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Siracusa

«C'è un contributo per voi», ma non era vero: ecco come truffavano case di cura e istituti religiosi tra Siracusa e Torino

Otto indagati e 69 denunciati. Alcuni di essi avevano il reddito di cittadinanza ma "arrotondavano" spillando denaro alle istituzioni

Di Redazione
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Una banda che aveva messo a segno 148 truffe (alcune solo tentate) ai danni di istituti religiosi e case di riposo, è stata sgominata dai Carabinieri del Comando Provinciale di Siracusa che ha condotto una inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Siracusa Fabio Scavone e dal sostituto procuratore Salvatore Grillo. Il Gip del Tribunale ha firmato una ordinanza che ha applicato l’obbligo di dimora per otto persone (quattro residenti nel siracusano e tre nel torinese, una è irreperibile) accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno di istituti religiosi e case di riposo.

Le truffe sono state messe a segno o tentate tra il 5 settembre del 2014 e il 5 febbraio del 2019. Le “vittime” erano istituti religiosi, molti dei quali ricomprendenti scuole paritarie o case di cura convenzionate, che venivano contattati da soggetti che asserivano di essere impiegati regionali, provinciali o comunali, direttori e impiegati di banca o di uffici postali e preannunciavano l’avvenuto stanziamento, in favore degli stessi istituti, di somme variabili di denaro, nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro, a titolo di contributo per le attività scolastiche e/o sportive svolte, rimborsi di vario genere, donazioni di benefattori contributi pensionistici. Una volta carpita la fiducia dell’interlocutore, gli indagati riferivano che l’Ente erogatore aveva erroneamente stanziato una somma maggiore rispetto a quella spettante, motivo per il quale veniva chiesta l’immediata restituzione delle somme eccedenti (in genere da 1.000 a 3.000 euro) precisando che si trattasse dell’unica modalità per ricevere il contributo nel suo esatto e completo corrispettivo; il più delle volte, gli indagati sembravano disporre di elementi informativi veritieri sulla comunità religiosa contattata (nominativi, banca ove i religiosi erano titolari di conto corrente, causale della sovvenzione spettante) generando piena fiducia negli interlocutori che si adoperavano nella restituzione delle somme “ricevute in eccesso”; le vittime, seguendo in maniera scrupolosa le indicazioni ricevute, restituivano così le somme di denaro tramite vaglia postali veloci o mediante ricariche postepay; dopo la “restituzione” del denaro, le persone offese, recandosi presso i rispettivi istituti di credito per la riscossione delle sovvenzioni, si rendevano conto della truffa.

Con questo metodo, i malfattori sono riusciti a truffare decine e decine di vittime accumulando un illecito profitto stimato in 254 mila euro. Oltre agli 8 indagati, destinatari dell’obbligo di dimora, sono stati denunciate in stato di libertà altre 69 persone, che dietro compenso (generalmente variabile dai 200 ai 400 euro), procuravano carte ricaricabili, schede telefoniche per contattare le vittime e notizie utili per guadagnarne la fiducia.

Nel corso dell’inchiesta è stato disposto anche il sequestro di 21 conti correnti riconducibili agli indagati. Durante le perquisizioni sono state sequestrate 10 carte di credito/debito in uso agli indagati, ulteriori 8 carte “vergini” per la clonazione provviste di microchip e 16 mila euro in contanti. Tre degli otto soggetti coinvolti nell’operazione sono risultati percettori di reddito di cittadinanza, per i quali è stata proposta la revoca del beneficio.

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