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Siracusa

Siracusa, «bar astronave e concessione piazza d'armi al Maniace legittime»: il Tar rigetta il ricorso di Italia nostra

La decisione dei giudici amministrativi di Catania su una vicenda che ha occupato quattro anni della vita pubblica siracusana.

Di Massimiliano Torneo

L’area demaniale della piazza d’armi antistante il Castello Maniace poteva essere concessa ai privati; legittimo pure il cosiddetto “bar astronave” e le successive autorizzazioni e messe in pristino. La terza sezione del Tar di Catania ha rigettato il ricorso di Italia nostra su una vicenda che ha occupato quattro anni della vita pubblica siracusana. L’associazione ambientalista aveva impugnato le autorizzazioni iniziali e quelle successive riguardo alla messa in pristino di un manufatto che era già stato ridimensionato per ordine della Soprintendenza suggellato da una sentenza amministrativa. Ricorrendo contro Agenzia del demanio, Soprintendenza, Comune di Siracusa e nei confronti della società che gestisce il sito.

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Il Collegio ha rigettato i due ricorsi riuniti. In sintesi riguardo alla prima concessione secondo il Tar la norma stabilisce che “lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie e obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i programmi relativamente ai beni culturali di pertinenza pubblica”, tuttavia “in assenza di accordi specifici, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha comunque la disponibilità”. In sostanza l’Agenzia del demanio poteva avviare la concessione dell’area, benché di pregio, anche di iniziativa propria in quanto proprietaria.

Anche il “nuovo permesso di costruire in sanatoria sfugge alle censure mosse dalla parte ricorrente, tenuto conto che l’Amministrazione, da un lato, ha “assentito” il prescritto ripristino quanto alle altezze della struttura (cioè, in buona sostanza, ha “consentito” alla parte interessata di ottemperare all’ordine di riduzione in pristino), mentre, dall’altro, ha autorizzato l’intervento relativo al basamento non ostando a tale decisione alcuna particolare prescrizione di natura squisitamente urbanistico-edilizia”.

In pratica secondo i giudici “l’Amministrazione comunale avrebbe semplicemente preso atto del proposito della società di dare esecuzione all’ordine di riduzione in pristino per quanto attiene alla questione delle altezze e ha consentito la sanatoria, poiché ciò risultava possibile, in relazione all’ulteriore difformità riscontrata (paesaggisticamente irrilevante)”. Il legale di Italia nostra Corrado Giuliano ha annunciato appello: “Sentenza - ha detto - che ha respinto tutti i motivi di violazione di legge sia della concessione demaniale, dei pareri della Soprintendenza e del permesso a costruire del bar Monstre. Condanna – ha aggiunto - inoltre l’associazione a pesanti spese. È chiaro che i principi posti dalla decisione non garantiscono la tutela dei beni, affermano che si può valorizzare anche un bene culturale senza autorizzazione preliminare dell’assessorato”. Inevitabile il ricorso. 

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