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Spettacoli

Alessio Boni, tutto palco e famiglia

L'attore il 25 e il 26 febbraio a Messina con "Don Chisciotte". Poi su Rai1 con due film Tv. "La paternità mi ha cambiato la vita, vado in tournée con moglie e figli"

Di Agata Patrizia Saccone 

Tra set e tournèe teatrale con il suo Don Chisciotte (che in questi giorni fa tappa anche in Sicilia) l’attore Alessio Boni si tuffa in una stagione piena di impegni professionali che condivide con la sua famiglia che in quest’ultimi due anni si è allargata con la nascita dei suoi figli Lorenzo e Riccardo. Lo spettacolo che farà tappa il 25 e il 26 febbraio al Teatro Vittorio Emanudele di Catania lo vede protagonista insieme a Serra Ylmaz, l'attrice nota per aver recitato nei film di Ferzan Özpetek, nel ruolo del fedele scudiero Sancho Panza. Vedremo Boni in Tv nel film sulla vita del medico che creò leparalimpiadi "A muso duro" e in "Rinascere", il film che racconta la storia di Manuel Bortuzzo. 

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Il periodo della pandemia è coinciso con un cambiamento radicale della sua vita privata, è diventato papà di Lorenzo e Riccardo…
«Sì, in piena pandemia esattamente in marzo e novembre. Mentre si affrontava questo periodo in modo assai difficoltoso anche dal punto di vista psicologico, a me invece si è riempita la vita grazie alla nascita dei miei due figli. Se avessi avuto una vita normale come quella che conducevo prima della pandemia non so se mi sarebbe accaduto tutto ciò, penso spesso a cosa mi sarei perso dovendo stare sempre al lavoro lontano da casa. Anche per l’obbligato stop professionale ho potuto assistere a entrambi i parti, una sensazione magica. La forza e la potenza che costituisce la nascita di un figlio è indescrivibile, quando è nato il mio primogenito Lorenzo ed ha aperto gli occhi in quel preciso istante ho compreso realmente cos’è l’eternità, la continuità della vita attraverso i propri figli».
Com’è cambiata la sua vita anche professionale dopo la paternità, ha dovuto rinunciare a qualcosa?
«Assolutamente sì, prima ero un battitore libero studiavo, lavoravo e poi c’era la mia vita privata con Nina. Adesso in ordine ci sono innanzitutto i miei figli, dopo io e Nina e infine c’è il lavoro. Prima mi bastavano un paio di giorni per leggere un copione adesso è da dieci giorni che provo a leggerne uno ma non riesco proprio perché sono fagocitato dai bambini, il focus è tutto concentrato su di loro e in particolar modo su Lorenzo che ha un’età in cui non puoi distrarti un attimo. Lorenzo mi ha fatto riassaporare l’essenza del gioco che naturalmente a 55 anni avevo perso, i bambini magicamente riescono a riportartici anche attraverso lo stupore». 

 


Proprio a Lorenzo quando aveva appena cinque mesi ha fatto fare il primo red carpet al Festival del Cinema di Venezia.
«Quello è stato un festival particolare perché era il primo post lockdown per cui senza pubblico ma solo con giornalisti e fotografi. Il red carpet di Lorenzo è stato una casualità, infatti avrei dovuto dare in braccio il bambino appena nato a un assistente giusto il tempo di percorrere i 15 metri di red carpet assieme a Nina e poi l’avremmo ripreso. Ebbene, quando scoprii che l’assistente non aveva fatto il tampone, non ho esitato neppure un attimo a tenere mio figlio in braccio e portarlo con noi sul red carpet. Non mi fidavo, perciò è stato un gesto spontaneo e non premeditato. Quella foto ha fatto il giro del mondo e credo che sia l’unico caso di un red carpet con un neonato in braccio. Se potessi i miei bambini li porterei sempre con me».
Oltre ad essere un padre straordinario è anche un figlio speciale, da giovanissimo ha saputo professionalmente supportare tuo padre. Ha dei ricordi speciali di quel periodo?
«Ho un vivo ricordo di quei momenti in cui andavamo a lavorare io mio fratello assieme a mio padre perché erano momenti unici. Papà, da piastrellista, insegnò a me e a mio fratello il suo mestiere, ci teneva moltissimo che seguissimo le sue orme, la strada professionale da lui già tracciata di un lavoro onorevole e onesto. Per quanto mi impegnassi capivo però che non era quella la mia strada, non mi sentivo appagato, cercavo altro pur non sapendo cosa realmente volessi fare. Poi decisi di partire in cerca della mia strada professionale e per lui fu una sorta di tradimento, per anni quasi non mi parlò. Poi però quando venne al Festival del Cinema di Cannes e vide concretamente cosa ero riuscito a fare con il mio lavoro, fu l’uomo più felice ed emozionato di tutto il festival».

 

 

Nella sua carriera di attore sua madre invece ha avuto un ruolo fondamentale.
«Mia madre ha fatto la differenza! Ricordo che mi disse “tu vai, vedrai che qualcosa riuscirai a fare, ne sono sicura!”. Mia madre non è un’attrice, non lavora nel mondo dello spettacolo perciò non conosce le difficoltà del percorso, però credeva in me, era seraficamente convinta e quando a vent’anni sai che tua madre sta dalla tua parte è davvero un’iniezione di fiducia, se non hai nessuno che ti supporta e tutti ti ostacolano il percorso diventa ancora più pesante. Quando studiavo a Roma ogni tanto mia madre, di nascosto a mio padre, mi mandava 200-300mila lire. Comprendevo perfettamente il sacrificio che comportasse per lei togliere dal budget di famiglia quella somma e accantonarla per me. Quel gesto significava tanto e non soltanto in termini economici, voleva proprio dirmi non mollare. Per mia madre avrei potuto intraprendere qualsiasi professione, lei era sicura che io sarei riuscito a svolgerla bene».
Ogni volta che c’è un applauso in teatro non è mai scontato, qual è il suo stato d’animo quando sale su un palcoscenico?
«La prima teatrale più che ansia da prestazione crea un forte senso di responsabilità, curiosità di sapere se ciò che percepiamo noi della produzione piace e riusciamo a trasferirlo anche al pubblico».  

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