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L'album di debutto dei catanesi Mde: «Raccontiamo la vita sotto il velo dell'apparenza»

Francesco Scarcipino e Gianmarco Licciardello il corpo e l’anima di un progetto artistico nato ai tempi del liceo scientifico “Galilei”

10 Settembre 2024, 21:50

mde

Si chiamano “Mde” e il significato dell’acronimo non è ancora stato svelato. Sono i catanesi Francesco Scarcipino e Gianmarco Licciardello il corpo e l’anima di un progetto artistico nato ai tempi del liceo scientifico “Galilei” e declinato oggi ne “1’ep”: un microfono, una tastiera Anni 90’ e dei pezzi che faranno strada. In sinergia con un team di persone che hanno creduto in loro.

«“1’ep” ha preso forma dentro le mura di “Buddy Sound”, lo studio di registrazione a cura di Antonio Spina, il quale ci ha saputo ben indirizzare nella creazione di un gruppo di musicisti che collaborasse per la registrazione dei pezzi. Alla batteria Enrico Sangiorgio, al basso Claudio Ursino e alla chitarra lo stesso Antonio Spina. Il 12 luglio 2024 il sogno è diventato realtà».

Una chimica che scatta sui banchi di scuola nel 2014. Tuttavia la decisione di pubblicare le prime opere arriva solo dieci anni dopo. Qual è stata l’esigenza?

«È arrivata in concomitanza con la sensazione che quanto avevamo prodotto fosse finito. A fronte di molti pezzi inediti, sono stati selezionati per “1’ep” solo quelli percepiti come conclusi, ovvero canzoni a cui il tempo non avrebbe dato una nuova forma o nuove sfumature di significato».

Il primo singolo estratto è “Underneath”. Sotto cosa?

«Sotto il velo dell’apparenza. Sotto il velo di oscurità che sembra ricoprire a volte la nostra vita. Da sotto si vede la realtà. Una realtà che, sfuggendo al tempo e alla frenesia, ritrova la luce della bellezza».

Una piccola gemma è “Sottovoce”, nata da un giro di accordi scritto dal padre di Francesco.

«È un pezzo dentro il quale abbiamo inserito l’intimità di un amore che non ha bisogno di far troppo rumore per affermarsi e che trova il suo naturale corso nei piccoli gesti e nelle parole celate a chi non sa».

È presente anche una traccia strumentale dal titolo in greco classico. Da dove deriva questa scelta?

«Un titolo può obbligare l’ascoltatore a inoltrarsi in sentieri che invece naturalmente non percorrerebbe. Così abbiamo deciso di metterne uno in greco. Si tratta di un pezzo scritto di notte al piano, discreto per non svegliare i vicini. Come una ballerina in punta di piedi».

La verità comune a ogni canzone è l’amore, sotto varie forme. Ma qual è l’intento?

«Ogni brano ha una storia, una sfumatura, una verità a parte. Ciononostante la nostra grande ispirazione è sempre stata l’amore per la vita. Quanto all’intento, è tentare di rendere commerciale una musica che abbia un contenuto e un gusto, senza mai uniformarsi a messaggi ovvi e di largo consenso. Adesso stiamo lavorando al tour, insieme ad una serie di progetti che ci porteranno live da settembre. Le nostre aspettative sono alte».

Sei brani che inevitabilmente raccontano anche della loro Sicilia.

«È la nostra culla, spesso fonte di ispirazione con i suoi sfondi e i suoi profumi. Catania, in particolare, è poi una città perfetta per comporre. Non c’eravamo mai resi conto di come ti faccia venir voglia di mare a mezzanotte, anche senza far nulla. E il “far nulla” in quelle ore della notte è di fondamentale importanza per chi scrive musica».

Quanto è difficile dare gambe ai propri sogni in una realtà come la nostra?

«Si commette un errore se si pensa che i sogni abbiano sede altrove dal luogo di origine. La radice è nella nostra terra, lo sappiamo bene. Come sappiamo altrettanto bene che non è qui che raggiungeranno il culmine. I sogni si avverano con i fatti, e stiamo lavorando affinché camminino sulle proprie gambe».