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Etna Comics, la giornata catanese di Matt Dillon tra interviste, autografi e selfie: «Che accoglienza! E il cibo...»

Tutti pazzi per l’attore statunitense, ieri eterno ribelle del cinema anni Ottanta e oggi tra le star hollywoodiane più amate al mondo

Di Maria Schillirò

Tutti pazzi per… Matt Dillon! L’attore statunitense, ieri eterno ribelle del cinema anni Ottanta e oggi tra le star hollywoodiane più amate al mondo, con alle spalle oltre quarant’anni di carriera e all’attivo più di cinquanta titoli, è stato il super ospite della seconda giornata della decima edizione di “Etna Comics”, il Festival internazionale del fumetto, del gioco e della cultura pop, in corso al centro fieristico “Le Ciminiere” di Catania fino a domenica. 

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«È la prima volta che vengo in questa città, ma penso sia un luogo meraviglioso, amo il suo barocco e ho amato sin da subito tanto l’accoglienza dei siciliani quanto il loro cibo», ha detto l'attore che allogia nel cuore del centro storico catanese.

Un mondo, quello del fumetto, che scorre nelle vene di Dillon, non solo perché lui stesso ama disegnare, ma soprattutto perché proviene da una famiglia di artisti: «Il mio prozio, Alex Raymond, è stato il creatore di “Flash Gordon”, famosa serie a fumetti di fantascienza pubblicata per quasi settant’anni negli Stati Uniti. Da bambino spendevo molti soldi per i giornaletti e, anche se oggi non ne leggo tantissimi, è una realtà che sento ancora molto vicina». 

Attore poliedrico e talentuoso, ma anche doppiatore, sceneggiatore e regista, Dillon, candidato agli Uzeta Awards di Etna Comics, ha incontrato il pubblico dell’amata kermesse catanese per raccontarsi ai microfoni di Cristina Puccinelli, Cateno Piazza e Chris Darril e ricevere il premio speciale “Icona del cinema”. Un riconoscimento più che meritato, che suggella il talento di quel ragazzino che ha cominciato la propria carriera a soli quattordici anni e che non si è più fermato, interpretando ogni genere di ruolo e dando prova della propria versatilità, tra indimenticabili commedie e memorabili film drammatici: «La cosa più bella del mestiere dell’attore è che riserva innumerevoli sorprese. Mi è capitato di interpretare ruoli spesso molto complessi e che non avrei mai pensato di poter fare, dallo schizofrenico al serial killer o l’alter ego di Charles Bukowski. La cosa importante, però, è divertirsi e giocare con i propri personaggi, ma poi lasciarli sul set, perché la vita è un’altra cosa». 

 

 

Dai “Ragazzi della 56ª strada” a “Rusty il selvaggio” di Francis Ford Coppola, da “Mister Wonderful” di Anthony Minghella a “Tutti pazzi per Mary” dei fratelli Peter e Bobby Farrelly, passando per “La casa di Jack” di Lars von Trier, solo per citarne alcuni, Dillon negli anni ha lavorato con i più grandi registi del panorama mondiale: «Ho avuto la fortuna di lavorare con dei veri e propri geni, tra questi c’è senz’altro Lars von Trier. Stare al suo fianco è stata un’esperienza intensa e stimolante. Colui che considero il mio vero mentore è, però, Francis Ford Coppola. Con lui ogni cosa sembra possibile e ogni volta che ha un’idea, riesce a realizzarla con una semplicità impressionante». 

Non solo registi internazionali, nel cuore di Matt c’è spazio anche per alcuni tra i più grandi registi italiani di sempre: «Penso che il cinema italiano sia un pilastro fondamentale del cinema mondiale. Io ho iniziato ad apprezzarlo sin da ragazzino e amo follemente Federico Fellini e Lina Wertmüller, in particolare il suo “Mimì metallurgico ferito nell’onore", girato, tra l’altro, tra le vie di Catania». 

A indossare più volte i panni da regista è stato lo stesso Dillon, in “City of Ghosts” nel 2002 e per il documentario “The great Fellove”, nel 2020: «Nel mondo del cinema ogni incarico è fondamentale, ma è anche vero che tutti lavorano per supportare l’idea del regista e aiutarlo a realizzarla. Io ho imparato a fare il regista facendo l’attore e, nonostante sia un ruolo molto difficile, è anche una sfida entusiasmante, un continuo processo creativo, la cosa più bella è scoprire fin dove ti porterà». 

Nella valigia dell’amatissimo attore, ricca di esperienze intense e affascinanti, ci sono anche una nomination agli Oscar e ai Golden Globe per “Crash - Contatto fisico” di Paul Haggis, film del 2004 che affronta il tema del razzismo, argomento oggi più attuale che mai: «In realtà siamo tutti molto più simili che diversi e dovremmo imparare gli uni dagli altri anziché mantenere le distanze, ma purtroppo la maggior parte delle persone continua ad avere paura della diversità». 

Dillon, dopo una piacevole e sincera chiacchierata, accompagnato da un lungo e affettuoso applauso, ha salutato il pubblico catanese tra autografi e selfie, dispensando alcuni consigli anche per gli aspiranti attori presenti in sala: «Innanzitutto dovete essere masochisti – spiega sorridendo – ma la cosa più importante è inseguire questa strada solo se realmente lo desiderate e mai per il successo. Il vero potere dell’attore è dare vita ai più svariati personaggi e rubare a ognuno di questi qualcosa che possa arricchire la propria esperienza umana».  

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