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Lina Wertmuller e il film girato anche a Catania che le diede il successo internazionale

«Mimì metallurgico ferito nell’onore" (1972) fu presentato in concorso al 25° Festival di Cannes

Di Redazione

Il successo internazionale di Lina Wertmüller, la grande regista scomparsa oggi all’età di 93 anni, è legato al suo primo film degli anni '70, «Mimì metallurgico ferito nell’onore" (1972), che fu presentato in concorso al 25° Festival di Cannes. Rinfrescando con un tocco estremamente personale i caratteri e i toni della commedia all’italiana, la regista lanciò l’inedita coppia Giancarlo Giannini-Mariangela Melato che ricomporrà negli altri due capitoli di una trilogia ideale: "Film d’amore e d’anarchia: ovvero Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza..." (1973) e "Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto" (1974).

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Per "Mimì" la coppia dei protagonisti conquistò in patria un David Speciale, il Nastro D’Argento e il Globo d’Oro per le loro interpretazioni. Memorabili alcune scene del film girato tra Torino e Catania.

Mimì, per le sue idee politiche di sinistra, viene licenziato e si vede costretto a separarsi dalla giovane moglie Rosaria per partire alla volta di Torino in cerca di fortuna; qui viene accolto dall’Associazione Fratelli Siciliani, che gli trova lavoro come edile e gli offre alloggio. Ben presto Mimì si rende conto che la pseudo-organizzazione assistenziale altro non è che una propaggine mafiosa creata per coprire una serie di attività illecite. Riesce a farsi sistemare dai potenti fuorilegge in un’industria metallurgica. Allaccia una relazione con una ragazza lombarda, Fiore, dalla quale ha un figlio.

Trasferito nella natia Catania, Mimì si barcamena tra l'amante e la moglie, la quale gli confessa di attendere un figlio da un brigadiere della Finanza. Mimì vendica l’affronto seducendo la moglie del brigadiere, Amalia. Allorché Mimì rivela beffardamente al brigadiere di essere responsabile della prossima maternità di Amalia, un sicario mafioso, nell’intento di proteggerlo dalle reazioni del brigadiere, uccide quest’ultimo.

 

 

 

Mimì viene ben presto scarcerato grazie all’influenza della mafia: all’uscita trova Rosalia e Fiore con i rispettivi figli, cui d’ora innanzi dovrà badare. Divenuto galoppino elettorale di un noto esponente mafioso, Mimì sarà abbandonato da Fiore - l’unica donna che egli veramente ami -, disgustata dalla trasformazione ideologica subita da Mimì. 

 

video da youtube/Il Cinema intorno all'Etna

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