, in particolare, l’ha conquistata più di tutti, perché le ricordava la sua Sicilia: il gioiello antico, archeologico, che racconta una storia di manualità, di pazienza. Peculiarità oggi troppo spesso messe da parte a favore del gioiello industriale, lavorato con i macchinari. «Mi interessava il ritorno al gioiello antico e l’esaltazione di questo mestiere. Ma il mio è un progetto che va oltre la gioielleria, perché cerca di trasmettere il messaggio che non è impossibile restare nella propria terra, investire su di essa, rivalutarla, farla conoscere e raccontarla a tutto il mondo, anche attraverso l'arte orafa» dice Laura, che da Milano ha deciso di tornare in Sicilia per investire e rivalutare il territorio catanese. Non a caso il laboratorio artigianale di oreficeria a cui ha dato vita si trova alle pendici dell’Etna, precisamente a Biancavilla, nel suo paese d’origine. Si chiama Bottega Celeste e ha l’obiettivo di raccontare e fare indossare manufatti di oreficeria artigianali che raccontano la storia, la natura e la tradizione del nostro territorio, come sottolinea anche il claim scelto da Laura per identificarlo: Made in Vulcano Etna.

 È nata lì Capsule collection Caos, Italian Luxury Art Goldsmith, la linea di cui fanno parte il bracciale e gli orecchini che Laura porterà sotto i riflettori della Milano Jewerly Week. 
«In laboratorio utilizzo esclusivamente il metallo, come si faceva una volta, e creo monili tradizionali che cerco di modernizzare. Caos è un bracciale fatto a mano, martellato a freddo, con texture e lavorazione antica». È il concept dell’azienda, certo, ma è anche una bella sfida, quella di restare. «Siamo in pochi, ormai, a scegliere di rimanere in Sicilia. Non tanti credono nelle potenzialità del proprio territorio e spesso si va via, anche controvoglia». Made in Volcano Etna, invece, vuole partire dall’Isola per arrivare al mondo e la Milano Jewerly Week può essere, per Laura, un vero trampolino di lancio. Ma com’è nata questa occasione? «Mi hanno contattata su Instagram, sono stati incuriositi dal mio profilo e mi hanno chiesto cosa avrei potuto presentare all’evento, come mi sarei potuta distinguere tra i designer di tutto il mondo. Come volessi, insomma, rappresentare il territorio etneo in una vetrina così grande», spiega Laura, che ha avuto l’idea di aprire il laboratorio nel 2019. A maggio 2020, in pieno lockdown, è stata avviata l’attività. «Una scelta un po’ azzardata, probabilmente, ma sto avendo le risposte giuste che mi spingono ad andare avanti nonostante non sia facile. L’imprenditoria, con tutta la burocrazia che ci sta dietro, mi prende tanto tempo, ma ogni tanto d’estate continuo a collaborare con il teatro, che resta sempre una mia grande passione. Insieme a quella dei gioielli per le spose, che sta riscuotendo sempre più interesse e successo».

 

 

E dopo il rientro da Milano cosa cambierà?
 «Sicuramente con questa esperienza il brand assume un certo valore, i gioielli non sono considerati più artigianali ma di design. È uno step importante, che ti fa capire che non sei più un semplice artigiano che prova a sfondare, ma hai un’impronta di alto design del gioiello. Senza dimenticare, naturalmente, di raccontare la storia antica, il gioiello archeologico. Il progetto futuro è quindi quello di concentrarsi su questo aspetto e comunicarlo di più, oltre a lanciare una linea prettamente maschile».

 

 

E se dovessero chiederti di andare via?
 «Bella domanda! Ho fondato il brand in Sicilia e credo di voler insistere sulla mia terra, di cui sono follemente innamorata. Non mi dispiacerebbe aprire un punto vendita fuori, certo, ma la base deve rimanere qui in Sicilia, perché l’intento è quello di rivalutare il territorio e non so se fuori avrebbe la stessa bellezza e lo stesso significato. Ma se ci fosse la possibilità di espandersi un po’, beh, perché no?». Intanto voglio continuare a credere nella mia terra, ritengo che ne abbia bisogno, e trasmettere il messaggio che non per forza bisogna andare via per coronare il proprio sogno. Questo risultato lo dimostra. Sappiamo bene quanto è difficile lavorare in Sicilia, trovare il proprio spazio, cerchiamo di crederci e di avere coraggio di non lasciarla. E la Milano Jewerly Week è un segnale, per me e per tutti: dobbiamo credere di più in questa terra per poterne oltrepassare i confini, senza dover necessariamente andare via». 

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