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Acqua

Siciliacque, una gestione oculata che guarda all'ambiente

Perdite dimezzate grazie agli investimenti sulle infrastrutture. Con il Pnrr sarà costruito un nuovo acquedotto

Di Redazione

Gli investimenti messi in campo da Siciliacque dal 2004 a oggi hanno consentito di ridurre le perdite d’acqua dal 30 al 15% nei 1.942 chilometri di rete idrica che si diramano in tutta l’Isola. Con un risparmio annuo totale di 10 milioni di metri cubi d’acqua, tanta quanta mediamente ne consuma una città di 100mila abitanti.
Numeri che vanno nella direzione indicata dall’Onu, che dal 1993 celebra ogni anno la "Giornata mondiale dell’acqua" proprio per diffondere l’uso consapevole della risorsa idrica, presupposto fondamentale per migliorare la salute delle popolazioni e degli ecosistemi. 
Una gestione oculata dell’acqua 
Siciliacque, società a capitale misto pubblico-privato che svolge il compito di gestore del sovrambito sul territorio regionale, distribuisce 69 milioni di metri cubi annui di acqua potabile captata dalle grandi infrastrutture (acquedotti, dighe, invasi, potabilizzatori) e trasportata fino ai serbatoi comunali, dove poi subentrano i gestori d’ambito che riforniscono le singole utenze. Ogni goccia di questi 69 milioni di metri cubi è preziosa, soprattutto in una fase storica come quella attuale in cui il costo dell’energia necessaria anche a movimentare l’acqua è schizzato alle stelle. Basti pensare che un risparmio di 10 metri cubi di acqua (10mila litri) al mese consente di diminuire il consumo di energia elettrica di 93 kwh all’anno, di usare 5 chilogrammi in meno di reattivi per la potabilizzazione e ottenere una riduzione pari a 30 chili di anidride carbonica all’anno. 
Gli investimenti sulle infrastrutture
Per continuare a garantire una gestione oculata dell’acqua sono indispensabili nuove infrastrutture che siano in grado di migliorare l’approvvigionamento idrico e al tempo stesso renderlo sostenibile: da un punto di vista economico, ambientale e dell’efficienza. Dal 2004 ad oggi Siciliacque ha investito 238 milioni di euro, pari a circa il 60% del totale investimenti previsti nella concessione stipulata con la Regione. 
L’attuazione del piano degli investimenti ha finora permesso di effettuare le manutenzioni straordinarie alla rete idrica e di rifare ben tre acquedotti: Favara di Burgio, Gela-Aragona, Montescuro Ovest, che mobilitano in totale circa il 50% dell’acqua consegnata ai gestori d’ambito del servizio idrico presenti in Sicilia. 
Adesso, con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) verrà realizzato un nuovo acquedotto della lunghezza complessiva di oltre 70 chilometri. Si tratta del cosiddetto acquedotto Marsala, Mazara, Petrosino, che avrà la capacità di veicolare circa 250 litri d’acqua al secondo. Inoltre sarà raddoppiato il secondo tratto dell'acquedotto Garcia – con una nuova condotta di 5 chilometri che assicurerà 730 litri di acqua al secondo (oggi si arriva a 530 litri al secondo) – e sarà anche potenziata la stazione di sollevamento. Inoltre, per evitare interruzioni nell’erogazione idrica in occasione di guasti o interventi di manutenzione sulla rete e sugli impianti, Siciliacque costruirà uno o più serbatoi di accumulo in punti strategici serviti dai sistemi acquedottistici Garcia, Montescuro Ovest e Favara di Burgio (tra loro interconnessi).
Questi in sintesi i tre progetti presentati da Siciliacque, che il ministero delle Infrastrutture ha finanziato con quasi 71 milioni di euro provenienti dal Pnrr. Le opere idriche, tutte progettate internamente dalla struttura tecnica dell’azienda, dovranno essere appaltate e aggiudicate entro il 30 settembre 2023; mentre i lavori si dovranno completare entro il 31 marzo 2026. Così è stato stabilito nel decreto del ministero delle Infrastrutture che assegna le risorse e ne stabilisce le modalità di utilizzo.
 Con il potenziamento del sistema Garcia-Montescuro si eliminerà l’attuale deficit idrico dei Comuni di Mazara del Vallo, Marsala e Petrosino, fermando al contempo l’abbassamento delle falde acquifere causato dall’eccessivo prelievo dai pozzi. Circostanza quest’ultima che porta l’acqua salata del mare a mischiarsi con quella per usi idropotabili (fenomeno cosiddetto di insalinamento degli acquiferi costieri). 
Ma non è tutto. Con il Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc), infatti, sarà possibile finanziare con circa 20 milioni di euro l’adeguamento e la costruzione di altri impianti. Sono sette i progetti di Siciliacque sparsi nell’Isola che rientrano nella programmazione settennale europea 2021-2027. È prevista tra gli altri la riqualificazione dei potabilizzatori del Fanaco, dell’Ancipa, di Sambuca e quello di Gela, nonché la realizzazione di nuove condotte come quella che porterà l’acqua nel Comune di Raddusa. 
La resilienza del sistema idrico
«Si tratta di opere destinate ad aumentare la resilienza del sistema idrico di sovrambito, attraverso il rifacimento di impianti esistenti, il collegamento degli acquedotti con nuovi Comuni, l’ulteriore automazione e digitalizzazione di processi e infrastrutture» spiegano i vertici della società, sottolineando anche i passi in avanti compiuti dalla società al fine di monitorare e limitare le emissioni di gas climalteranti: «Attraverso il bilancio di sostenibilità – fa sapere Siciliacque – abbiamo introdotto già da diversi anni la misurazione della Carbon Footprint (la cosiddetta "impronta di carbonio"), parametro che stima le emissioni in atmosfera di gas serra generati dalle attività dell’azienda, e della Water Footprint ("impronta idrica"), l’analisi cioè del consumo d’acqua e dei fenomeni di inquinamento che si sviluppano lungo le catene produttive. In questo modo siamo in grado di valutare la sostenibilità degli usi idrici e di individuare dove e come tutelare la risorsa naturale». 
La svolta green
Gestione dell’acqua quindi con un occhio all’ambiente – nell’arco dell’ultimo decennio le emissioni di anidride carbonica sono calate dell’81% – e un altro al contenimento dei consumi energetici. Attraverso i suoi impianti, infatti, Siciliacque è arrivata a produrre circa 5.500.000 Kwh annui di energia elettrica da fonti rinnovabili, in particolare idroelettrico e solare. «Un’azienda come la nostra – concludono i vertici di Siciliacque – che opera nel contesto regionale dei servizi idrici, settore che deve ancora trovare una sua piena "maturità", ha la grande responsabilità di portare l’esempio di pratiche corrette e di concreta applicazione di comportamenti che contribuiscano alla transizione ecologica. Dobbiamo fare ancora di più, sfruttando proprio il fatto che il valore della sostenibilità sia ormai entrato a far parte del dna di Siciliacque». 

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