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Per Andrea "la chiamata" alla Scala come una luce nel buio

Il giovane danzatore catanese ha avuto ruolo nel Macbeth, l’opera di Verdi (con la regia di Davide Livermore) con la quale si è aperta ieri la stagione del prestigioso teatro milanese

Di Carmen Greco

«Stanchissimo. Siamo stati tutti i giorni in sala prove e i protocolli qui alla Scala sono rigidissimi, ma sono molto felice. Per me questa esperienza è una rinascita». Andrea Mazzurco, catanese, ballerino, è appena uscito da una delle ultime massacranti giornate di prove del Macbeth, l’opera di Verdi (con la regia di Davide Livermore) con la quale si è aperta ieri 7 dicembre, la stagione della Scala, uno degli appuntamenti più attesi del mondo della cultura, tanto più in quest’anno travagliato per il mondo dello spettacolo. 
La parte “ballabile” del Macbeth è nel terzo atto - oltre ad altri momenti - spesso tagliati ma in questo caso recuperati dal direttore musicale della Scala Riccardo Chailly. Nove minuti e mezzo che esprimono - per dirla con le stesse parole del coreografo Daniel Ezralow «una storia totale attraverso i corpi, una metafora dei mali che affliggono il nostro mondo, che partono da Trump e arrivano fino alla pandemia».

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E proprio la pandemia è stato (ed è ancora) il “mostro” che ha dominato i sonni di Andrea Mazzurco in questi due anni. «La “chiamata” alla Scala è stata per me come una luce nel buio - dice -. Togliere due anni di attività a un danzatore è tanto, per noi artisti è stata una batosta enorme. C’è stato un momento in cui ho pensato che fosse finito tutto, che tutti i miei sacrifici, tutto quello che avevo costruito nella mia carriera fosse andato perduto e non sapevo come avrei potuto ricominciare tutto daccapo. l’unica cosa c’è la famiglia che ti appoggia, devo dire che quel poco che dello Stato è arrivato ma non è bastato, se non fosse stato per la mia famiglia... la paura era quella di non ritornare, senza contar che dalla Sicilia è tutto più difficile». 

 

 

Nonostante questi pensieri “neri” Mazzurco non si è arreso, ha continuato sempre ad allenarsi, spostando tutti i mobili di casa per trasformarla in una sala di danza, utilizzando gli alberi del giardino come attrezzi da palestra e aspettando quella telefonata che è arrivata nel mese di maggio. «Pensavo di dover superare vari step prima di essere scelto, dall’invio del curriculum, del video e, semmai, il provino in presenza - ricorda -, invece mi hanno chiamato direttamente dalla Scala dove mi conoscono già perché con loro avevo fatto altre produzioni. Mi hanno solo detto “il maestro (Ezralow ndr) ti ha scelto per il Macbeth inizi le prove in ottobre”. Me lo ricordo come fosse ora, ero in sala danza ad allenarmi, ho cacciato un urlo di gioia che sarà arrivato fino a Milano (ride ndr)».
Prima della Scala è arrivata poi, un’altra chiamata, dalla Fenice di Venezia e il danzatore catanese ha avuto l’opportunità di respirare l’atmosfera di un teatro «il primo palco dal quale l’applauso di appena trecento persone (per il numero contingentato ndr) ci è sembrato un boato».Adesso, l’impegno con la Scala. Anche quest’anno Rai Cultura ha trasmesso la serata inaugurale della Stagione d’Opera del Teatro alla Scala in diretta esclusiva su Rai 1, ma anche su RaiPlay, su Radio3, in Europa sul circuito Euroradio e sulle televisioni e nei cinema di tutto il mondo.

 

 

L’opera di Verdi che racconta il dramma dell’ambizione umana, quella che non conosce ostacoli, il dramma shakespeariano del delitto e del rimorso, l’opera in cui non c'è posto per l’amore. «Avrei fatto qualsiasi cosa per tornare dentro in teatro e respirare l’aria che c’è sul palco. Tutto questo periodo buio mi ha fatto assaporare ancora di più la bellezza del lavoro che facciamo noi artisti. C’è chi, con l’andare del tempo ne fa anche un’abitudine e ci può stare, in fondo è un lavoro, ma io, ancora oggi, mi meraviglio che mi paghino per fare una cosa che ho sempre sognato di fare e ch, finalmente è tornata. Io se non ballo muoio. Quando ci hanno chiuso a casa ci siamo accorti che perfino andare a mangiare una pizza fuori è un privilegio che, magari, avevamo dimenticato. Immaginate cosa può voler dire tornare nuovamente alla Fenice o alla Scala. Io ho lavorato in tantissimi teatri, poi c’è il posto in cui ti affezioni come se fosse casa tua e per me - dopo l’esperienza meravigliosa in Cina per l’Aida di Zeffirelli - Milano e Venezia sono i luoghi del cuore».
c.greco@lasicilia.it
 

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