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L'Aiace di Sofocle in scena al Castello Ursino di Catania: emozioni tra passato e presente

Scritta tra il 1967 e il 1969, è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale il poeta offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica

Di Redazione

Una donna, forse una proiezione, un miraggio, e un uomo, Aiace, evocato attraverso la voce di lei, ripercorrono insieme la storia del valoroso eroe greco. Sono questi gli ingredienti dello spettacolo Sogno di Aiace che, organizzato dall’Associazione Città Teatro, va in scena giovedì 8 settembre alle ore 21 al Castello Ursino di Catania (prenotazione tel. 095530153). Tratto da Sofocle – e da Ghiannis Ritzos - con la regia di Graziano Piazza, il monologo vede protagonista un’intensa Viola Graziosi che dà corpo e voce ai sentimenti dell’eroe greco. 

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Giovedì 8 settembre, al Castello Ursino di Catania, andrà in scena, nell'ambito della programmazione di Catania Summer Fest, la pièce sull’eroe greco nell’originale versione al femminile diretta da Graziano Piazza e interpretata da Viola Graziosi. Le prenotazione sono aperte al numero 095530153.
L’Aiace di Ritsos, scritto tra il 1967 e il 1969, è una rilettura della tragedia di Sofocle attraverso la quale il poeta offre una visione lucida e cruda della sua contemporaneità umana e politica. Pieno di dolore per non essersi aggiudicato le armi di Achille dopo la sua morte, accecato da Atena, Aiace fa strage di greggi, credendo di vendicarsi sugli Achei. Tornato in sé, però, non riesce a sopravvivere alla vergogna. Dai fasti delle vittorie fino al grottesco tragico epilogo, la donna riveste i panni dell’eroe attraverso le sue parole e le sue folle azioni, fino ad assumerne quasi le sembianze. Non più moglie e madre e amante, muta e impotente, ma eroina dei nostri giorni.

“Nel mettere in scena oggi questo testo – spiega il regista Graziano Piazza – ho voluto capovolgere le parti per interrogare il lato femminile, sensibile dell’eroe, quella voce muta che finalmente arriva al centro della scena e prende parte alla battaglia del vivere. L’Aiace di Ritsos è un eroe per forza, umiliato dall’impotenza della ‘normalità’, di ciò che gli altri gli impongono di essere. Un uomo che combatte le sue vicende quotidiane, teso verso un percorso mitico, ma a cui il destino fa compiere azioni ridicole e che, infine, scopre la liberazione di perdere ogni cosa. Dramma interiore di quanto al di là del genere il mito ci abita, ci muove, ci sorprende nelle piccole pieghe quotidiane della nostra esistenza contemporanea, ci permea di grandezza e di impotenza nello stesso tempo”. 
“L’Aiace al femminile – dice Viola Graziosi – è stato il mio primo monologo teatrale, il primo incontro diretto con gli spettatori. È un personaggio che mi ha insegnato il coraggio, la forza, ma anche la forza della fragilità, del mettere a nudo la propria anima”.

“È un testo – continua l’attrice - che mi sta particolarmente a cuore soprattutto nell’anno in cui ho perso mio papà e mio nonno, i due capostipiti della mia vita. Ritsos è forse il più grande poeta del 900, scriveva all’epoca dei Colonnelli e usava i personaggi del mito per parlare della sua condizione. Credo che anche noi, attraverso le sue parole possiamo riscoprire la nostra condizione. L’abbaglio della vita, il delirio delle maschere e degli inganni, la meraviglia di riscoprirsi parte del tutto di fronte all’infinito giorno che si desta”.

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