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Anniversario

Corsi e ricorsi della storia quando Mosca scatenò l'inferno in Cecoslovacchia

Dall’archivio.Agosto 1968, Alfio Russo commenta l’invasione ordinata dal Cremlino

Di Alfio Russo

Commozione e dolore, sdegno e orrore: questi i sentimenti degli uomini liberi dinanzi al tradimento e all'aggressione dei sovietici contro la Cecoslovacchia. Tradimento e aggressione. I sovietici, stracciato il patto firmato liberamente a Bratislava nei giorni scorsi, per il quale acconsentivano a una pur relativa autonomia della Cecoslovacchia nell'ambito della «solidarietà socialista», dell’alleanza economica e militare, hanno invaso coi loro potenti eserciti il piccolo territorio cecoslovacco. Senza alcuna provocazione, senza alcuna ragione, pur se ragione possa esservi per ricondurre in schiavitù un popolo che anela alla libertà. 
Peggio che nel ’56, quando i carri armati sovietici strangolarono l'insorto popolo ungherese. A Praga nessuno si era ribellato, nessuno aveva sparato sui soldati sovietici; solo si voleva un po’ di libertà e d’indipendenza per fare il socialismo alla «maniera nazionale», niente di più. La Cecoslovacchia sarebbe rimasta fedele alla Russia, fedele alla opprimente alleanza militare e alla soffocante comunità economica; le si lasciasse solo la libertà di affrontare i suoi gravi problemi sociali e umani secondo il suo genio e il suo sentimento. Nient’affatto. Il ferreo regime sovietico e gli interessi imperiali della Russia non possono tollerare alcuna deroga, alcuna revisione, pur se fosse minima; diversamente il «sistema» crollerebbe perché non potrebbe resistere alla libertà. Fra il comunismo e la libertà non vi è stata, non vi è, non vi sarà alcuna possibilità di coesistenza. E l’impero, un po’ alla volta, si dissolverebbe, sotto il vento della libertà, perché le nazioni sottomesse si rivolterebbero. 
Ecco perché in Russia i timidi e pur generosi tentativi di qualche scrittore per conquistarsi un po’ di libertà sono stati stroncati; ecco perché il cosiddetto revisionismo è vietato, e là dove riesca a manifestarsi, distrutto a ferro e fuoco. Nessuna libertà, nessuna indipendenza, nessun respiro per i popoli e le nazioni sottomesse. E nessun benessere perché dove manca la libertà non v’è progresso e benessere personale e sociale.
 Sotto Stalin, sotto Kruscev, sotto Breznev, la sostanza, la realtà del comunismo non è mai mutata. Lo schema è assolutistico in politica interna e in politica internazionale. Non può mutare senza corrompersi e scomparire. Possono cambiare le forme, le parole, e talvolta cambiano, secondo le esigenze della propaganda, secondo i tentativi di mascherare certi obiettivi, secondo i disegni di ingannare l'opinione pubblica e i governi mondiali.
L’inganno e la menzogna sono i metodi preferiti dal comunismo. Lo slogan della pace è il più falso che sia stato mai usato. Ecco la «pace» della Cecoslovacchia: cinque eserciti nel suo piccolo corpo, cinque eserciti, compreso quello tedesco, della Germania orientale, l'antica Prussia! Cinque eserciti per stroncare un tentativo di libertà e per incatenare un piccolo popolo, che dal ’39 a oggi — 29 anni! — tranne il brevissimo periodo intercorso tra la liberazione dai nazisti e il colpo comunista del ’48, geme sotto i torchi della tirannide.
Ai nostri sentimenti di commozione e di dolore, di sdegno e d’orrore, s’aggiunge quello della vergogna. Il libero Occidente non ha fatto niente per aiutare la Cecoslovacchia, alla quale sono venute parole di conforto e d’aiuto solo da due altri Paesi comunisti, alquanto eretici: la Jugoslavia e la Romania. I governi occidentali hanno taciuto sin da quando sbocciò la «primavera di Praga», sin da quando si conobbe «il manifesto delle duemila parole» scritto e firmato dagli intellettuali cecoslovacchi.
