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A Taormina accoglienza da star per Coppola a 50 anni dal Padrino, ma è polemica per la mancata intervista

Di Maria Lombardo

«Il cinquantenario de “Il Padrino” non è omaggio al passato ma ritorno al futuro”. L’ottantatreenne Francis Ford Coppola darà alla luce nel 2023 “Megalopolis” storia di un architetto di New York City, dal piano utopistico per ricostruire la città dopo una catastrofe. Interpreti Adam Driver, Forest Whitaker. 

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«Questo premio per tutti i sogni che ci ha dato, e per quelli che ci darà» dicono sul palco del Teatro antico col tutto esaurito ad apertura di TaorminaFilmFest (conduce Anna Ferzetti) i  direttori artistici Alò, De Luca e Pontiggia nel consegnare il Taormina Arte Award al regista de “Il Padrino” giunto dopo il nuovo restauro a introdurre il  film che torna  in sala per i suoi 50 anni. 

Ma se il regista ha strappato grandi applausi al pubblico, a Savoca grande delusione per la mancata visita al Bar Vitelli. Grande anche la delusione della stampa siciliana da sempre attenta, come questa testata, al festival e agli americani oriundi del Sud come Francis Ford Coppola, per la non disponibilità dell’organizzazione a farci conversare con il regista sulla Sicilia e i suoi ricordi del set de “Il Padrino”. Possibilità data ad alcune testate nazionali e non a quelle siciliane che giocano in casa. Esisterebbe forse “Il padrino” senza la Sicilia?!  E le magliette e calamite del “Padrino”, gadget per turisti?

 

 

«Ho sempre avuto rispetto per la storia dei Coppola -   aveva dichiarato  il regista - perché credo che il passato sia tutto». E volevamo chiedergli di questo passato da nipote d’emigrante, del libro di Puzo da cui la leggendaria trilogia cinematografica sulla mafia presa a modello dai boss: bella responsabilità, al di là dei meriti artistici, sulla quale ci sarebbe piaciuto interrogare il regista.  Ci giungono frasi riferite su cose che avrebbe detto ad altri (a quegli altri): “Sono felice che “Il Padrino” abbia superato la prova del tempo come “Apocalypse Now” e “Dracula” e che si festeggi in un  teatro antico. Negli Usa i cinema sono come fast food”. E poi a proposito della sentenza della Corte Suprema sull’aborto: “Rischiamo di perdere la democrazia con quello che sta succedendo in America con personaggi come Trump”. 

«Il Don era fuggito da Corleone per sottrarsi allo sterminio della sua famiglia, evento che l’avrebbe reso spietato anche se guidato da personale senso di giustizia.» Così scrive Puzo. Di questo ancora avremmo chiesto e poi sull’uso delle armi oggi in America e della guerra in Europa? Non è che Coppola (che non ha deciso da sé di evitarci), ci farà gentilmente avere le risposte appena rientrato negli Usa? 

Il festival parte fra un pieno di turisti. Oggi alla 15 “Una boccata d’aria” di Alessio Lauria con Aldo Baglio, siciliano che torna nell’isola per causa di eredità, “American Murderer” di Matthew  Gentile in concorso (ore 16,45 Palacongressi), alla 16 alla Casa del cinema “Venga a prendere il caffè da noi” di Lattuada con Ugo Tognazzi, Ferzan Ozpetek al Palacongressi ore 19 con “Ferzaneide”. Al Teatro Antico ore 21 si celebra il centenario di Gassman e di Tognazzi. Segue “La mia ombra è tua” di Ruggero Cappuccio con Marco Giallini.  

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