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“Mi parlavan di guerra”: il diario del 1968 di un 16enne di San Giovanni la Punta diventa una canzone per la pace

I Violinisti in Jeans compongono la musica con le parole di Michele Russo tornate tristemente attuali nel mondo di oggi.

Di Redazione

“Mi parlavan di guerra” nasce a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, ma si pone l’obiettivo di oltrepassare qualsiasi confine per unirsi in una unica voce di pace. «Ero un bambino mi parlavan di guerra, ero giovane mi parlavan di guerra. Ora sono un uomo mi riparlano di guerra. Mi han chiamato, mio Dio, vado in Guerra. Faccio la guerra. Mi hanno dato una divisa ed un fucile e mi hanno detto spara senza pietà. Spara pure su tuo fratello, se la stessa divisa non ha». Queste parole sono state scritte nel 1968. Un giovane 16enne le raccontava al suo diario per ricordare una delle pagine più buie e tristi del mondo. Nessuno avrebbe mai pensato che sarebbero tristemente tornate attuali nel mondo di oggi.

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Per ben 54 anni queste parole sono rimaste scritte all’interno di un diario, adesso hanno preso vita ed è nata “Mi parlavan di guerra”. Un brano nato da Michele Russo, il 16enne che nel ‘68 scrisse queste parole sul suo diario e da “I Violinisti in Jeans” formati da Antonio Macrì e Angelo Di Guardo. La scorsa settimana, casualmente, Russo ha ritrovato il suo diario di gioventù, dove, appunto, c’era il testo della poesia che aveva scritto in adolescenza. Un tuffo nel passato ed anche un tuffo nel cuore. Dalle sue parole, l’amico e maestro Macrì ha composto la musica. Un'alchimia perfetta tra testo e musica. Quella poesia scritta sul diario è diventata una canzone.

“Mi parlavan di guerra” nasce per una casualità del destino, in un momento, però, dove c’è bisogno di lasciare poco spazio alla casualità ma di progettare un futuro di pace. «Nel ‘68 erano anni in cui noi adolescenti volevamo prenderci i nostri spazi – dice Russo – di getto e tutto ad un fiato ho scritto queste parole per non dimenticare mai le tristi pagine della storia mondiale. A distanza di tanti anni, purtroppo, quelle parole continuano ad avere un peso enorme. Chiunque di noi, guardando quello che sta succedendo nel mondo, non può voltarsi dall’altra parte. Tutti abbiamo il dovere di aiutare ad aiutarci. L’uno con l’altro. Ho proposto questo testo al maestro Macrì e lui ha immediatamente accettato di far nascere un progetto musicale. L’obiettivo comune, nel nostro piccolo, è quello di aiutare a non dimenticare. Mai. La guerra è solo atrocità».

«Un titolo e un ritornello che sono una dichiarazione di intenti – dice il maestro Macrì - una posizione di denuncia contro qualsiasi guerra che, come ogni atto di violenza, è sempre da condannare. Con “Mi parlavan di guerra” speriamo di riscaldare il cuore di tutte le persone che l’ascolteranno. Poesia e musica per raccontare la triste realtà odierna e per scuotere gli animi». «Non smetteremo mai di emozionarci – dice Di Guardo – mai smetteremo di capire il perché . Forse il perché sta in questo mondo che ha bisogno solo di cuore e di amore. Semplicemente fantastico quello che Michele e Antonio hanno pensato, forgiato e scritto».

 

 

“Mi parlavan di guerra”, conclude il suo racconto con una strofa che ci deve fare riflettere. Tutti, nessuno è escluso. «Voglio dire prima di morire che questa guerra una ragione non ha. Se riflette prima di sparare, mettete fine a questa atrocità. Ma non ho tempo neanche di guardare che cado a terra e non so più respirare. Sale un bruciore e sento il sangue gelare. Stringo la vita e non la voglio lasciare». Il brano è già presente su tutte le piattaforme musicali ed è distribuito in modo gratuito. È stato inciso da “Shark Lair Recording Studio” di Antonio Torresi. Il video ufficiale è stato realizzato dal “Laboratorio di Cinema” di Francesco Maricchiolo.

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