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Giacomo Gravina, il neuroimmunologo calatino che studia le infezioni batteriche nei prematuri

Il giovane, 29 anni, ha deciso di fare ricerca in Svezia nonostante gli manchino gli affetti più cari

Di Omar Gelsomino

Mentre sto parlando con un amico, passa un giovane che si ferma a salutarlo. Il mio amico me lo presenta: è un giovane ricercatore universitario in giro per il mondo. Timidamente Giacomo Gravina, ventinovenne di Caltagirone da alcuni anni residente in Svezia, comincia a raccontarsi e quando parla delle sue ricerche e del suo lavoro gli occhi gli si illuminano. Si occupa di ricerca medica negli aspetti della vita quotidiana di tutti noi e sa che il suo contributo può essere determinante. «Sono un biologo molecolare e faccio ricerca nel campo della Neuroimmunologia. Mi occupo di infezioni batteriche nei bambini nati prematuri e di come queste possono influenzare il loro sviluppo cerebrale. Studiare la neuroinfiammazione è un processo che sta solitamente alla base di varie malattie del neuro sviluppo come ad esempio l'autismo, disturbo da deficit di attenzione/iperattività, etc. Quindi, riuscire ad identificare i vari processi cellulari e molecolari alla base della neuroinfiammazione può aiutare a capire lo sviluppo di queste malattie e di conseguenza creare dei target farmacologici ad hoc». 

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Una volta conseguita la laurea ha iniziato a girare per il mondo per accrescere il suo bagaglio culturale e di esperienze. «Ho fatto la triennale in Scienze biologiche e successivamente nel 2016 ho concluso la laurea magistrale in Biologia cellulare e molecolare entrambe presso l’Università di Catania e subito dopo ho iniziato a lavorare in Svezia nel 2017 come assistente ricercatore presso l’Università di Gothenburg.  Dopo più di un anno di lavoro, ho capito di voler continuare a studiare per poter crescere professionalmente, iniziando il dottorato di ricerca in Neuroimmunologia. Durante gli studi a Catania, sono partito con il programma Erasmus per fare un tirocinio a Gothenburg in Svezia e ho subito notato le grandi differenze nell’ambito accademico che successivamente mi hanno convinto a trasferirmi in questa città. Prima di questa scelta non avevo mai vissuto in altro Stato, ma sempre in Italia. Ora, grazie al mio percorso formativo e lavorativo in Svezia sono riuscito a vivere un paio di mesi in Giappone dove ho lavorato presso l’Università di Tokyo, in America presso l’Università del New Mexico e recentemente presso l’Ospedale Pitié-Salpêtrière/ Università Sorbona di Parigi». 

 

 

Giacomo Gravina inseguendo il suo sogno professionale, come tanti altri giovani, ha lasciato la sua terra e i suoi affetti ed avere più possibilità di specializzarsi ad alti livelli in Neuroimmunologia, anche se lontano da casa migliaia di chilometri. «In generale lasciare tutto e partire per una nazione nuova non è semplice - sottolinea -. Soprattutto all’inizio mi mancavano tanto la famiglia, gli amici e le vecchie abitudini. Mancanze con cui, con il tempo, si impara a convivere. Ovviamente le differenze culturali e sociali tra Italia e Svezia sono tante e queste hanno influito inizialmente sull’adattarmi in questa nazione. Dopo un po’ però ci si abitua a convivere e ad apprezzare una nuova cultura e ci si adatta anche ai nuovi contesti sociali. La Svezia offre molte più possibilità di crescita professionale che in Italia. Soprattutto nell’ambito accademico. In Svezia ci sono moltissimi centri di ricerca all’avanguardia in grado di competere con il resto del mondo. La prima cosa che ho notato andando a vivere in questo Paese è stato proprio l’accesso ai vari fondi di ricerca. La Svezia investe tantissimo nella ricerca biomedica così come in altri campi scientifici e umanistici. Un altro fattore che secondo me è fondamentale nella ricerca è l'internazionalizzazione che purtroppo in Italia manca o è ristretta a pochi centri. La Svezia, grazie ai vari fondi di ricerca, è capace ad attrarre ricercatori da tutto il mondo ponendosi così in un contesto internazionale. Un esempio è il mio gruppo di ricerca, siamo circa una ventina e la maggior parte provenienti da tutte le parti del mondo, da Paesi come Italia, Russia, Svezia, Norvegia, Iran, Cina, Giappone, India, Brasile, etc. Vivere all’estero però ha anche i suoi lati negativi. Stare lontano dagli affetti più cari a volte non è semplice ed ovviamente mancano i luoghi e persone a cui si è legati». Da quasi due anni la diffusione del Covid ha limitato il suo percorso scientifico-professionale, ma non ha arrestato la ricerca né le aspirazioni di Giacomo Gravina. «La pandemia ha influenzato, ma non fermato, la mia crescita professionale. Fortunatamente sin dall’inizio della pandemia abbiamo trovato dei modi alternativi per continuare a lavorare in modo sicuro senza fermare i vari progetti di ricerca. In particolare la pandemia ha bloccato la maggior parte dei viaggi di lavoro come ad esempio conferenze e periodi di visiting all’estero, riducendo tantissimo le opportunità di collaborazioni con Università straniere». 

 

 

La validità delle sue ricerche e dei suoi studi è ancor più avvalorata dai premi e dagli attestati di merito internazionali assegnatigli in questi anni.  Giacomo Gravina è un giovane curioso ed ambizioso, per cui il suo percorso formativo deve necessariamente continuare, ha le idee abbastanza chiare in proposito, tra queste anche la consapevolezza di dover approfondire le sue ricerche all'estero e un domani, magari chissà, tornare in Italia. «Dove vedo il mio futuro?  Ancora non lo so, rispondere a questa domanda  non è semplice. Grazie alle mie esperienze lavorative in varie nazioni, ho capito che c’è ancora tanto da scoprire e imparare. Al momento non credo di ritornare in Italia, ma non escudo la possibilità di farlo in futuro.  I progetti sono tanti. Continuare a studiare è uno dei miei obiettivi principali così come continuare nel campo di Neuroscienze e Immunologia». 

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