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Siracusa

Siracusa, Piano Tari 2022-2025: aumento tariffe del 6,3%. Con un calo momentaneo nell'anno delle elezioni

Di Massimiliano Torneo

Una strana diminuzione della tariffa nell’anno delle elezioni (2023), poi una risalita repentina (+6,3% dall’attuale tariffa). Zero investimenti. E un potenziale aumento fino all’11,6% nell’anno in corso, che potrebbe essere giustificato con l’emergenza rifiuti e l’eventuale necessità di inviare all’estero l’indifferenziato eccedente. C’è più o meno questo nel Piano economico e finanziario (Pef) Tari 2022-2025, approvato dal commissario straordinario Giuseppe Di Gaudio che fa le veci del consiglio comunale “A Siracusa ci sono le elezioni nel 2023?”: è la battuta maliziosa della nostra fonte, esperto di economia e finanza che abbiamo coinvolto per una lettura del documento attraverso cui i Comuni rilevano i costi efficienti del servizio di gestione e smaltimento dei rifiuti urbani. Nel Piano, infatti, spicca una curiosa curva riguardo alla cifra che indica il totale delle entrate tariffarie della tassa sui rifiuti 2022-2025. Nel 2023 quella cifra diminuisce rispetto all’anno in corso. Mentre nel 2024 e nel 2025 torna a crescere, arrivando a un totale delle entrate tariffarie superiore del 6,3% rispetto a quello attuale. Alla voce relativa ai costi variabili di quello totale del servizio (quella appunto riferita alle entrate dalle tariffe dei cittadini) si nota che per l’anno in corso, il 2022, la cifra è di 21.247.556 euro. Nel 2023 sarà di 20.667.283 euro (580mila euro e rotti in meno).

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Nel 2024 torna a crescere 22.661.523. Stessa somma nel 2025. Quasi un milione e mezzo in più della somma attuale. Alcuni esponenti politici in città hanno già accusato l’amministrazione comunale dell’aumento. Le accuse del Movimento Civico 4, dell’ex vicepresidente del consiglio comunale Michele Mangiafico, e dell’ex sindaco Giancarlo Garozzo, si sono concentrate sui costi totali del servizio. Dei quali entrambi hanno denunciano l’incremento tra la somma attuale (29.149.649 euro) e quella prevista nel 2025 (31.231.975 euro): “Un incremento di oltre due milioni di euro in tre anni, pari al 7,14%”, hanno detto entrambi. Ma in realtà da questa analisi mancano due dettagli: il primo è che il totale si riferisce alla somma di costi fissi e costi variabili; il secondo è che tra il 2022 e il 2025 c’è quella curiosa decrescita nel 2023. Anno delle elezioni, appunto. Non cambia granché, visto che l’aumento delle tariffe c’è comunque: non è il 7,14, ma il 6,3. Sempre aumento è. In mezzo, però, c’è il dato della “anomala” flessione del 2023, che fa pensare a una carezza ai cittadini nell’anno del voto amministrativo. Ma questa, ovviamente, è solo una malizia. Tornando ai numeri contenuti nel Pef Tari 2022-2025, c’è ancora qualche curiosità. Una è quella che riguarda il cosiddetto “Limite alla crescita annuale delle entrate tariffarie”, ossia il tetto che non si può sforare, ma che comunque si può raggiungere, della crescita delle entrate tariffarie nel 2022 (anno in corso). Un aumento potenziale dell’11,6 percento. Vorrebbe dire che la tassa potrebbe aumentare fino all’11,6%. Si tratterebbe solo di una cifra virtuale, senza nessuna rilevanza, se non ci trovassimo in piena emergenza rifiuti. Con un sindaco diffidato dalla Regione, insieme ai colleghi dell’intero ambito Srr, all’invio dei rifiuti fuori regione al prossimo stop delle discariche riguardo al conferimento dell’indifferenziato.

Scenario tutt’altro che improbabile, viste le condizioni della discarica di Lentini (satura) e delle discariche alternative, Motta, Siculiana e Gela, con quest’ultima che gli esperti danno in via di saturazione. C’è stato un ennesimo incontro tra presidenti Srr e Regione qualche settimana fa e ne è venuto fuori che, in caso di invio fuori Regione del rifiuto indifferenziato interverrebbe in emergenza il dipartimento regionale, togliendo dalle difficoltà i sindaci. Ma non si sa mai. Il timore di un intervento municipale, con eventuali ricadute in bolletta per gli utenti è sempre in agguato. Infine gli investimenti. Non ci sono. Non sono previsti investimenti strutturali. È deducibile alla voce “ammortamenti”, che evidenzia una somma sempre fissa dal 2022 al 2025. Di questo si è accorto anche Civico 4 che, denunciato “l’aumento del costo per il servizio”, definiti “falliti gli obiettivi” e considerati “zero” gli investimenti, ha chiesto “il ritiro in autotutela del provvedimento, il mantenimento degli attuali costi del servizio di Igiene urbana, l’attuazione di tutte le iniziative proposte con i precedenti interventi per raggiungere i target previsti a livello nazionale ed europeo. E di conoscere gli investimenti realizzati in questi anni e una indagine indipendente sul grado di soddisfazione del servizio da condividere con la cittadinanza”. Duro anche l’ex sindaco Garozzo, che considerato il ripristino delle vecchie tariffe Tari all’insediamento di Francesco Italia (ex suo vice), che ne avrebbe così determinato “l’aumento del 23%”, dice Garozzo, “oggi apprendiamo che quel costo lieviterà di un ulteriore 7%: praticamente – conclude - da quando c’è lui il costo Tari fa segnare un più 30%. Follia”. L’assessore al ramo Andrea Buccheri ha respinto gli attacchi: “Gli aumenti in questione non dipendono assolutamente dalla volontà dell’amministrazione – ha detto - le aliquote della Tari, al contrario di altri tributi fiscali, sono determinate dai costi di gestione che per legge devono essere coperte con le bollette pagate da tutti noi cittadini”. L’aumento, secondo l’assessore, sarebbe dunque dovuto ai “costi medi di conferimento presso gli impianti che, è bene ricordare, in Sicilia sono tra i più cari in Italia e quasi tutti gestiti da aziende private”. Entrando nel dettaglio Buccheri ha aggiunto: “È bene ricordare che lo smaltimento della frazione secca indifferenziata è passato dai 120 euro circa del 2020 ai 138 euro del 2021, fino agli aumenti esorbitanti del 2022: gennaio 210 euro; da febbraio al 30 giugno 2022, data di scadenza della convenzione, 266 euro e l’impianto ha già comunicato che dal primo luglio ci saranno altri aumenti”. Il rappresentante dell’amministrazione comunale ha dunque respinto “queste accuse infondate che ottengono un solo risultato: incentivare i cittadini a non fare la corretta raccolta differenziata”. Incremento virtuoso in questo ambito: raggiunta la percentuale del 50%. “Purtroppo, però – ha concluso l’assessore - il risparmio è stato abbattuto dall’aumento incontrollato dei costi”.

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