Il colpo di fulmine, la famiglia contro, la “fuitina” e poi a San Giorgio una vita insieme: l'elisir d'amore di Sara e Giacomo
Per San Valentino una storia tutta catanese: galeotto fu un incontro in un bar nel 1976
Cuore e testa. Un binario parallelo che ha guidato il viaggio d’amore di Sara Oliveri e Giacomo Pistone. Una storia quasi presa da un libro di Nicholas Sparks. Invece è tutta reale. Attenzione non sono mancati i litigi, le incomprensioni. Ma qualche «silenzio ben dosato» e un «pizzico d’intelligenza» ha reso ancor più forte il legame. Che dura dal 1976. E sì, l’anno prossimo ci sarà il traguardo delle nozze d’oro.
«Ma noi ci sposiamo ogni giorno. La mattina ci svegliamo e non ci facciamo mancare mai una coccola e una carezza. E le dico che oggi lo amo ancora di più. Perché sono consapevole che quello che ci resta da vivere insieme è meno di quello che abbiamo già vissuto», dice Sara.
Il primo ciak è stato girato sull’Etna. In un bar. «È stato un colpo di fulmine. Da quel giorno non ho smesso di pensarlo. Lui ha cominciato a corteggiarmi senza sosta», racconta Sara. «Ci siamo innamorati solo guardandoci negli occhi», dice il poetico Giacomo.
Lei 23, lui 26. La studentessa di Farmacia rimase colpita da quel bel giovanotto, che già all’epoca lavorava all’Ast.
«La mia famiglia non accettò immediatamente questo rapporto. Erano forse spaventati dal fatto che Giacomo fosse vedovo e avesse una bambina. Io però quel giorno in quel bar ho scelto Giacomo. E così abbiamo deciso di andare via assieme e in sette giorni abbiamo fatto tutto: fidanzamento e matrimonio. E assieme a lui ho sposato sua figlia Anna», racconta Sara. Anna che è la figlia maggiore. Poi è arrivata Giovanna, Chiara e infine Riccardo. Che il prossimo ottobre si sposerà. La famiglia negli anni si è allargata: sono arrivati 9 nipoti. E 3 anni fa c’è stato un altro fiocco azzurro, ma stavolta è diventata mamma una nipote. E quindi Sara e Giacomo sono bisnonni.
Il percorso
Un percorso dove non sono mancati gli screzi e le incomprensioni. «All’inizio non ci conoscevamo e quindi non sono mancate le litigate». Sara ricorda con il sorriso anche le gelosie: «Mica potevo evitare che gli altri mi guardassero. Ma gli ho sempre dimostrato che poteva fidarsi di me». Una coppia deve imparare a incastrarsi, a mediare, a trovare un compromesso. «Provenivamo anche da culture e convinzioni diverse. Ma ho imparato che la diversità è ricchezza. Lui è un uomo dotato di una forza smisurata, mi ha sempre supportata e mi ha fatto superare le difficoltà che la vita mette davanti a ognuno di noi. Ma lui non mi ha fatto mai scoraggiare. Insomma ci completiamo», commenta Sara. Che dopo le nozze ha lasciato l’università e si è dedicata all’insegnamento ai bambini.
I due coniugi hanno vissuto nel quartiere di San Giorgio. Lì hanno cresciuto i loro figli cercando di trasmettere principi, che alcune volte sembrano siano perduti. «La fedeltà è un valore fondamentale. I giovani non lo perdano mai questo valore», aggiunge Sara. Ma quando parla di fedeltà si riferisce anche al rimanere «fedeli a se stessi». Principi, sogni, lavoro, religione. Ma per far funzionare il rapporto serve soprattutto «rispetto». Questo è il «vero segreto».
Sara ai regali preferisce i fatti. Ma per Giacomo «le donne vanno corteggiate sempre». «Oggi è San Valentino? Non faremo nulla di particolare. Perché la festa dell’amore è tutti i giorni».
Giacomo ha tramutato in versi la sua “ricetta” per un matrimonio longevo. Come quello che lo unisce a Sara. «Tenersi per mano guardandosi negli occhi come fanno i bambini, rispettare l’altro con i suoi limiti senza obbligarlo all’adesione del nostro pensiero ma offrire parte di esso come strada diversa che nutre e difende allo stesso modo l’amore».