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Il piccolo Evan ammazzato di botte dal patrigno: da rifare il processo alla madre accusata di non averlo protetto

Per la coppia di Rosolini la Corte di Assise di Catania aveva deciso il carcere a vita

13 Febbraio 2025, 11:38

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La prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna all'ergastolo nei confronti di Letizia Spatola. La rosolinese di 26 anni è la madre di Evan, il bimbo di un anno e mezzo, morto il 17 agosto del 2020 a causa delle conseguenze fisiche di percosse e maltrattamenti subiti. I giudici della corte suprema hanno rinviato la posizione della donna ad un'altra sezione della corte d'assise d'appello di Catania per un nuovo giudizio.

Accolto il ricorso della difesa

È stato così accolto il ricorso proposto dal legale difensore, avvocato Natale Di Stefano, così come solo in parte è stato accolto quello proposto dal legale difensore dell'ex convivente della Spatola, Salvatore Blanco, il cui giudizio torna alla corte d'assise d'appello anche se limitatamente alla circostanza aggravante dell'omicidio ai danni del piccolo Evan. La Cassazione ha condannato, intanto, Blanco alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute dalle parti civili. Per i due ex conviventi si prospetta la riapertura del processo di secondo grado, davanti ai cui giudici, nel giugno dello scorso anno, c'è stata la conferma della condanna al carcere a vita nonostante per entrambi fosse stata riconosciuta la semi infermità mentale. La perizia psichiatrica era stata sollecitata dalla difesa per dimostrare che gli ex conviventi non avessero compreso la reale valenza delle azioni violente commesse ai danni del piccolo Evan.

Come è morto Evan

Com'è noto, il bambino era deceduto per la «grave insufficienza cardio-respiratoria da broncopolmonite da aspirazione», riconducibile, secondo i periti, alle lesioni subite nei mesi precedenti. Dalle indagini dei carabinieri era emerso che Salvatore Blanco avrebbe sottoposto a maltrattamenti continui il figlioletto della compagna. In diverse occasioni era stato necessario ricoverare il bimbo al pronto soccorso dell’ospedale Trigona di Noto per contusioni ed ecchimosi. In una circostanza, in particolare, la madre avrebbe riferito che fosse caduto mentre giocava, ma il medico di turno, ritenendo non compatibili le lesioni con quanto raccontato dalla donna, aveva segnalato l’accaduto alla polizia. Gli inquirenti, per ricomporre il quadro drammatico, si sono serviti anche di intercettazioni ambientali e di alcune riprese video relative all’arrivo della vittima al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Modica. La donna ha sempre sostenuto di essere stata succube dell'ex compagno ma secondo gli inquirenti sarebbe stata consapevole delle violenze subite dal piccolo e non avrebbe fatto nulla per impedirle. Nel procedimento si è costituita parte civile la nonna paterna del piccolo Evan, il padre naturale e gli zii del bimbo.