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Un medico catanese "campione d'Europa" con l'Italia del volley

Francesco Nifosì è approdato, quasi per caso, sulla panchina della Nazionale italiana maschile di pallavolo come responsabile medico

Di Luigi Provini

Ancor prima di vivere quella che ha definito come l’esperienza più bella della sua vita, ha, forse inconsapevolmente, rovesciato, o confermato chissà, una delle massime che segna la storia da oltre duemila anni. Francesco Nifosì, giovane medico catanese cresciuto e formatosi a Catania che oggi continua il suo percorso di specializzazione in medicina dello sport a Roma, ha reinterpretato, a proprio modo, parte di uno dei messaggi lasciati da Orazio, celeberrimo poeta romano dell’età antica: “carpe diem, quam minimum credula postero” (“afferra il giorno, confidando il meno possibile nel domani).

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Un’esortazione, appunto, a cogliere quotidianamente quel che la vita propone, senza porre eccessive speranze in ciò che potrà riservare il futuro. Sfruttare le occasioni, quindi, senza titubanze e massimizzando ciò che il presente offre. Per Nifosì, laureatosi nel 2018 nella facoltà di Medicina e chirurgia del capoluogo etneo, oggi al terzo dei quattro anni di esperienza post laurea alla “Cattolica”, l’opportunità è stata quella di partecipare, da medico e nello staff ufficiale della nazionale italiana, agli Europei di pallavolo maschili svoltisi, tra l’1 e il 19 settembre scorsi e secondo la formula itinerante, in Polonia, Repubblica Ceca, Estonia e Finlandia. «Sono stato fortunato - ci dice il dottore - perché tutto è successo nell’anno in cui si sono susseguite due grandi manifestazioni come Olimpiadi ed Europei. Un evento più unico che raro, determinato dallo slittamento dei Giochi per la pandemia. Seppur in tempi brevissimi c’è stato un ricambio negli assetti, tecnici e non, del gruppo e ho avuto il piacere di ritrovarmi tra i nuovi».
L’ex commissario tecnico azzurro Blengini, infatti, è rimasto a capo della squadra fino alla conclusione del torneo olimpico di Tokyo, poi gli è subentrato Ferdinando De Giorgi, ex palleggiatore pluricampione del mondo con all’attivo, da giocatore, 330 presenze in Nazionale. Naturalmente, per preparare gli Europei non sarebbe stato possibile attendere il passaggio di testimone ufficiale, avvenuto dopo il ko olimpionico arrivato ai quarti di finale per mano dell’Argentina e a meno di un mese dall’inizio del torneo continentale. Per questa ragione, il neo allenatore pugliese ha previsto una serie di raduni collegiali, contemporanei all’Olimpiade, utili a definire il gruppo di giovani, atleti e non solo, che avrebbe integrato e parzialmente sostituito quello dei titolari impegnati in Giappone.

 

 

«I ritiri collegiali - racconta Nifosì, 29 anni - mi hanno proiettato all’interno di una dimensione straordinaria, lì ho iniziato a respirare un’aria differente e ho percepito la bellezza di quel che stavo vivendo. Ho avuto la possibilità di farne parte perché ero uno dei più vecchi all’interno della mia scuola; altri colleghi erano già impegnati in altre esperienze o con le squadre giovanili». Inizio improvviso, fulmineo quindi probabilmente ancor più bello proprio perché inatteso. Soprattutto per uno che, con lo sport, ha sempre avuto a che fare. Un ritorno all’interno dei palazzetti, stavolta non più da atleta bensì da medico. Un ambiente familiare per Nifosì che, tra calcio a 5 e pallamano, aveva già sperimentato, grazie alle esperienze maturate da atleta in erba nei campionati giovanili e nelle categorie inferiori di alcuni campionati “senior”, cosa significasse competere sui parquet. Un cambio di prospettiva, oltre che di ruolo, che non ha minimamente scosso il ragazzo catanese, ma che, al contrario e nonostante il grande carico di responsabilità, lo ha galvanizzato e gratificato. 

 

 

«Quando ho saputo che la mia esperienza sarebbe andata oltre i ritiri collegiali e che sarei stato il medico della squadra agli Europei - rivela - ho provato un’emozione indescrivibile. Ci ho messo un po' per realizzare ciò che si stava concretizzando. All’inizio ho sentito il peso dell’incarico; la Nazionale di pallavolo, a maggior ragione in un Paese di grande tradizione come il nostro, ti mette addosso un grande carico di oneri. A determinati livelli non ti occupi esclusivamente della gestione di atleti, ma hai a che fare con professionisti di prim’ordine le cui prestazioni hanno un valore eccezionale. Per questo bisogna essere estremamente scrupolosi nella loro gestione e riuscire a sopportare bene la pressione, trasformandola in carica positiva per il lavoro di ogni giorno». Una competizione di tre settimane, con partite ravvicinate e la necessità di organizzare un lavoro a tutto tondo con un occhio, oltre che ai trattamenti più propriamente medici, pure alla definizione di un corretto e proporzionato regime alimentare per i giocatori. «L’attenzione per l’alimentazione è uno dei punti chiave - afferma Nifosì - tra quelli centrali in un cammino del genere. Attenzione, mangiar bene non significa proporre ripetutamente poche pietanze. Per intenderci, non abbiamo mangiato riso in bianco e pollo arrosto per un mese. È fondamentale immaginare una proposta che soddisfi i ragazzi e dia, allo stesso tempo, un adeguato apporto calorico. Insieme con il preparatore atletico abbiamo predisposto i menù delle giornate, basandoci sulla colazione, essenziale per chi fa sport, sui due pasti principali e sulla merenda. Per il resto, l’attività quotidiana riguardava perlopiù trattamenti fisioterapici, lavori per scaricare la fatica e far recuperare velocemente le energie spese in campo». 

Una Nazionale molto giovane, età media al di sotto dei ventiquattro anni, nella quale è stato semplice integrarsi e che non ha di certo fatto mancare momenti di divertimento  e distensione. «Con tutti si è creato un bellissimo rapporto - conclude il medico catanese classe 1992 -  e credo che ciò abbia contribuito al raggiungimento del risultato finale. I fattori ambientali sono determinanti all’interno dei gruppi sportivi. Francesco Recine, per esempio, oltre a occuparsi di schiacciare palloni in campo, è stato il nostro deejay; con la sua musica stemperava i momenti di tensione del prepartita e, man mano che arrivavano le vittorie, scandiva il ritmo dei nostri festeggiamenti. È stato meraviglioso, ho sempre sognato di poter vivere un’esperienza del genere, ma mai avrei creduto di poterlo fare così presto. Un periodo emozionante, che terrò per sempre dentro di me. Il momento della vittoria è stato magico, così come quelli degli incontri con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale e col presidente del Consiglio, Mario Draghi, a Palazzo Chigi». Ha “afferrato” l’attimo, Francesco. Come se, a distanza di un paio di millenni e proprio grazie a quel consiglio proveniente dalla storia, fosse arrivato il momento di riscriverle certe pagine. Perché, lui, nella storia ci è entrato. Perché, lui, partito da Catania e sapendo quanto sia importante cogliere i momenti, proprio non vuol saperne di non confidare nel futuro. 

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