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Siracusa

Caso Scieri, due ex caporali saranno processati per la morte del paracadutista

Il militare siracusano è morto in circostanze misteriose nel 1999 nella caserma Gamerra. Il gup ha rinviato a giudizio due persone e ha deciso di prosciogliere altre tre 

Di Redazione

Tre assoluzioni e due rinvii a giudizio sono stati decisi dall’udienza preliminare del processo per la morte di Emanuele Scieri, il paracadutista siracusano della Folgore deceduto in circostanze ancora non chiarite alla caserma Gamerra di Pisa il 13 agosto 1999.

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Il gup ha disposto il non luogo a procedere per il sottufficiale dell’esercito Andrea Antico accusato di omicidio volontario aggravato, per non avere commesso il fatto, e per gli ex ufficiali della Folgore, Enrico Celentano e Salvatore Romondia, perché il fatto non sussiste. 

 

 

Rinviati invece a giudizio i due ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara. Il processo inizierà ad aprile. 

 

Sono stati giudicati in rito abbreviato il sottufficiale dell’esercito Andrea Antico, accusato di omicidio, e l’ex comandante della Folgore Enrico Celentano e l’ex ufficiale di stato maggiore, Salvatore Romondia, questi due accusati di favoreggiamento. Mentre gli altri due imputati, gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, hanno scelto il rito ordinario e saranno processati davanti alla corte di assise di Pisa la prossima primavera. 


 La procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per Panella e Zabara e le condanne degli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. «Aspettiamo di leggere con attenzione e interesse - ha spiegato il procuratore della Repubblica Alessandro Crini - le motivazioni di questa sentenza e alla fine valuteremo se e come procedere con il ricorso». «Abbiamo investito tempo e risorse in questo processo - prosegue Crini - e pur mantenendo il massimo rispetto nella funzione del giudice vogliamo capire quali sono state le sue argomentazioni che lo hanno portato ad arrivare a conclusioni diverse dalle nostre e solo dopo averle lette decideremo come muoverci. Abbiamo sentito centinaia di testi e riesumato anche la salma di Emanuele Scieri. Siamo convinti che questa sia solo una tappa di questa vicenda molto complessa e per la quale si arriva a un giudizio 22 anni dopo i fatti».

LE REAZIONI. «Siamo delusi della sentenza di oggi, anche se continueremo a batterci per scrivere la verità sulla morte di Emanuele». Lo ha detto Francesco Scieri, fratello di Emanuele, il paracadutista siciliano morto nella caserma Gamerra di Pisa nell’agosto del 1999, subito dopo la sentenza del giudice per l’udienza preliminare che ha assolto in rito abbreviato tre dei cinque imputati (uno dall’accusa di omicidio volontario, gli altri due per favoreggiamento) e rinviato a giudizio in corte di assise gli altri due accusati di omicidio. 
 «Il pronunciamento del gup - ha spiegato Scieri - sembra smontare anche le conclusioni della commissione parlamentare sul ruolo del presunto favoreggiamento dei due ufficiali. Ma resto convinto che loro, in questa vicenda, un ruolo lo abbiano avuto e, anzi, è inimmaginabile che non ce lo abbiano avuto. Ma ciò che fa più male è che i tre imputati per un fatto così grave" come l’uccisione del fratello «possano farla franca». 
 La sentenza, ha commentato Carlo Garozzo, presidente dell’associazione Giustizia per Lele, fondata dagli amici di Scieri, «ci lascia l’amaro in bocca ma siamo abituati agli schiaffi e le nostre guance sono rosse da anni per i colpi presi». Però, ha aggiunto, «oggi un tribunale finalmente suggella almeno un fatto incontrovertibile: Emanuele non era un folle suicida ma qualcuno lo ha ammazzato e ora un processo accerterà questa verità che per troppi anni hanno provato a negarci». «Speravamo che potesse rispondere della sua morte - ha concluso - anche tutta la catena di comando, ma per ora così non è. Noi continueremo a batterci per dare giustizia a Lele». 

 

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