E che dire poi degli intellettuali che contestano tutto e tutti e che hanno taciuto e tacciono dinanzi ai soprusi, alle soverchierie, alle aggressioni che il comunismo sovietico infligge alle nazioni dell’Europa orientale e agli stessi popoli russi? Taceranno ancora, i governi e gli intellettuali di Occidente? Il silenzio sarebbe semplicemente una colpa e un errore, né più né meno grandi e vergognosi della colpa e dell'errore di chi tacque all'epoca delle aggressioni naziste. Ma da quelle aggressioni scaturì la più terribile guerra dell'universo! Tra i generali tedeschi della Germania orientale che hanno invaso la Cecoslovacchia assieme ai russi ce n’è forse qualcuno che nel ’39, giovanissimo ufficiale, vestiva l’uniforme nazista?
Questa aggressione contro la Cecoslovacchia dissiperà, almeno lo speriamo, le ingannevoli illusioni della distensione e della pace sovietica. Il comunismo non cambia e non potrà cambiare mai la sua sostanza, la sua realtà. Le sue promesse di pace sono false, il suo abbraccio è soffocante. Se cambiasse, se potesse cambiare, non sarebbe più il comunismo; e l’impero sovietico non esisterebbe più. La mano di ferro sui popoli sottomessi, l'aggressione contro governi e popoli che tentino di liberarsene, sono gli strumenti dell'imperialismo sovietico. Noi potremmo credere alla blanda protesta e al «grave dissenso» del partito comunista italiano per i fatti di Praga solo quando questo partito si opponesse nettamente e apertamente alla Russia, alle sue ideologie, ai suoi barbari sistemi di governo, alle sue opprimenti conquiste.
La feroce aggressione sovietica alla Cecoslovacchia richiama l’attenzione dei governi «dei popoli ancora liberi sulle loro alleanze, sulle difese, sulla loro libertà e indipendenza. La crisi scoppiata oggi nel cuore dell’Europa è estremamente drammatica, e avrà riflessi e conseguenze nei rapporti tra l’Urss e gli Stati Uniti d’America, tra gli Stati Uniti l’Europa occidentale. Questa aggressione alla Cecoslovacchia è certamente più grave e allarmante sotto l’aspetto politico e morale di quella consumata nel ’56 contro l’Ungheria. E’ avvenuta come la conclusione guerresca di un lungo dialogo di pace tra Oriente e Occidente, un dialogo privo di concretezza ma comunque bene ispirato. Come riaprire questo dialogo quando uno dei protagonisti calpesta la sovranità di un governo e di un popolo e ne strangola la libertà e l'indipendenza? Quale credito si può concedere a chi continua a praticare una politica che più volte ha scosso tremendamente l’equilibrio e la pace dell’Europa e del mondo? Ed è avvenuta, questa feroce aggressione che conclude tragicamente il dialogo europeo di pace, quando è in corso la estenuante trattativa di Parigi per il Vietnam. 
Certamente le «colombe» americane hanno subito una amara delusione, mentre i «falchi» trovano altre ragioni per continuare la guerra anticomunista, poiché dal comunismo, come la tragedia di Praga dimostra, non si può attendere altro che l’inganno, la menzogna, l’aggressione. Il colpo inferto dall’Urss alla Cecoslovacchia sovverte effettivamente gli attuali dati della politica internazionale, rimettendo in discussione i rapporti tra l’Occidente e l’Oriente. Non si può nemmeno escludere l’ipotesi d’un concreto riavvicinamento tra l’Urss e la Cina. Agli occhi di Mao, il sovietico Breznev, intollerante nemico d'ogni revisionismo, può avere acquistato qualche benemerenza colpendo a morte il gruppo «revisionista» di Praga.
 

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