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IL CASO

Anziani fragili in Sicilia, dopo 9 anni la riforma è carta straccia: «Assessori in lotta di potere»

“Lungo assistenza socio-sanitaria” per 2mila persone : dal 2014 a oggi solo bozze nel cassetto. L’Uneba: «Stufi di tavoli e cabine di regia»

Di Mario Barresi |

La cosiddetta riforma risale ormai a quasi nove anni fa. Quando, cioè, la Regione mise le basi per disciplinare, e finanziare, la «lungo assistenza dei soggetti fragili». Anziani con pesanti patologie, bisognosi di assistenza in strutture attrezzate. In Sicilia, secondo un report risalente a oltre due anni fa, le persone (e le relative famiglie) in questa condizione sono oltre duemila. Ma la legge è rimasta carta straccia.

E così, nonostante i tentativi dell’ex assessore alla Famiglia, Antonio Scavone, non sempre in perfetta sintonia sull’argomento con l’ex titolare della Salute, Ruggero Razza, la bozza di decreto è rimasta nel cassetto fino alla fine della scorsa legislatura. Quella nuova veleggia verso il primo anno, gli assessori sono cambiati – Nuccia Albano e Giovanna Volo nei rispettivi ruoli – ma la situazione di stallo no.

Adesso c’è però chi rompe il silenzio. «Vogliamo mettere a conoscenza l’opinione pubblica della grave situazione dell’assistenza socio sanitaria, tema molto sensibile che interessa tutti i cittadini e in particolar modo i soggetti fragili presenti in tutte le famiglie», esordisce Santo Nicosia, presidente siciliano di Uneba, l’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale. «Già da settembre 2014 la Regione ha emanato un decreto interassessoriale fra Famiglia e Salute relativo alla “lungo assistenza dei soggetti fragili”. Le risorse per finanziare la norma sono divise al 50% fra i due assessorati, sempre presenti nelle voci di bilancio dei vari anni e in particolare attraverso Lea e Fse». Fin qui la premessa normativa. Che ha condizionato ciò che è accaduto – o meglio: non è accaduto – in questi anni. «Per la lungimiranza dei legislatori precedenti – afferma Nicosia – la norma è di competenza di due assessorati e, quindi, della “lotta di potere” fra due assessori, ognuno dei quali ritiene essere preminente nei confronti dell’altro. L’esito è, come sempre, l’immobilismo».

I vantaggi della norma

Ma, concretamente, che miglioramento apporterebbe l’attuazione di questa norma? Che vantaggi avrebbero le famiglie e il sistema socio-sanitario? In pratica l’integrazione socio-sanitaria fa sì che gli anziani in condizione di fragilità possano avere un’assistenza completa, attraverso un dialogo fra il Comune (o il distretto socio-sanitario) e l’Asp, per evitare sovrapposizioni e massimizzare tempi di risposta e risorse. Riducendo, ovviamente, gli sprechi: «Si fa un gran parlare sia di integrazione socio sanitaria sia di attenzione ai soggetti fragili. Purtroppo tante famiglie – ricorda Nicosia – hanno vissuto e subiscono le lunghe attese nei pronto soccorso dei nostri ospedali per mancanza di posti letto disponibili con intasamento delle strutture per la difficoltà, oggettiva, di poter inviare il paziente spesso anziano proprio in strutture di lungo assistenza per la continuità terapeutica e assistenziali».

I conti li fornisce Uneba: al servizio sanitario regionale un anziano fragile ricoverato in lungodegenza in ospedale costa oltre 650 euro al giorno, mentre nelle Cta, scenario naturale di un’integrazione socio-sanitaria compiuta, è di 95 euro.

Una ragione in più per non rinviare ancora l’attuazione della norma. Il che resta un’utopia. «Alla Regione – denuncia il presidente di Uneba – ci sono delle iniziative apparentemente costruttive che vengono da sempre utilizzate per risolvere i problemi: “convocare un tavolo” e, ancor più importante, nominare una “cabina di regia”. Ebbene, ogni anno i due assessorati sono stati molto attivi proprio con questi due provvedimenti. È senza alcun dubbio il modo per rinviare la soluzione del problema, attraverso la semplice emanazione del bando di gare, come il tempo stesso ha dimostrato. Ma quale giustificazione può avere la Regione per rinviare la soluzione del problema? E per quale interesse non si vogliono dare risposte concrete alle esigenze dei territori?». Domande per ora senza risposta. Intanto, però, la legge sull’integrazione socio-sanitaria degli anziani fragili, nove anni dopo, è una palafitta senza tetto. Un’incompiuta. Una delle tante.

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