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Siracusa

Processo Scieri, cominciato il dibattimento: «Riscontri importanti su indizi chiave»

Undici testimoni hanno sfilato sabato dinanzi alla Corte. Sul banco degli imputati gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara

Di Massimiliano Torneo

“In diverse giornate di agosto del 1999, compresa il 13, il caporale Ara fece servizio alla caserma Gamerra” contrariamente a quanto lo stesso ricorda: questo dimostrerebbe che il ricordo del testimone chiave, Alessandro Meucci, che indica quella notte Ara quale interlocutore suo malgrado dei tre accusati di omicidio di Emanuele Scieri (due sotto processo e uno, Andrea Antico, assolto in abbreviato, con sentenza appellata) sarebbe più limpido di quelli dello stesso Ara. È uno dei passaggi chiave della testimonianza del sostituto commissario Vitantonio Sansò, che ha svolto le indagini per conto della Procura di Pisa dalla riapertura nel 2017, resa dinanzi ai giudici della Corte d’appello toscana sabato scorso nell’udienza che ha aperto il dibattimento al processo per la morte di Emanuele Scieri.

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Sul banco degli imputati gli ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, chiamati a rispondere di omicidio volontario aggravato in concorso. Secondo l’accusa la notte del 13 agosto 1999 furono loro a costringere Lele a atti di nonnismo che poi sfociarono nell’omicidio: lo incrociarono nei paraggi dell’area di casermaggio, poco prima del contrappello, e lo vessarono. Lele tentò di fuggire sulla torretta asciugatoio dei paracadute, ma lì venne raggiunto e fatto precipitare sotto. Dove venne trovato morto tre giorni dopo.

Undici testimoni hanno sfilato sabato dinanzi alla Corte. La deposizione dell’investigatore ha rappresentato la parte più corposa dell’udienza. Ha cercato di fornire un quadro storico complessivo, dalle indagini espletate 23 anni fa alle diverse archiviazioni, fino alle nuove evidenze sorte in commissione parlamentare, alle nuove indagini e ai nuovi riscontri. Rilevanti sono state le verifiche a quello che racconta il testimone chiave di questo processo, Meucci. E cioè di aver visto gli accusati alla Gamerra (nonostante fossero in licenza) la notte della morte di Lele, in abiti civili, parlare con il caporale Ara con toni concitati e preoccupati: “L’abbiamo fatta grossa”.

Ara, che ha tutto il diritto di non ricordare cosa accadde 23 anni fa e che è estraneo all’inchiesta, ha sempre negato di essere stato in caserma ad agosto. Ma, secondo la testimonianza di Sansò, dalle verifiche di polizia giudiziaria è risultato che sia il 6 agosto sia il 13 fece servizio alla Gamerra. Questo dimostrerebbe, secondo il legale della famiglia Scieri Ivan Albo, la limpidezza del ricordo di Meucci. Verificata pure, attraverso altri testi, l’abitudine diffusa per chi era in licenza di pernottare in caserma.

Accertato anche, attraverso una delle testimonianze, che Emanuele era stato visto rientrare in caserma dalla libera uscita e che quel rientro era stato riferito a chi non lo aveva trovato presente al contrappello: circostanza, questa, che proverebbe che i caporali sapevano non trattarsi di un “mancato rientro”. E che perciò Scieri andava cercato immediatamente. “Tutti riscontri importanti”, secondo Albo, su indizi chiave in un processo che non potrà che essere indiziario. 

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