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Ma il montone rimanda a Jerry Calà e non alla mafia

Di Ottavio Cappellani |

Che il montone stile film anni Ottanta dei Vanzina, con il quale Matteo Messina Denaro è stato arrestato, era destinato a diventare un trend, sono stato il primo a scriverlo nel giorno stesso della sua cattura. A distanza di una settimana, ecco – come prevista – la notizia: si vestono come Messina Denaro. Scandalo! A scandalizzarsi assaione è stato Francesco Borrelli, consigliere regionale dei Verdi, forse dispiaciuto che il montone di Messina Denaro abbia soppiantato d’emblée, nella classifica degli outfit trendy, lo stivalo di gomma di Aboubakar Soumahoro. Ma io voglio rivendicare il diritto al giubbotto di montone degli anni Ottanta.

Qui mi sa che la storia si sta manifestando una prima volta come farsa e una seconda come tragedia (smentendo il comune detto che vorrebbe il contrario): qui dobbiamo seriamente indignarci se uno indossa un giubbotto di montone perché da adesso in poi il montone è bandito dalla società civile (che puttanata la “società civile”, non solo volete la società ma la volete pure “civile”, quando è noto che è proprio la società a creare ogni forma di inciviltà). Che sarebbe come dire che da adesso in poi i contadini non possono più indossare gli stivali di gomma se in campagna c’è il fango perché sono stati sputtanati da Aboubakar.

A costoro, che di legittimità e legalità e diritto vorrebbero parlare sfuggono i concetti basilari, ossia le “fonti”. Il giubbotto di montone di Matteo Messina Denaro non ha come “fonte” uno stile di vita malavitoso, come ad esempio la tuta acetata indossata con orgoglio dai fan dei camorristi e che ha la loro ascendenza nell’abbigliamento carcerario: la tuta acetata perché costa più cara di quella di felpa. Il look di Matteo Messina Denaro è invece e semplicemente ispirato alla ricchezza che fu degli anni Ottanta: montone come nel film “Yuppies”, con De Sica, Greggio, Calà, Boldi, accompagnato da orologione in bella vista e sei in “pole latitanza”. E poi i poster (minchia, i “poster”, era dagli anni Ottanta che non sentivo parlare dei “poster): è questa la notizia; non che i poster fossero del “Il Padrino” o del “Joker”, ma che fossero “poster”. «Andiamo a comprare i poster», chi non lo ha mai fatto, negli anni Ottanta?

Per non parlare delle “calamite da frigo”. Come sa chi ha letto McLuhan è il “medium” il messaggio: poster e calamite da frigo sono più “significanti” di Marlon Brando o di Joaquin Phoenix. Perché la verità della faccenda è che uno parte pensando di parlare di Matteo Messina Denaro in “Vado a fare il latitante” e invece si ritrova con Jerry Calà in “Vado a vivere da solo”. Non accorgersene è la vera tragedia. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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