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Canta che ti... pass, così concerti supersicuri

Gli organizzatori siciliani favorevoli alla "patente" vaccinale. La Ferlita: "Teatri a prova di contagi". Costa: "Scelta giusta, ma chi ha comprato i biglietti e non ce l'ha come farà?": Rapisarda: "Tamponi gratis a chi non ha il vaccino"

Di Giorgia Lodato

Per qualcuno è un’ulteriore conferma che i teatri e i luoghi dello spettacolo sono, e saranno, i più sicuri dove recarsi, anche nel bel pezzo della pandemia. Per altri una costrizione, un’ingiustizia, una presa di posizione. Un obbligo, malcelato, a farsi il vaccino.

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La notizia del green pass obbligatorio per accedere a ristoranti, eventi sportivi, concerti da un lato piace, dall’altra scoraggia. Si sente rassicurato chi ha già in tasca la certificazione verde, si infuriano i no vax. In tutto questo trambusto, come hanno accolto la notizia gli organizzatori dei concerti siciliani? E come pensano di regolarsi? 

«Lo scopriremo solo vivendo – commenta ironicamente Nuccio La Ferlita di Puntoeacapoconcerti -. Se di fatto i teatri all'aperto erano già dei luoghi sicuri grazie al controllo delle forze d'ordine, delle hostess e degli steward, al distanziamento di un metro, a mascherina, sanificazione, temperatura e 50% della capienza, e dove mai nessuno si era contagiato, adesso lo sono ancora di più».

Sarà più complicato dal punto di vista organizzativo, su questo non ci sono dubbi. «Credo, però, che se qualcuno aveva paura di andare a teatro per la paura del contagio, a questo punto può andare a comprare il biglietto e venire a vedersi il concerto in un luogo super sicuro e godersi lo spettacolo in maniera spensierata e con la giusta serenità».

Spetta all’organizzazione il controllo del green pass, oltre a quello del biglietto nominale. «Fa strano, questo devo dirlo, che l'unico posto all'aperto in cui bisogna esibire il green pass sia il teatro. Ci sembra un po' discriminante ed è un aggravio per l'organizzatore dello spettacolo. Ma il pubblico deve essere contento, perché è ancora più sicuro di prima, e i no vax dovranno semplicemente fare un tampone, come immagino sia già capitato come a tutti almeno una volta nella vita. Stanno prevedendo anche degli hub dove sarà possibile fare, anche all'ultimo momento, un tampone o, addirittura, il vaccino». 

«Il principio lo condivido – aggiunge Carmelo Costa - nel senso che ormai chi si voleva vaccinare è stato in grado di farlo e, se come dice Draghi, l'alternativa è ricominciare a chiudere e questo significa che non si chiude più e in prospettiva futura ci danno capienze più grandi, mi sembra una buona soluzione. L’unica pecca – aggiunge - ma siamo sempre in Italia, è che una cosa del genere avrebbero dovuto prevederla e comunicarla mesi prima, invece che quindici giorni. Sarebbe stato un maggiore deterrente verso chi era indeciso se vaccinarsi e ci avrebbe dato l’opportunità di organizzarci meglio». Il pensiero dell’imprenditore, però, va oltre quello del semplice cittadino.  «Penso ai biglietti venduti, ho Sting a fine settembre ed è sold out. Per motivi di privacy il software che legge il green pass non è lo stesso dei qr code comuni e dobbiamo capire come effettuare i controlli. Poi mi domando, cosa diremo a chi arriva al concerto con il biglietto e non ha il certificato? Non possiamo farlo entrare, ma non possiamo neanche rimborsarlo, perché a quel punto il biglietto non lo rivendiamo più. Quindi suggerisco a chi non ha il green pass di rivendersi il biglietto adesso. Per Sting abbiamo 1500 biglietti venduti e 4 mila richieste, non sarà un problema. Anche perché se i primi giorni ci sarà qualche “mal di pancia”, tra due mesi nessuno potrà dire “non lo sapevo”».

Pensa ai più giovani, invece, Giuseppe Rapisarda. «Ci sono biglietti in vendita da maggio per concerti che si terranno ad agosto e a settembre e i ragazzini di 13 e 14 anni li hanno già acquistati. Come si fa a dare un preavviso così breve? Il 6 agosto, per esempio, ci sarà Diodato a Taormina e molti non avranno ancora fatto il vaccino. È vero, possono fare il tampone, ma costa 50 euro. È una cosa corretta?». La soluzione, per Rapisarda, è rendere gratuiti tamponi molecolari nei drive in per chi è possessore del biglietto di un concerto. «Non posso chiedere a un ragazzino che ha pagato 20 euro per vedere Aka7even di farsi un tampone a 50 euro. Non mi sembra giusto». Fatta la legge, dunque, non bisogna trovare l’inganno, ma una modalità per gestirla. «Sono felice perché all’interno di un’area Covid free tutti ci sentiamo più tranquilli, spensierati e ci divertiamo di più. Ma ci sono tanti ragazzini a cui i genitori non hanno ancora fatto fare il vaccino e non gli si può impedire di vivere come tutti gli altri». 
 

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