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Il "miracolo" chimico di Gianluca, Fabrizio e Andrea: oli essenziali per curare corpo e monumenti

Due farmacisti e un chimico catanesi hanno fondato un'azienda che, con criteri di economia circolare, utilizzano e valorizzano piante aromatiche e agrumi del territorio da cui ricavano prodotti con proprietà fitoterapeutiche, antibatteriche e antimicotiche

Di Maria Ausilia Boemi

Rilanciare e valorizzare prodotti siciliani all’apparenza umili ma dalle straordinarie proprietà curative (e non solo), come le piante aromatiche (origano, timo, salvia, rosmarino, lavanda) e gli agrumi siciliani (mandarino, arancia, limone, pompelmo), dimostrando che anche in Sicilia le idee innovative si possono realizzare. I 38enni farmacisti catanesi Gianluca Caramazza e Fabrizio Medulla hanno deciso di tornare alle origini della loro nobile professione e di lanciarsi, coinvolgendo successivamente il chimico farmaceutico etneo Andrea Bonina (già proprietario di una azienda che operava sul territorio occupandosi di nutraceutica, cosmetica e cura attraverso piante tipiche del territorio), in una impresa innovativa. Hanno così fondato un’azienda, partendo dalla conoscenza degli oli essenziali approfondita, dopo la laurea in Farmacia nell’ateneo etneo, in un corso di specializzazione in Fitoterapia applicata all’università della Tuscia, «e da un dato - spiega il dott. Caramazza -: gli oli essenziali che si ottengono dalla macchia mediterranea, quindi le piante che crescono benissimo in Sicilia, sono quelli che mostrano attività fitoterapeutiche, in particolare antibatterica e antimicotica, più spiccate in assoluto. Pensi che tra più di 100 oli essenziali che hanno attività terapeutiche in natura, l’origano e il timo sono quelli che mostrano un’attività più interessante sotto questo aspetto. Da lì la nostra sfida di valorizzare piante che, intese come tali, non suscitano grande interesse ma che, subendo una trasformazione in oli essenziali, mostrano proprietà interessanti».

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«L’idea fondamentale - spiega a sua volta il dott. Medulla - era legare a un prodotto tipico del territorio le nostre competenze chimiche e biologiche per arrivare a prodotti nell’ambito farmaceutico, cosmetico o nutraceutico». I due farmacisti tornano così alle origini della loro professione “reinventandosi” speziali. «Pensi - continua il dott. Medulla - che per ottenere gli oli essenziali utilizziamo distillatori in corrente di vapore, meccanismo inventato dagli arabi nel Mille dopo Cristo, ridando dignità scientifica a questo settore». Mettendo mano ai loro portafogli e dando fondo ai loro risparmi, nel 2014, con il primo impianto di distillazione, creano lo stabilimento, man mano poi specializzandosi e ingrandendosi e, con il successivo ingresso nell’impresa del  dott. Bonina, «creando - spiega il dott. Medulla - una partnership molto forte che ci ha permesso di “sfruttare” conoscenze commerciali e partecipare a fiere internazionali importanti, ma soprattutto di strutturarci in collaborazioni con varie università in Italia, il che ci ha consentito di studiare meglio i nostri oli essenziali e di creare il nostro portfolio prodotti. Le parole chiave sono state sinergia e territorio: una rete tra aziende ed eccellenze locali che investono sulla bontà del territorio». Tutto ciò che infatti questi imprenditori realizzano è caratterizzato da una forte presenza «della sicilianità e dello spirito di gruppo e di imprese che fortunatamente sta nascendo pure qua», continua Medulla.

 

 

E ribadisce la centralità del concetto il dott. Caramazza: «Occorre fare sinergia di rete perché, per quanto la materia prima sia di facile reperibilità in Sicilia, per fare un litro di olio essenziale ci vogliono dai 100 chili a salire di materia vegetale. È chiaro che creare una filiera con altri produttori siciliani che ci forniscono la materia vegetale seguendo una proceduta da noi dettata, ci facilita nella produzione dell’olio essenziale». Ma lo sguardo non poteva che volgersi anche all’economia circolare: «Ecco che così - spiega il dott. Medulla - nell’ultimo anno abbiamo messo in piedi progetti di collaborazione con aziende che producono officinali con un grande scarto di prodotto non immettibile nel mercato alimentare. Abbiamo quindi lavorato per ottenere estratti utilizzando materia prima che in passato veniva bruciata e mandata al macero. Anche questa è innovazione: recupero di scarti e immissione sul mercato di un prodotto che altrimenti sarebbe stato buttato».

