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Il raffinato estremismo dei devoti

Un libro analizza e spiega fatti e aneddoti di una festa che ha saputo rinnovarsi ed evolversi 

Di Francesco Marano*

Le parole e le immagini dei Festeggiamenti agatini inondano ogni anno gli occhi e le menti dei catanesi. Sembrano tutte uguali ma in realtà ogni racconto, foto o video regala emozioni nuove. Permette di cogliere una diversa sfumatura. Consente di rivivere un ricordo del passato e di proiettarlo nel futuro. Ancor di più nel periodo della pandemia, costretti come siamo, per il secondo anno consecutivo, a non poterci immergere nell’abbraccio alla Patrona.
 Ecco perché il libro che ho scritto su Sant’Agata e sulla Festa può essere  una piacevole lettura in questo periodo di “assenza” fisica, anche grazie alla disponibilità de La Sicilia e del suo direttore Antonello Piraneo, che ha voluto offrire ai lettori la possibilità associare il quotidiano a questa avventura editoriale. Sono molteplici e variegate le emozioni di chi ha avuto il privilegio di organizzare la “Festa più grande d’Italia”, la terza della Cristianità nel mondo. Ma soprattutto le emozioni di chi lavora a questo evento dall’interno e di chi lo vive dall’esterno. Una Festa corale piena di passioni, in una città in cui sono “tutti, devoti tutti”. 
Forse valeva la pena scrivere un testo - Bonanno Editore con  prestigiosa prefazione di Rosario Fiorello, catanese doc e geniale mattatore che ci rende sempre più orgogliosi ogni volta che compare in tv – in cui sviscerare fatti e aneddoti, alcuni sconosciuti, di questa Festa che ha saputo rinnovarsi ed evolversi anche dopo eventi drammatici. Oppure raccontare come una medio-grande città italiana riesce in ogni edizione a diventare fulcro internazionale. Elencare alcuni dei vip, dei rappresentanti istituzionali e dei protagonisti che ogni anno partecipano, cogliendo l’anima di una città nel suo momento più entusiasmante. Riflettere sul futuro della Festa, dal grande progetto Unesco alla necessità di un’azione più sinergica, affinché Catania colga tutte le opportunità che i festeggiamenti comportano. O ancora, raccontare il tentativo, riuscito, di far transitare questo evento nella modernità, gestendolo con criteri adeguati nel solco della legalità e della sicurezza.  Festeggiamenti eccessivi, qualcuno dirà. Forse. Soprattutto in passato. Ma è impossibile non ammirare e non gustarsi la teatralità e l’esagerazione dei catanesi per la Festa. Il raffinato estremismo. Il caos tumultuoso delle processioni tra le eleganti figure del Barocco. La massa di gente che tutti gli anni, il 4 e 5 febbraio, partecipa smaniosa come se il tempo si cristallizzasse nel presente di quei momenti, senza passato o futuro. La devozione portata all’eccesso circondata dal folklore. E il folklore più popolare ammantato di devozione. La Festa sembra non essere collocata nel terzo millennio ma appare di un altro tempo, lontano dal distacco della società moderna e dal suo materialismo spesso cinico e vuoto.
D’altronde nessuno, neanche il Covid, fermerà un evento che vive nella devozione profonda di ognuno, nella voglia della città di ripartire, nelle mostre che in questi giorni si stanno organizzando o persino in un libro che la racconta. Una Festa che in passato, in tempi di guerra, si è già fermata, per poi tornare più bella che mai. Come accadrà anche adesso. 
Non è un caso, quindi, che si tratti di un unicum che non ha eguali. Si festeggia due volte l’anno ma in realtà dura tutto l’anno. Vede la partecipazione di un milione di persone nelle tre giornate clou. Offre 40 ore di processioni in 2 giorni. Una Festa, vista e vissuta da persone provenienti da tutto il mondo. Una marea di gente che a questo livello di partecipazione, secondo un importante Cardinale, “si muove solo per il Papa”. E’ la passione mistica che vivono per Agata i catanesi, tutti cittadini-devoti. 
*Presidente emerito Comitato Festa di Sant’Agata
 

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