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La bellezza dell'integrazione

Oggi pomeriggio nel centro storico di Catania la visita guidata aperta alla città, evento conclusivo del progetto per i Titolari di Protezione Internazionale organizzato dall'associazione Isola Quassùd. Storie e miti della nostra cultura incontrano quelli di altri Paesi

Di Ombretta Grasso

L’integrazione possibile è una leggenda. Una storia mitica del nostro passato che corre per la città con la voce di un rifugiato. Il giovane uomo di colore racconta un pezzo di storia siciliana -  il ragazzo che viveva come un pesce e regge la Sicilia sulle spalle, la ragazza che fugge all’aggressione di un soldato angioino, l’eroe dell’opera dei pupi che sconfigge i giganti,  i due fratelli che salvano i genitori dalla lava dell’Etna - ma aggiunge storie e leggende della sua terra.

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Cos’hanno in comune Colapesce, Gammazita, il Paladino Uzeta, i fratelli pii con Arrawelo, Daghdar, e l’ippopotamo del fiume bianco e nero?  E’ l’incontro possibile realizzato  da Isola Quassùd, l’associazione catanese partner del progetto “La bellezza dell’Integrazione” che si è svolto a Milano, Roma, Lecce e Catania, capofila il Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati), sostenuto dal Fondo Fami 2014-2020 (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione) dell’Unione Europea e del Ministero dell’Interno.

 

 


Emanuela Pistone, Elisabetta Vinci e Nosiba H. S. Ahmed hanno ideato e realizzato per Isola Quassùd un laboratorio di narrazione dedicato ai titolari di Protezione Internazionale. «L’obiettivo è stato quello di far  scoprire il patrimonio culturale meno noto della nostra città - spiega Emanuela Pistone - Come punto di partenza sono stati scelti i quattro lampioni di Piazza Università - opere in bronzo del maestro Mimì Maria Lazzaro e dello scultore Domenico Tudisco realizzate del 1957 - ognuno dei quali rappresenta una leggenda siciliana. Abbiamo esplorato miti e itinerari realizzando quattro percorsi nel centro storico grazie alla collaborazione delle guide turistiche di Guiding Sicily. Insieme al mediatore culturale Oumar Zaid Cissé, al videomaker Marcello Gennaro, alla volontaria Giuliana Sfregola, e con la collaborazione della studentessa polacca Sonia Sadowska, abbiamo voluto creare un’opportunità di conoscenza rendendo concreto il concetto di Bellezza dell’integrazione».

Un’esperienza entusiasmante, commenta ora Emanuela, andata oltre le finalità del progetto. «I ragazzi sono stati bravissimi, ci hanno fatto domande che ci hanno spiazzato - prosegue -  In questi mesi si è creato un gruppo affiatato  che ha creato relazioni, opportunità, proposte, tutto quello che per me significa “la bellezza dell’integrazione”. Le guide si sono appassionate e hanno seguito con attenzione e partecipazione straordinaria il progetto». E soprattutto ciascuno dei partecipanti ha arricchito il percorso con storie ed esperienze del proprio Paese di origine. «Racconti nati dai luoghi che abbiamo visitato insieme - spiega Emanuela - per esempio quando abbiamo parlato del simbolo di Catania, l’elefante, Jamal, un giovane somalo, ha raccontato storie legate agli animali in alcune regioni del suo Paese, mentre l’Amenano ha suggerito a Koumbi, che viene dal Mali, la storia del fiume bianco e nero. Un incontro di miti, di leggende che è una vera sorpresa». 


L’evento conclusivo del progetto, oggi pomeriggio alle 18 (con un contributo libero) è aperto alla città.  Un itinerario di circa due ore nel centro storico, partendo da piazza Università, condotto dalle guide di Guiding Sicily affiancate dai partecipanti al laboratorio.  «Per condividere questa esperienza con i cittadini, per far scoprire luoghi meno noti della nostra città - aggiunge la Pistone - perché “la bellezza dell’integrazione” non sia solo un titolo, ma un’esperienza vissuta e condivisa anche dal territorio».

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