Ma siccome all’innovazione non c’è mai fine, ecco che questi giovani imprenditori non si sono limitati a prodotti da distribuire in farmacie, erboristerie e negozi di settore ma, sfruttando «la collaborazione con un importantissimo laboratorio di ricerca nel mondo del restauro - spiega il dott. Medulla - è stato formulato con i nostri oli essenziali un prodotto totalmente innovativo e naturale, che funziona con qualsiasi clima, per la pulizia e il restauro di superfici lapidee, monumenti, beni architettonici, statue, tutto ciò, insomma, che è attaccato dalla patina biologica del tempo. Con il nostro prodotto, che per la prima volta ha sostituito ciò che apparteneva solo alla chimica, si possono pulire queste superfici senza inquinare e permettendo all’operatore di lavorare in totale sicurezza senza respirare vapori tossici di prodotti chimici». E anche se sia il dott. Caramazza sia il dott. Medulla giurano di non avere mai pensato di lasciare la Sicilia e, scherzando, sottolineano di essere «terroni convinti, innamorati del nostro territorio: questa Isola è stupenda, ha enormi potenzialità, ha tantissimi difetti e limiti, però i limiti esistono per provare a superarli», sono ben consapevoli che fare impresa in Sicilia è più difficile: «È difficile in generale in Italia - sottolinea Medulla - e in Sicilia certamente di più, ma noi giovani italiani non molliamo mai. Per cui, se si ha chiara l’idea, si ha tanta volontà e soprattutto si è disposti a fare sacrifici - con Gianluca lavoravamo in farmacia, ci siamo tolti i camici e siamo andati in campagna alzandoci all’alba e scendendo in campo con i contadini, con grandissimo orgoglio -, anche in Italia le cose si possono fare. Bisogna mettersi in testa che nessuno ti regala niente, che la fortuna è importante ma va anche aiutata».

E se diplomaticamente si limitano a dire, a proposito della validità dei loro studi siciliani, «che l’università di Catania ci ha dato le basi che poi noi abbiamo dovuto sviluppare», tra le difficoltà maggiori con cui si sono dovuti confrontare, evidenzia il dott. Caramazza, c’è il fatto che, pur operando «in un ambito green che dovrebbe essere valorizzato e sovvenzionato, non abbiamo mai avuto aiuto da parte di alcun ente o istituzione». Di contro, però, «la maggiore soddisfazione - continua il dott. Caramazza - è proprio il fatto di essere riusciti a valorizzare piante del nostro territorio che altrimenti, causa la globalizzazione, sarebbero cadute nel dimenticatoio. Combattiamo anche così l’attacco delle economie che producono a basso costo ma forniscono prodotti di qualità altamente dubbia, a causa del quale al supermercato a Catania troviamo l’arancia spagnola o tunisina. È però difficile fare capire che è la qualità che deve contraddistinguere il prodotto». E con l’orgoglio del suo operato, il dott. Medulla sostiene che per aiutare l’imprenditoria in Sicilia «bisognerebbe ascoltare i giovani che hanno idee e voglia». E a proposito di giovani, il consiglio che i due imprenditori lanciano ai loro coetanei è «di credere in loro stessi, sempre, di non vivere aspettando il consenso altrui. La formazione è importante, però è fondamentale credere nelle proprie capacità, coltivarle, avere la forza di rialzarsi ogni giorno e andare avanti». Modestamente, però, non si sentono un esempio: «Noi - spiega Medulla - vogliamo solo dimostrare che anche in Sicilia le idee innovative si possono mettere in campo. L’importante è provarci, a prescindere dal risultato». «Per noi - continua Caramazza - è motivo di orgoglio anche avere dato lavoro a siciliani che, in caso contrario, non avrebbero avuto questa opportunità. La cosa più bella è avere creato un sistema che ha permesso a gente del luogo di lavorare in maniera serena e di valorizzare qualcosa che sennò sarebbe caduto nel dimeticatoio».

I prossimi obiettivi? «Crescere - sostiene Medulla - e resistere per cercare di lasciare piccole impronte. Poi le cose verranno da sé. Il mio obiettivo personale è imparare ogni giorno qualcosa di nuovo e chissà, magari a poco a poco restituire a questa terra la sua vocazione agricola, turistica e culturale». «Tra gli obiettivi - sostiene pragmaticamente dal canto suo Caramazza - c’è anche il tracciamento della filiera del prodotto, problema che riguarda anche altri settori. Faccio un esempio: gli oli essenziali di agrumi delle grandi aziende sono comprati per lo più in Sudamerica e, una volta imbottigliati in Italia, possono essere dichiarati made in Italy. Il che distrugge il nostro mercato: colpa della politica che non ha saputo tutelare il patrimonio italiano». 

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