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La storia

Suor Chiara Luce: «Perché ho lasciato la pallacanestro e scelto la clausura»

Oriana Milazzo, 31 anni, ha scelto di diventare clarissa. Da promessa italiana della pallacanestro alla vita consacrata in un monastero ad Alcamo

Di Fabio Russello |

Ci sono chiamate e Chiamate (e la maiuscola non è casuale). Perché c’è ad esempio quella della Nazionale Under 20 di Pallacanestro, un sogno che coltivava da bambina e che forse mai e poi mai avrebbe immaginato di coronare e poi c’è l’altra, quella più importante, la Chiamata, con la C maiuscola, che l’ha portata a lasciare il basket a 22 anni – con l’esordio pure in serie A1 – per dire sì a Dio e consacrarsi suora di clausura.

Suor Chiara Luce

Lei è suor Chiara Luce, al secolo Oriana Milazzo, oggi 31 anni, originaria di Canicattì, che proprio nei giorni scorsi ad Alcamo con la professione solenne ha detto sì per sempre alla vita contemplativa fra le Sorelle povere di Santa Chiara. Canicattì peraltro ha una tradizione niente male in tema di vocazioni: da Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla mafia, martire della giustizia proclamato Beato, al servo di Dio Padre Gioacchino da queste parti veneratissimo, fino al vescovo Angelo Ficarra, l’uomo che per la Treccani curò la voce relativa a San Girolamo.La storia di Suor Chiara Luce, che La Sicilia è riuscita a contattare grazie al papà, il prof. Michele Milazzo, è bellissima. Sembra irradiare luce pure dall’altro capo del telefono, dove con una voce soave – avete mai provato a immaginare la voce di un angelo? Quella di suor Chiara Luce ci va vicina – non dice il classico «Pronto?». L’esordio è «Pace e bene». E la pace e il bene sembrano guidare il suo racconto, di come abbia deciso di diventare monaca di clausura, rispondendo alle domande, anche a quelle che magari le saranno suonate banali: chi siamo noi per scavare su una scelta così intima?

La voce angelica

«Sicuramente la mia scelta – ha detto Suor Chiara Luce e mentre leggete ricordatevi della voce angelica – non è arrivata dall’oggi al domani. E’ una luce che si è fatta sentire sempre più chiara lungo un cammino che si è svolto nel tempo. Poi quando ho capito la vocazione il tutto si è dispiegato in tre anni (fino alla professione solenne dei giorni scorsi, ndr). Quindi non certo dall’oggi al domani».Suor Chiara Luce («Devo chiamarla Oriana o suor Chiara Luce?», «Io sono suor Chiara Luce», dice) racconta così la sua vita e il perché abbia deciso di abbracciare la vita consacrata nel monastero di Santa Chiara ad Alcamo. Una storia che si intreccia con la sua vita da sportiva: «All’interno della Chiamata – racconta suor Chiara Luce – c’è anche un posto particolare dove il Signore ci guida con la Provvidenza. Io sono arrivata, anzi, sono ritornata ad Alcamo e già conoscevo questo monastero e ho compreso che il Signore mi chiamava proprio qui».

L’intreccio con il basket

L’intreccio con il basket è presto spiegato: promessa prima siciliana e poi italiana del basket femminile, da tredicenne aveva lasciato Canicattì per giocare con l’Alcamo che allora militava in serie A2.«E già allora – spiega subito suor Chiara Luce – c’era stato il mio primo incontro con il monastero perché essendo piccola, avendo appena 13 anni, i miei genitori mi avevano affidato ad una famiglia che era molto vicina al monastero e quindi attraverso loro sono entrata in contatto con le suore. Mi colpiva molto l’aria che si respirava dentro quel monastero».

