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La vita da film di Alfredo Nunzio D'Angieri, il siciliano del Belize

Tra gli uomini più ricchi del mondo secondo forbes è l'uomo che colleziona Rolls Royce e fu il mediatore tra Italia Usa nel giorno della crisi di Sigonella 

Di Lorenzo Rosso

L’ultima volta che venne in Sicilia, qualche tempo addietro, atterrò direttamente all’aeroporto di Comiso con il suo aereo privato, un “Gulfstream 450” nuovo di zecca. Alfredo Nunzio D’Angieri, detto “Pupi”, il siciliano del Belize ci tiene sempre a tornare nella sua Sicilia.

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Imprenditore ma anche banchiere e avvocato, Nunzio D’Angieri è un uomo d’affari particolarmente conosciuto, ambasciatore per gli affari europei, della piccola repubblica del Centroamerica. Con origini siciliane, per via del nonno e con una vita che assomiglia molto ad una spy story, Pupi è uno degli uomini più ricchi del pianeta. Almeno secondo la rivista Forbes che nel 2017 ha messo D’Angieri al 601° posto della speciale classifica degli uomini più ricchi del mondo.

L’ambasciatore, in un certo senso deve la sua fortuna alla Sicilia. «Tutto parte dal nonno materno - dice - l’uomo più importante della mia vita. Era un palermitano, vicedirettore del Teatro Massimo, che sposò una bellissima donna ebrea, Rosa Levi, e assieme si trasferirono a Torino. Per questo nel 1942, fu denunciato dai nazifascisti e finì nella terribile prigione di via Asti. Quando dopo quaranta giorni fu liberato, prese mia nonna e mia madre e s’imbarcò da Genova per New York. Lì venne a sapere che c’erano buone possibilità di andare a vivere nell’Honduras britannico, oggi Belize. Partì e iniziò a commerciare il mogano. Io ho studiato all’Istituto Sociale, la scuola dei gesuiti - continua.- Dopo proseguiì gli studi in Svizzera, al collegio Rosenberg. Poi il ritorno in America, per studiare alla Boston University dove divenni avvocato e iniziai a lavorare per lo studio legale Pavia di New York dove mi occupai degli interessi dell’azienda petrolifera Texaco e per questo fu inviato in Libia. Nel Paese africano incontrai un mio vecchio compagno di stanza nel collegio svizzero, che nel frattempo era diventato il capo di gabinetto di Yasser Arafat. Grazie all’amico ritrovato conobbi il leader palestinese e iniziai a lavorare per lui». 

Per ventidue anni, infatti, Nunzio “Pupi” D’Angieri è stato al fianco di Arafat quale suo banchiere e consigliere; lo ha accompagnato a Cuba per lo storico incontro con Fidel Castro, a quello con Papa Giovanni Paolo II e a Oslo nel 1994 per ritirare il Premio Nobel per la Pace.

In occasione della vicenda dell’Achille Lauro e del dirottamento su Sigonella dell’aereo con a bordo il terrorista Abu Abbas, Nunzio D’Angeri fu il mediatore per conto di Arafat con il governo italiano e quello statunitense per scongiurare una crisi diplomatica che avrebbe potuto avere gravi conseguenze. «Sono stato uno dei mediatori per i casi Sigonella/Achille Lauro - conferma. - Con Andreotti e Craxi ho avuto una lunga trattativa, erano persone di altissimo livello».

La Sicilia è sempre stata fortemente presente nella sua vita. Di lui, hanno parlato le cronache qualche mese fa, quando D’Angieri con il suo Fondo finanziario da 21 miliardi di euro in cui confluisce la cassaforte di famiglia, entrò in trattativa per rilevare la Società del Palermo Calcio. L’affare non andò in porto perché, dice, «di fronte all’offerta economica del Fondo dello sceicco Mansour, che ha una struttura sicuramente più organizzata ed esperiente in campo sportivo di noi, abbiamo preferito cedere il passo. Rimane il fatto - continua “Pupi” - che abbiamo cercato di fare qualcosa per Palermo e la Sicilia e continueremo a farlo». 

Già, la Sicilia per Pupi D’Angeri è quella meravigliosa isola dalla quale uno non vorrebbe mai staccarsi perché una sorta di paradiso in terra, un po’ come il Belize che, manco a farlo apposta è molto simile alla Trinacria, non solo come dimensioni ma anche come bellezze naturali. 

«Confesso che anch’io mi sento siciliano come siciliani sono tutti i nipoti di siciliani. La Sicilia è la mia seconda casa. Ho vissuto con gli immigrati siciliani sia a Torino che a New York e negli Anni Sessanta non era facile essere siciliani in quegli ambienti perché si veniva indicati come mafiosi, ma si era comunque sempre orgogliosi della propria terra. Oggi invece è tutto diverso e la Sicilia è diventata un brand apprezzato in tutto il mondo».

Ascoltare la storia di “Pupi” è un po’ come guardare un film. Amico dei grandi della terra, dalla famiglia reale inglese a diversi presidenti degli Stati Uniti. In passato è stato anche amico personale di Fidel Castro oltre che di Papa Francesco («conosco padre Jorghe da cinquant’anni»). 

In Sicilia “Pupi”, anni addietro, proprio su suggerimento del Santo Padre, organizzò con l’elemosiniere del Papa un evento per 300 poveri nella cattedrale di Modica che per l’occasione venne sgombrata dai banchi e trasformata in una sala da pranzo in cui sia D’Angeri che altre personalità del mondo diplomatico, servirono il pasto a tanti meno fortunati. 

Secondo indiscrezioni “Pupi” avrebbe avuto delle relazioni romantiche con Lady D e Kate Moss ma a proposito di queste voci, dichiara: «Un gentiluomo non parla mai delle sue relazioni, perché le donne vanno accarezzate come petali di rosa, amate, mai contate. L’Avvocato Agnelli mi ha insegnato che non si deve mai parlare di queste cose. Comunque posso affermare che le donne siciliane sono le migliori al mondo!». 

Ora l’ambasciatore D’Angieri con le sue collezioni di macchine di lusso (possiede ben 37 Rolls Royce) intende, se vi sarà l’occasione, «guardarsi intorno» per verificare altre opportunità d’investimento in Sicilia. Cravatta gialla a pois fatta su misura e calzino fucsia, “Pupi” è un uomo enigmatico e non aggiunge altro a proposito dei suoi progetti siciliani. Seduto sul divano della villa di Londra, dove risiede, l’ambasciatore per gli Affari europei del Belize, continua a ricordare i suoi tanti incontri celebri senza nascondere la voglia di tornare in Sicilia. Il suo mantra è: «Non sono un uomo intelligente, sono solo fortunato».

Ama raccontare di possedere 2.640 paia di scarpe, un’infinità di abiti e una vecchia Jaguar, «quella del dittatore Fulgencio Batista, regalatami da Fidel». 

Quale futuro vede per la Sicilia?  «Non ponetemi questa domanda. Perché la mia risposta è scontata e forse, da parte di molti, provocherà un certo disappunto: io credo che la Sicilia non abbia bisogno di nulla perché, con le sue bellezze naturali, è il Paese più bello al mondo. Alla Sicilia manca una cosa sola: diventare indipendente. Essere uno stato autonomo. Perché la Sicilia con il suo straordinario patrimonio storico e artistico può benissimo vivere da sola!».

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