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Domenico Dolce, il genio di ritorno

Lo stilizza battezza a Palermo "Le vie dei tesori", tre weekend dal 21 maggio. "La Sicilia è una puttana, non ha amato nessuno fino in fondo"

Di Franco NIcastro

 Domenico Dolce arriva nella suggestiva sala delle Capriate a palazzo Steri a Palermo accompagnato dal rettore Massimo Midiri. Porta l’esperienza e la testimonianza del Genio di ritorno, sornione come il Genio di Palermo a cui si ispira il festival «Le vie dei tesori» che per tre week end tra il 21 maggio e il 5 giugno proporrà passeggiate e riscoperte di tesori d’arte, collezioni scientifiche, meraviglie botaniche. Dolce vuole essere testimonial dell’evento. 

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 Il Genio è una figura identitaria di Palermo che incarna talento, capacità creativa e innovazione. Tutti elementi di un progetto di cui l’Università si fa incubatore e che Dolce, lo stilista di successo, nato a Polizzi generosa, ha voluto sostenere. Il progetto mira a promuovere storie di siciliani che, come Dolce, hanno trovato fortuna altrove. «Sono qui - dice - perché cerco di essere utile, con la mia esperienza, alla Sicilia e ai siciliani». E alla sua esperienza riporta subito una riflessione sul rapporto di tanti siciliani con la propria terra di origine: «Chi va via dalla Sicilia si sente come rifiutato. E quando si va via si è amareggiato e deluso perché avresti voluto realizzare qui quello che hai in mente. Ma se sei un vero siciliano e la terra ti chiama ti piace ritornare soprattutto come vincitore». 


 Dolce ricorda quando per la prima volta ha presentato a Palermo una sfilata. Avevo paura, confessa, di «deludere sia i siciliani che me stesso». È la paura di tornare e di non sentirsi ancora all’altezza di dimostrare di avercela fatta. "Poi piano piano - aggiunge - riconquisti fiducia. Esiste uno stile siciliano che è nel cibo, nel pensiero, nei valori della famiglia, in tantissime cose che ti porti dietro e piano piano affiorano. Lo vedo tra persone che vivono a New York, in Austalia, ovunque: c'è un senso di patriottismo per la propria terra, di unione e di fratellanza fortissima». 


 È quello di Dolce il ritorno di un genio? E genio lo era o lo è diventato? «Credo - risponde - che tutti siamo dei geni. Poi c'è il genio pigro, il genio diligente e il genio affamato che sviluppa la sua genialità. È come andare in palestra. Mi lamento perché non ho gli addominali ma se non vado in palestra come faccio a farmeli?». 


 Spesso Dolce si presenta all’estero prima come siciliano e poi come italiano. E lo fa ricordando che la Sicilia ha una posizione strategica di ombelico del mondo e ha ricevuto tanti doni di bellezza dalle civiltà dalle quali è stata dominata. Ha ricevuto molto ma è rimasta immobile. «Come una puttana», è il pensiero dello stilista madonita, «non ha amato nessuno fino in fondo».

Ma ha raccolto tante testimonianze. «In nessuna parte del mondo non c'è l’architettura che c'è qui, la grande armonia a cui ispiriamo i nostri patchwork», cioè la cucitura delle diverse parti del tessuto. Dal rapporto con le altre civiltà, Dolce ricava il convincimento che si apprende molto anche stando solo a guardare. «Lo dico sempre ai miei ragazzi: guardare è sempre meglio che studiare. Se hai l’occhio attento, intelligente e affamato rischi di imparare più che con la dottrina» conclude. 
 

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