Portopalo di Capo Passero: il lido Scialai non riapre, il Riesame conferma il sequestro della procura
Per un altro lido nella stessa zona, il tribunale deciderà a novembre. Per gli investigatori, sono stati violati i vincoli paesaggistici
Il lido Scialai non riapre. Confermato il sequestro disposto il mese scorso. Questa la decisione del Tribunale del Riesame di Catania, una mazzata per i titolari della struttura balneare posta a ridosso di Isola delle Correnti. Il sequestro era stato chiesto dalla Procura.
In base alla decisione dei giudici, lo Scialai è in area vincolata dal Piano paesaggistico entrato in vigore nel 2019. In quell’area (19i) è vietata la realizzazione di chioschi, lidi e altre attività. Da qui il rigetto della linea difensiva perorata dai legali dei titolari della struttura balneare, Giuseppe Gurrieri e Mario Giuffrida, basata sulla presenza di una concessione demaniale rilasciata nel 2013 e rinnovata negli anni successivi.
Le motivazioni della sentenza verranno pubblicate tra un mese. Una decisione che ribadisce un dato, emerso dopo il sequestro: le concessioni, risalenti ad un periodo antecedente l’entrata in vigore del piano paesaggistico, sarebbero state superate da questo documento, con vincoli e divieti che bloccano la presenza di nuove strutture. A questo punto è ancora più probabile l’ipotesi di uno smantellamento definitivo dei lidi in questa zona.
Il territorio incluso nell’area 19I del suddetto piano paesaggistico non si limiterebbe soltanto all’area di Isola delle Correnti ma riguarderebbe una fascia costiera molto ampia. Per l’altro lido posto sotto sequestro recentemente, il “Cabana e Nabana”, il Riesame deciderà tra un paio di mesi. La situazione è praticamente identica allo Scialai.
Il piano paesaggistico del 2019 torna ad essere decisivo nel territorio portopalese. Il caso più clamoroso riguarda il porto turistico il cui iter venne cassato da un decreto interministeriale, risalente alla fine del 2021, con giudizio negativo sulla compatibilità progettuale espresso dai ministri dell’epoca Cingolani (Transizione Ecologica) e Franceschini (Cultura). Una decisione che sancì la bocciatura del progetto per la realizzazione di Port-One, l'opera principale per lo sviluppo del territorio, il cui iter amministrativo si era concluso nel 2012. L’articolo 1 del decreto delineò l’esito negativo sulla compatibilità ambientale del progetto del porto turistico, presentato da una società privata.