Il fatto è che Oriana Milazzo (il suo ruolo era il playmaker, quello che nel calcio, per semplificare, è il regista) era talmente brava a giocare a pallacanestro che fu prima chiamata dal Priolo, la squadra da anni protagonista della pallacanestro femminile italiana, subito dopo ci fu l’esordio in serie A1 e poi pure la chiamata nelle Nazionali giovanili. Solo che c’era qualcosa che evidentemente la chiamava da Alcamo: «Dopo Priolo tornai ad Alcamo e avevo 18 anni. Mi ricordai del monastero e quindi mi avvicinai ancora di più». Un richiamo fortissimo che suor Chiara Luce attribuisce alla Provvidenza. E dire che la Oriana cresciuta a Canicattì nel quartiere di via Barone Lombardo era una ragazzina come tante altre: le medie, il Liceo, l’idea di iscriversi a Medicina per poi prestare la sua opera in Africa insieme ai missionari. «Frequentavo la chiesa – dice -, la domenica a messa con mamma e papà, il catechismo, la comunione, la cresima. Ho vissuto come tutte le ragazze nutrendo la passione per lo sport. Prima nei campetti della scuola calcio di papà e poi visto che non c’era il calcio femminile, mi dedicai alla pallacanestro. Era uno strumento per fare amicizia e trasmettere i miei valori. Col sacrificio si ottengono i risultati e con lo sport si cresce».

La Chiamata

«Poi ho capito – racconta ancora suor Chiara Luce – e a 22 anni ho smesso di giocare anche se per grazia di Dio ero in serie A1 giocando anche in Nazionale (in manifestazioni internazionali in Serbia, Svezia e Lettonia, ndr)». Infatti la vera Chiamata era un’altra e così le visite alle suore del convento di Alcamo si fanno sempre più frequenti: «C’è un periodo di conoscenza senza nulla di particolare – dice suor Chiara Luce –. Qualunque ragazza che vuole conoscere le sorelle può farlo, sono sempre disponibili ad ascoltare in parlatorio. Mi sono avvicinata per curiosità e ho chiesto di parlare con qualche sorella e da lì ho cominciato un cammino di discernimento. Avevo tutto quello che desideravo ma non mi bastava. Allora ho cercato la volontà di Dio e durante questo cammino mi sono fatta aiutare da un sacerdote e da una sorella. E’ un cammino progressivo che il Signore ha illuminato». Poi ci sono quelle tappe che restano impresse nella memoria che, in un modo o nell’altro, hanno un ruolo nelle scelte che si compiono: «Ho partecipato alla Giornata della Gioventù a Madrid nel 2011 con Papa Benedetto XVI e da lì ho capito che c’era la chiamata. Poi nel 2012 un altro raduno, sempre con Papa Benedetto…». E qui si disvela il perché abbia scelto di chiamarsi suor Chiara Luce: «Era il giorno in cui Santa Chiara aveva cominciato il cammino di consacrazione. Io però non lo sapevo e fu il Papa a dirlo. Vede che il Signore parla nella nostra vita e ci chiama? E ho scelto Chiara Luce perché si raccontava che ad Assisi Santa Chiara, anche se si teneva nascosta nel monastero, irradiava la sua luce all’esterno».

La clausura

Oggi suor Chiara Luce è una suora di clausura, ed è clausura vera: «La nostra vita si svolge all’interno del monastero; la giornata è scandita dalla preghiera e dal lavoro. La prima cosa è la preghiera ma offriamo anche un servizio di ascolto anche a coppie in difficoltà o persone che vogliono parlare, alle ragazze che si avvicinano. Lo facciamo in parlatorio dove c’è la grata che è un segno significativo». La grata c’è sempre: «Ho lasciato gli affetti più cari come mamma e papà ma nella clausura e nella preghiera li ho ritrovati con un amore ancora più forte. Ci vediamo una volta al mese, tranne nel periodo della Quaresima e del Natale dove noi non possiamo avere contatti con l’esterno. La clausura non è una costrizione ma è quasi una esigenza del cuore e fa parte della chiamata ricevuta al servizio dei fratelli e delle sorelle e del mondo. Non ci si estranea ma ci si separa dal mondo per essere ancora più efficaci».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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