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A 20 anni dall'euro: "Cara lira...Quanta nostalgia. Quando ci accorgemmo che tutto costava il doppio"

Il cambio di moneta nel 2022 per l'Italia e per gli altri 11 Paesi dell'Unione Europea

Di Valentina Chisari

Il passaggio ha segnato la fine di un’era. Nel 2002 in Italia (insieme ad altri 11 Paesi dell’Unione Europea) entrava in vigore l’euro, la moneta unica che mandava in pensione la Lira Italiana. Una rivoluzione per l’economia ma non per i modi di dire - alcuni siciliani - legati al vecchio conio, sopravvissuti nel tempo. Dopo vent’anni, infatti, è facile sentire ancora locuzioni come “non ho una lira” o “diciannovi soddi cu na lira”, la prima per dire di non avere soldi e la seconda per misurare il valore quasi uguale di due cose. Ancora, il termine “Tutto mille” per indicare i negozi a poco prezzo - e in cui, in passato, si compravano oggetti a 1000 lire ciascuno - e la tendenza a usare il femminile della lira per l’euro, sostantivo maschile (comune, per esempio, è l’espressione “le 5 euro”). 

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Ma cosa si ricorda di quella fase di transizione in cui, nei portafogli, tintinnavano insieme le 500 lire e i 50 centesimi e quali sono i ricordi legati all’antica valuta? «Fu un’epoca di confusione e non fu facile adeguarsi - spiega Grazia Caponnetto, 51 anni - mi torna in mente quando, alla festa di Sant’Agata, mio padre comprava per 200 lire il palloncino con l'effige della Patrona».  «Il ricordo più vivido si rifà al Capodanno 2002 quando, al momento di pagare in un bar, utilizzai la nuova moneta - commenta Concetto Sciuto, 59 anni - intorno a me si formò una folla di curiosi, per comprendere come funzionasse il resto tra banconote e spiccioli». 

E c’era pure chi si aiutava con Pippo Baudo, il cui anno di nascita del 1936 corrispondeva (circa) al... valore del cambio tra lira ed euro. «In quel periodo spiegai ai miei studenti in cosa consistesse la novità - afferma Tino La Vecchia, 67 anni - ricordo che poco prima della moneta unica, un venditore mi chiese 25.000 lire per un mazzo di carciofi; in seguito lo stesso commerciante, non sapendo operare la conversione, domandò per lo stesso fascio 50 euro e non si spiegò perché non avesse venduto niente». 
A fare riferimento al “convertitore monetario” è Grazia Scardaci, 51 anni: «Dopo i tutorial, ci fornirono uno strumento per calcolare il cambio e un kit completo delle monete dell’Unione. Così, organizzate e in fila, non sfuggivano al conto nemmeno quelle di rame che nessuno voleva, anche se arrivammo a pagare tutto quasi il doppio». 

Immancabile, poi, l’ilarità catanese: «Iniziai a usare una calcolatrice solare, se c'era poca luce ero costretto a uscire fuori dai negozi con le battute dei commessi come “chi fici, sinni pintiu?” - racconta Paolo Sidoti, 61 anni - alla “fera o’ luni”, poi, iniziarono le gag e furono coniati termini come “eurini” o “euroni”...». «All'inizio fu come un gioco il cambio della valuta, ma a poco a poco i biglietti da 1.000, 2.000 e 5.000 lire diventarono monete di 0,50, 1 e 2 euro con un aumento dei prezzi - dice Giuseppe Alario Spadaro, 56 anni - mi manca la nostra identità che quelle banconote rappresentavano». 

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