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Società

Il premio Oscar Vittorio Storaro illumina tra i vigneti "la Sicilia terra di luce"

Vincitore dell'ambita statuetta per il film “Apocalypse Now”, il grande cinemafotografo, come ama definirsi, , sta realizzando un video sull’Isola girato tra la Tenuta San Giacomo a Butera, Castiglione di Sicilia e il Tempio della Concordia di Agrigento

Di Leonardo Lodato

Ci piace l'odore della terra al mattino. Soprattutto se è quella di un vigneto che abbacina con il suo terreno bianco calcareo. E se accanto a noi c'è un Maestro della luce come Vittorio Storaro, la citazione da “Apocalypse Now” è d'obbligo, forse persino scontata, ma solo in apparenza. Perché quando diciamo a Storaro che, “bestemmiando”, la pellicola di Francis Ford Coppola è a nostro personale giudizio il film più bello in assoluto, volge i suoi occhi castano scuro verso quella distesa di terra sconfinata e dice: «No, non è una bestemmia. E’ la verità. Altrimenti che motivo avrebbe avuto di vincere tutti i premi che ha vinto e di essere stato segnalato come il miglior film degli ultimi quarant'anni?».

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Di “Apocalypse Now”, con Storaro (che ha vinto l’Oscar per la fotografia), continueremo a parlare, non se ne può fare a meno, soprattutto perché, quando gli chiedi uno dei più bei ricordi legati a quel film, ti risponde: «Quando durante la scena degli elicotteri, al Teatro Antico di Taormina, l'Etna sullo sfondo colorava il cielo di rosso fuoco...». Allora sai che anche la Sicilia, la nostra terra, che in quell’occasione gli consegnò il Cariddi d’Oro alla carriera, ha un posto importante nel cuore di Sua Maestà il “cinematografo”, come ama definirsi. “Sicilia terra di luce”, dunque, perché Vittorio Storaro è qui, tra le vigne della famiglia Cusumano, dove, grazie ai ragazzi di “Perimetro”, sta realizzando un video sull’Isola girato tra la Tenuta San Giacomo a Butera, Castiglione di Sicilia e il Tempio della Concordia di Agrigento.

 

 

«Cinque secoli prima della nascita di Gesù - racconta Vittorio Storaro - la cultura greca ha sviluppato due concetti fondamentali: uno legato alla materia, pensiamo alle più grandi sculture, all'edificazione, all'architettura, ai templi, e poi, la cosa più aerea, non materica, che è la filosofia, da Platone ad Aristotele. Poi, Roma è stata una delle più grandi portatrici di architettura in tutto il mondo. Gli antichi romani hanno costruito ovunque. Il Rinascimento è stata l’epoca della pittura, il Settecento della musica, e l'Ottocento quella della letteratura, e tra il XIX e il XX secolo, ecco l'immagine fotografica, cinematografica, televisiva, internet e compagnia bella. Nel frattempo, la Sicilia ha avuto l'opportunità di sviluppare un certo tipo di piante, particolarmente la vite, in una zona collinare vicino all’Etna in cui nei secoli, grazie a tutte le eruzioni, si era formato uno strato scuro del terreno, quasi nero, per cui cosa succede? Quella pianta riceve la luce del sole, mentre il nero della terra la assorbe, e il calore intanto scalda le radici, creando una sorta di congiunzione tra l'energia che viene dal cielo e l'energia che si trasforma in calore. Poi, c'è un'altra zona in cui il sole crea un terriccio molto chiaro, calcareo, per cui la pianta riceve una luce incidente del sole nella parte alta, nella testa, mentre nella parte bassa, il frutto, il grappolo e le foglie ricevono il riflesso di una luce soffusa, un'energia composta. Due opportunità particolari e completamente diverse che sfruttano gli elementi della vita, come ci insegnano i greci: la terra, il fuoco, l'acqua e l'aria. Questi elementi, per come si combinano, portano a un certo risultato, e solo quando sono in armonia producono esattamente l'opposto della materia che è l'energia. Credo che sia fondamentale capire quanto c'è stato nel passato, c’è nel presente, e ci sarà nel futuro, quanto la natura si nutra di oscurità e di luce, del nero e del bianco. Sta alla comunione tra materia ed energia formare il giusto equilibrio. Tornando a quanto hanno fatto i greci, guarda caso, proprio in una delle fasi più creative di quel periodo, è stato costruito un tempio che si chiama “della Concordia”, che vuol dire con due cuori, con l’armonia. Penso che quel tipo di immagine, esempio di bellezza e di equilibrio architettonico, unisce le due parti, l'energia che viene dal cielo e quella che viene dalla terra». 

Una importante riflessione sul momento storico che stiamo vivendo. 
«E’ quello che Francis Ford Coppola ha voluto dire negli anni Ottanta».

E qui si torna, inevitabilmente, ad “Apocalypse Now”...
«Coppola ha chiamato me, dopo aver visto “Il conformista” e avere studiato il tipo di lavoro che avevo fatto sulla luce. Mi ha chiamato e mi ha detto: Vittorio, leggi “Cuore di tenebra” che è un piccolo romanzo nel quale Joseph Conrad esprime un concetto molto semplice: quando una nazione, quando una cultura, si sovrappone ad un'altra nazione non rispettandola ma distruggendola, compie un atto di violenza, e io voglio dire questo. Tutti hanno sempre detto: “noi abbiamo portato la civiltà”. Sì, ma ne avete distrutta un'altra. Credo che sia giusto che le civiltà e le culture si incontrino, ma lo devono fare per vivere in armonia. Scambiarsi il bene l'uno con l'altro, non annientarsi per la sete di conquista del potere. Il concetto di “Apocalypse Now” era esattamente questo e in fin dei conti parla anche di quello che sta succedendo in questo momento».

 

 

Un capolavoro ogni giorno sempre più attuale.
«Purtroppo il genere umano non dovrebbe mai dimenticare il passato ma dovrebbe sempre rifarsi a quello che è successo per fare in modo che non accadano più certe cose, ma che possano essere modificate, migliorate, ampliate, per vivere in un mondo fatto di armonia e non di sopraffazione».

Abbiamo la memoria di un pesciolino rosso.
«Guardo i tg di oggi e a parte il fatto che sono a colori, mi sembra di rivivere quel che accadeva nel 1940. E’ sempre la stessa cosa. Possibile che non impariamo mai? che ci sono certi uomini che, assetati di potere individuale, portano alla distruzione della civiltà, delle persone, delle famiglie, riportandoci in uno stato di barbarie, questa è la cosa assurda, un concetto di potere che è tremendo. Non è distruggendo che si ottiene qualcosa ma pensando a questo tempio, alla Concordia, all'armonia. Oggi si fanno accordi industriali, scambi commerciali, di cultura. Insomma, si cresce insieme». 

Lasciamo Vittorio Storaro alle “cure” dei ragazzi che lo guidano tra i vigneti. Lui si presta e, in una pausa, sottolinea perentoriamente: «Ricordatevi che non sono mai stato un regista, non chiamatemi direttore della fotografia, io sono un “cinematografo” (lo scandisce sillaba dopo sillaba), perché io scrivo con la luce, sono un autore della cinematografia». 

Foto di Antonio Parrinello

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