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La storia, la vita e la musica di Pino Daniele sono diventati un film documentario

Diretto e curato da Stefano Senardi insieme a Marco Spagnoli, "Nero a Metà", arriva nelle sale italiane dal 4 al 6 gennaio.

Salvo Pistoia

28 Dicembre 2024, 16:28

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Una città, il suo menestrello portavoce, un musicista delegato fin dalle origini a rappresentarne storia, cultura, evoluzione.

Pino Daniele nell'immaginario collettivo è una foto dipinta nell'anima di chi l'ha vissuta tra passione, sentimento, contraddizioni, rinnovandone tradizione e suono.

Il 2025 sarà l'anno della decorrenza, dieci anni dalla scomparsa, anche se la scrittura fertile del musicista resta presente, la recente e inedita "Again" ne è testimonianza, un film documentario diretto e curato da Stefano Senardi insieme a Marco Spagnoli, "Nero a Metà", arriva nelle sale italiane dal 4 al 6 gennaio.

Stefano Senardi, un viaggio per immagini a raccontare di un musicista emblema 

La storia è interamente ambientata a Napoli, le mura della sua città, scolpite da canzoni, poesia, colori, chiaro e scuro, un reportage affascinante dall'inizio alla fine.

Per un periodo sei stato un suo discografico

Inizio anni novanta, Pino attraversava un periodo di transizione, io era il direttore della CGD, etichetta del gruppo Warner, con Roberto Magrini, venne pubblicato "Un uomo in Blues", conteneva "'O Scarrafone", una hit che trascinò l'album in cima alle classifiche, un'enorme soddisfazione personale.

Quando è cominciato questo attaccamento?

Desidero precisare di non aver avuto in giovane età uno strabiliante amore per la musica italiana, ero attratto dalla musica internazionale, assistevo ai concerti delle rockstar anglosassoni, sapevo dei vari cantautori, seguiti con poche e marginali attenzioni, l'arrivo sul mercato di un disco coniugato in lingua partenopea, ha stravolto le mie opinioni. 

Il riferimento a "Terra mia".

Ho scoperto una composizione particolare, simbiosi di ricerca, la struttura della canzone contemporanea senza dimenticare cultura e retroterra popolari, il secondo album ha coinvolto totalmente il mio entusiasmo.

Il chitarrista cantante.

Pino aveva a cuore questa immagine, non ha mai ricevuto molti encomi quale musicista in base alla tecnica, è stato anche un grande chitarrista.

L'esperienza nel girare il capoluogo partenopeo?

Si respira nelle strade, nei vicoli, l'appartenenza alla città, lui è stato sempre presente, nonostante avesse scelto altre località dove vivere per fattori contingenti, era legato alla provenienza, alle radici della crescita.

Una simbiosi umana ed artistica.

Nonostante le tante contraddizioni, ha rinnovato immagine e speranze della città, un legame né più né meno come quello di "Lou Reed" a New York, i "Beatles" a Liverpool, "Bob Marley" alla Giamaica.

Lavorare a questo documentario che segno lascerà?

Indelebile, la sensibilità di un enorme talento, il messaggio di speranza verso i giovani.