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Pnrr

Sostegno al Terzo Settore: il Csve pronto a scendere in campo per collaborare con gli enti

Di Ottavio Gintoli

Il Pnrr per migliorare le conoscenze, le esperienze e le competenze dei volontari del Terzo Settore: il Centro di Servizio per il Volontariato Etneo è pronto ad attivarsi, così da collaborare con gli enti, pubblici, privati o di volontariato, per progetti che siano rivolti alla comunità.
Ne parliamo col presidente Salvatore Raffa (nella foto). 

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Cosa c’è nel Pnrr per il Terzo Settore? 
«Dopo aver letto con attenzione le pagine del Pnrr con le lenti del Terzo Settore, e trovandosi ora a parlare di ciò che ne abbiamo ricavato, abbiamo pensato di partire dal “posto” che esso occupa nel testo. Se si fa una ricerca nel Piano, si nota che del Terzo Settore si fa menzione solo nella Missione 5 (inclusione e coesione), e soprattutto nella Componente 2 dedicata a Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo Settore. Dopo aver individuato i protagonisti della definizione ed esecuzione dei progetti a valenza sociale e territoriale nei Comuni, il Piano precisa che “l’azione pubblica potrà avvalersi del contributo del Terzo Settore”».
«La clausola viene spiegata, chiarendo che: “la pianificazione in coprogettazione di servizi sfruttando sinergie tra impresa sociale, volontariato e amministrazione, consente di operare una lettura più penetrante dei disagi e dei bisogni al fine di venire incontro alle nuove marginalità e fornire servizi più innovativi, in uno scambio di competenze ed esperienze che arricchiranno sia la PA sia il Terzo Settore».
 «Di Terzo Settore si parla poi nel secondo ambito di intervento della M5C2 (Rigenerazione urbana e housing sociale) nella parte dedicata ai Piani Urbani integrati (Investimento 2.2), in cui si prevede (p. 213) che gli interventi individuati per la riqualificazione delle periferie delle Città Metropolitane e quelli di pianificazione urbanistica partecipata «potranno anche avvalersi della co-progettazione con il Terzo Settore ai sensi dell’art. 55 decreto legislativo 3 luglio 2017 n. 117. Un cenno viene fatto anche nella componente successiva (M5C3, investimento 3), ove si prevede (p. 218) il finanziamento delle iniziative del Terzo Settore dirette a contrastare la povertà educativa delle Regioni del Sud attraverso il potenziamento dei servizi socioeducativi a favore dei minori. Una misura che intende “attivare specifiche progettualità condotte da enti del Terzo Settore (fino a 2.000)” finalizzate a coinvolgere minori in situazione di disagio o a rischio devianza».
«Infine, il Terzo Settore compare anche nel Focus sulle dimensioni trasversali del piano, ove esso viene chiamato a contribuire alla valorizzazione dei beni confiscati alle mafie al fine di creare una nuova consapevolezza sociale sui temi del contrasto alla criminalità organizzata». 

Come si inserisce nel Pnrr il sistema dei Centri di Servizio per il Volontariato? 
«Bisogna intanto chiedersi cosa fanno, pensano, conoscono e dicono volontari e Enti di Terzo Settore su salute, educazione, lavoro, lotta alla povertà e ambiente. Non è più pensabile che competenze, esperienze e conoscenze del Terzo Settore non siano tenute in considerazione nel processo di governance e implementazione del Piano. A oggi, a un anno di attuazione del Pnrr, volontariato e Terzo Settore nulla o poco hanno avuto a che fare con tale processo, ma come si proseguirà? Volontari ed Enti Terzo Settore, per essere interlocutori attivi, devono anche essere attori consapevoli e informati, devono saper individuare quali sono gli spazi possibili di interlocuzione, e prima ancora devono conoscere il Piano. A questo scopo il Csv Etneo propone un percorso di lettura del Pnrr, della sua architettura complessa, con l’obiettivo di rintracciare quei tasselli su cui potrebbe innestarsi la collaborazione tra volontariato, Terzo Settore e amministrazioni pubbliche nell’opera di co-progettazione degli interventi». 

Quali strumenti il Csve sta mettendo in campo per il territorio e gli Ets? 
«Innanzitutto il Csve attraverso l'attività di consulenza intende realizzare un percorso di accompagnamento rispetto a progetti di singole organizzazioni o di reti. L’erogazione di tale servizio si sviluppa in possibili fasi successive e con strumenti /prodotti differenziati. Inoltre il Csve ha in programma per maggio la realizzazione di un percorso a tappe, “workshop sulla progettazione” finalizzati a fornire ai partecipanti le nozioni di base indispensabili per la progettazione sociale, dallo sviluppo dell’idea progettuale alla sua elaborazione, oltre alla compilazione dei formulari, secondo il seguente schema: chi può presentare i progetti; analisi del contesto: definizione degli obiettivi; articolazione delle fasi e delle azioni; analisi delle criticità nella predisposizione del progetto; gli aspetti finanziari di un progetto monitoraggio e valutazione». 

E’ prevista qualche azione particolare? 
«Sì, il Csve sta organizzando un Gruppo di lavoro permanente sulla progettazione sociale, ovvero si sta lavorando alla creazione di un team formato dai consulenti (legali e fiscali), dal referente dell’area progettazione, da esperti esterni e da volontari individuati tramite un percorso di formazione, al fine di realizzare un processo di partecipazione finalizzata a individuare percorsi progettuali secondo il “principio operativo” del bottom-up. L’obiettivo è anche riportare al centro della progettazione i volontari per attivare quei percorsi virtuosi utili e necessari ad affrontare al meglio le nuove opportunità legate al Pnrr». 

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