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Roberta Cantone sulle punte già a 2 anni e mezzo: «La danza è tutta la mia vita»

La giovane ragusana, che oggi ha 18 anni, si è aggiudicata una borsa di studio del progetto "Orchestica Variation", organizzato dalla Fondazione dall'Accademia nazionale di danza di Roma, con il sostegno del ministero della Cultura

Di Andrea Magrì

«La danza inizia dove finiscono le parole» diceva il regista russo Aleksandr Jakovlevič Tairov. Eppure, sono state usate innumerevoli parole per descrivere l’importanza della danza nella vita di ognuno, infiniti paragoni per provare a raccontare la sua essenza. L’espressività dei movimenti, accarezzati dalla musica, mentre traducono le emozioni di chi si cimenta in passi e coreografie, restituisce il merito dell’impegno e dei sacrifici che ci sono dietro a ogni performance. Emozioni e sensazioni che Roberta Cantone, 18enne ragusana, sta vivendo intensamente da quando, in tenera età, ha intrapreso il suo percorso che l’ha portata adesso ad aggiudicarsi una borsa di studio del progetto "Orchestica Variation", organizzato dalla Fondazione dall'Accademia nazionale di danza di Roma, con il sostegno del ministero della Cultura.

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Roberta è stata selezionata (unica siciliana) con altri 12 danzatori o coreografi, provenienti da tutta Italia, per  seguire  uno workshop di 7 incontri, che si concluderà con la realizzazione di uno spettacolo da mettere in scena, al teatro di Villa Torlonia a Roma, il 12 dicembre prossimo. «La mia passione per la danza nasce per caso - dice Roberta - fu mia mamma a iscrivermi a una scuola di danza all’età di due anni e mezzo. È nato tutto come un gioco, andavo a danza perché mi divertiva, perché lì avevo delle compagnette con cui giocare. Poi, pian piano, è sbocciata una passione che è maturata negli anni. Successivamente è diventato un amore folle, quello che prima era un passatempo, si è trasformato in un bisogno, una necessità. La danza mi consente di concentrarmi su me stessa, sul mio corpo, sulle mie sensazioni ed emozioni, lasciando tutti i problemi quotidiani fuori dalla sala. Io danzo per ricordarmi chi sono. In una società che tende all’annullamento dell’individualità a favore dell’impersonalità, la danza mi aiuta a non perdere di vista i miei obiettivi, a evidenziare le mie qualità, a capire i miei limiti e a tentare di superarli, per me stessa».

Roberta ha le idee chiare, “danza” sui suoi sogni e vive quell’entusiasmo tipico di una diciottenne. «Se ho una certezza nella mia vita, è che della danza non ne avrò mai abbastanza. Da piccola le ore trascorse in sala per me erano troppo poche e più passava il tempo più ero certa che di questa passione io avrei voluto farne il mio lavoro. Perciò quando finalmente nel 2019 si aprì a Modica il Liceo Coreutico “Giovanni Verga”, non esitai un attimo: sapevo che quella scuola sarebbe stata quella perfetta per me. Così mi iscrissi e una volta iniziato il mio percorso in questo meraviglioso indirizzo, la mia visione della danza cambiò completamente. Grazie allo studio pratico affiancato allo studio teorico della danza, questo liceo mi ha dato la possibilità di conoscere questa stupenda disciplina a 360º. Inoltre la convenzione stipulata con l’Accademia (l’unica in Italia a rilasciare dei diplomi accademici equivalenti alla laurea), mi ha permesso di avvicinarmi a questa enorme realtà, in cui vorrei inserirmi una volta finito il percorso liceale. Sempre in questo ambito, qualche settimana fa la mia professoressa di Laboratorio Coreutico, Giuliana Voi, mi ha proposto di partecipare all’audizione per il progetto “Orchestica Variation”: io ho subito accolto la richiesta con grande entusiasmo. Da questa esperienza mi aspetto di tornare a casa con tanti nuovi input, tante nuove ispirazioni, e un bagaglio culturale molto più ampio! Già dalla prima lezione svolta ho appreso nuovi movimenti, sperimentato nuove forme e diverse tecniche, perciò credo che questa nuova avventura mi lascerà degli insegnamenti fondamentali, e anche una nuova consapevolezza del mio corpo».

«Sicuramente per il mio percorso ho tante persone da ringraziare. Innanzitutto la mia famiglia (papà Riccardo, catanese, allenatore di basket; mamma Ivana e il fratello Stefano, ndr) che mi ha sempre sostenuto nelle mie scelte, poi la mia insegnante Emanuela Curcio della scuola di danza “Masd” di Ragusa, che mi ha fatto muovere i primi passi in questo mondo magico, ed è stata la prima in assoluto a credere in me. La mia insegnante Claudia Giglio, la prima con cui ho conosciuto il moderno. E, ovviamente, le mie professoresse di tecnica classica Giorgia Maugeri e Giuliana Voi e la professoressa di tecnica contemporanea, Fabiana De Luca, senza le quali sicuramente non sarei arrivata a questo importante traguardo». Roberta ha lo sguardo dolce, i suoi occhi chiari brillano, parlano e sorridono, soprattutto se si parla di danza... «Salire sul palco per una ballerina è un’occasione unica. Lì ho la possibilità di far vedere chi sono, mostrare tutte le mie qualità. Tiro fuori quella luce accesa dall’emozione del momento. L’adrenalina è ciò che mi porta a dare il meglio di me stessa, mi fa sentire invincibile e sicura di me. Il cuore sembra fondersi con il ritmo musicale e le luci abbaglianti contribuiscono a rendere tutto ancora più splendente. Questa è la magia del palco, crea un’atmosfera eterea che ti pervade fino all’anima, ti esplode dentro e la tua danza diventa in quel momento la cosa più importante del mondo».

E, come tutte le diciottenni, anche Roberta ha il suo sogno nel cassetto. Sa che ci sono tante scorciatoie per raggiungere la felicità e la danza è una di queste... «Ho tantissimi traguardi che vorrei raggiungere. Sicuramente il più grande è quello di poter fare della danza il mio lavoro, in modo da poter fare ciò che amo ogni giorno! Un altro importante sogno che vorrei realizzare, sarebbe quello di far tornare la cultura del teatro, che oggigiorno è molto svalutato, soprattutto in città piccole come la mia: la gente pensa sia qualcosa di futile. Intanto, però l’obiettivo più prossimo sarebbe quello di entrare in Accademia. E su questo sto lavorando».

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