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Siracusa

Demolito ponticello “dell'anima”. L'indignazione dei siracusani in attesa delle spiegazioni della Soprintendenza

Di Massimiliano Torneo

Non ha ancora una spiegazione, il soprintendente di Siracusa Savi Martinez; l’avrà domattina appena consultate le carte e i funzionari del suo ufficio, ma una cosa la sa per certo: “Il vincolo in tutte quelle opere che superano i settant’anni è ope legis”, si produce automaticamente.

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Anche se “questo non significa che siano tutte opere da tutelare sino in fondo”. E infatti una spiegazione dev’esserci sulla demolizione che da stamattina scuote Siracusa: il vecchio “ponticello” pedonale in pietra, costruito agli albori della linea ferroviaria in città, e che sotto di essa ha visto passare generazioni dall’antico quartiere della Borgata verso il mare cittadino, lo sbarcadero e via Riviera Dionisio il Grande.

Un luogo dell’anima, a considerare dalla reazione dei siracusani da stamattina, alla notizia della sua demolizione. Avvenuta in un contesto di lavori di riqualificazione che il Comune ha cominciato da qualche giorno e che dovranno interessare tutta una parte di ex linea ferrata tra via Agatocle e via Piave per farne un parco lineare. Un progetto di riqualificazione che prosegue quanto cominciato circa vent’anni fa con la rimozione della linea ferrata, e una riqualificazione realizzata solo a tratti.

“So che è autorizzato il progetto – dice ovviamente il soprintendente – però non ho contezza se chi mi ha preceduto abbia autorizzato anche la demolizione del ponticello, per cui prima di dire qualcosa devo verificare gli aspetti almeno che riguardano l’ente”. I ponticelli della stessa ex linea ferrata cui i siracusani sono affezionati erano tre: visibile oramai era rimasto solo quello demolito stamattina: una antica struttura in pietra carica di suggestioni, ma da vent’anni resa inguardabile dal mancato utilizzo (dopo l’abbattimento del cavalca ferrovia) cui non era seguito né un restauro né una riqualificazione. I siracusani non l’hanno presa bene: “Operazione da talebani”, ha scritto qualcuno sui social. Il soprintendente si è preso dunque ventiquattro ore per dare una spiegazione dell’eventuale autorizzazione data dal suo ufficio prima che s’insediasse lui. E dell’assenza di vincoli.

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