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Siracusa

Raffineria Augusta, il Tar boccia le prescrizioni del ministero: «Sproporzionate e carenti di istruttoria»

Accolto il ricorso di Esso Italiana e Sonatrach che annulla il decreto ministeriale di revisione delle Aia

Di Massimiliano Torneo

Le prescrizioni imposte dal ministero della Transizione ecologica nel decreto di revisione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale), ben più restrittive di quanto già adottato dall’azienda nell’ambito delle Bat (migliori tecnologie), erano “sproporzionate”. E soprattutto “carenti” di istruttoria e di motivazioni. Così la prima sezione del Tar di Catania ha accolto il ricorso di Esso Italiana e Sonatrach, annullando il decreto ministeriale di revisione delle Aia con le relative prescrizioni che imponevano alle aziende (alla prima, nel 2018, è subentrata la seconda) interventi ulteriori, rispetto a quelli già in corso, per la riduzione delle emissioni nella raffineria di Augusta.

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La parte impugnata del decreto era quella in cui veniva imposto alla raffineria l’installazione di “un sistema di recupero vapori sui serbatoi a tetto fisso e sistemi di tenuta ad elevata efficienza sui serbatoi a tetto mobile” e di presentare entro sei mesi dal rilascio dell’Aia “un programma riguardante gli adeguamenti di detti serbatoi”.

Nella loro difesa le società hanno rappresentato un quadro di interventi già adottati in direzione della riduzione delle emissioni. Anche perché alcuni di essi sono imposti dalla Procura (e verificati dai suoi consulenti) nell’ambito di un’inchiesta del 2017 della magistratura ordinaria. Le società hanno contestato, dunque, le prescrizioni dettate dal ministero, in chiave ancora più restrittiva, poiché le stesse – secondo le ricorrenti – non erano sostenute da motivazioni e approfondimento istruttorio.

Il Collegio ha dato ragione alle società, ritenendo che “a fronte della chiara previsione racchiusa nella Bat 49 l’imposizione delle prescrizioni avversate avrebbe richiesto: un previo ampio approfondimento istruttorio; un correlato articolato apparato motivazionale. Ciò – ancora le motivazioni in sentenza - non solo da un punto di vista delle soluzioni tecniche, ma anche con riguardo al bilanciamento tra ciò che è effettivamente necessario per perseguire l’interesse alla tutela dell’ambiente e le necessità economico-gestionali dell’impresa perché la stessa possa concretamente svolgere la propria attività”.

Questo non vuol dire che la raffineria alle porte di Augusta è libera di inquinare. Vuol dire che lo stabilimento che fu di Esso e che adesso è proprietà dell’algerina Sonatrach, sta già provvedendo a cautelarsi con le migliori tecnologie nel senso del contenimento delle emissioni nocive. E che le ulteriori restrizioni richieste dal Mite non erano sufficientemente motivate: “L’approfondimento istruttorio (e il conseguente corredo argomentativo) – dice pure la sentenza – è risultato carente anche in sede processuale”.

Bizzarro un punto in cui il Collegio ha ritenuto le prescrizioni addirittura “carenti sul piano della determinatezza e specificità, oltre che verosimilmente sproporzionate”. In pratica il tavolo istruttorio del ministero aveva ritenuto necessario imporre una determinata tipologia di copertura anche ai serbatoi contenenti sostanze più “innocue”. Ritenendole in grado di sprigionare emissioni fuggitive a causa delle particolari temperature (“comprese tra 40 e 100 gradi”) della provincia di Siracusa.

Ma, secondo il Collegio, ministero e consulente di parte non avrebbero supportato sufficientemente questa ipotesi, “verosimilmente sproporzionata in eccesso – hanno aggiunto i giudici del Tar - in riferimento alla misura massima, rispetto alle temperature estive rilevate nel comprensorio di Siracusa”. 

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