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Eurovision, standing ovation per la band ucraina

Al PalaOlimpico i primi 17 artisti. Applaudita la performance della Kalush Orchestra, tra i favoriti. Tra gli ospiti Diodato e Dardust. Ma è polemica sulle molestie al party inaugurale

Di Redazione

 Il volo di un drone che entra nel Palaolimpico di Torino Eurovision Village le note del 'Nessun dorma' della Turandot di Giacomo Puccini, hanno aperto la prima semifinale dell’Eurovision Song Contest nel segno di 'The sound of beauty'. Sul finale dell’incipit la voce di Sherol Dos Santos e coreografie avveniristiche. Quindi l’ingresso dei tre conduttori: Mika e Alessandro Cattelan in total black con Laura Pausini in un abito fucsia.

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Sono loro ad annunciare l’inizio della gara in cerca "degli eredi dei Maneskin", che con la loro vittoria lo scorso anno hanno portato la kermesse in Italia. Mentre l’hashtag Eurovision "è trend mondiale" sui social, come sottolineano i commentatori italiani della kermesse e conduttori dell’anteprima Cristiano Malgioglio e Gabriele Corsi, accompagnati da Carolina Di Domenico. Ad aprire la gara è l'Albania con Ronela Hajati che propone il brano 'Sekret'. 

 

«Troveremo la strada di casa anche se tutte le strade sono distrutte». E’ uno dei versi di "Stefania", il brano portato in gara all’Eurovision dal gruppo ucraino dei Kalush. Un misto di folk e rap per i favoriti alla vittoria finale.  Alla fine della loro esibizione in platea decine di bandiere giallo-blu, mentre il sole della scenografia sul palco si tingeva degli stessi colori. I Kalush entrano in scena come sesti cantanti in gara, dopo la concorrente Albanese e dopo Citi Zeni con 'Eat your salad’(Lettonia), Monika Liu con 'Sentimentaì (Lituania), Marius Bear con 'Boys do cry' (Svizzera), LPS con 'Diskò (Slovenia). 

 

 

Intanto, c'è polemica sulle accuse di molestie lanciate da alcune volontarie al party di inaugurazione di domenica.  Prima gli sguardi insistenti, gli ammiccamenti, poi gli abbracci sempre più invadenti, le mani dappertutto. «Mi sono sentita indifesa, volevo scappare, ma non potevo...». Paola, il nome è di fantasia è una delle volontarie che sostiene di essere stata molestata da alcuni ballerini durante il party di inaugurazione dell’Eurovision Song Contest, domenica sera alla Reggia di Venaria. Una festa vip in una cornice esclusiva, la Citroniera della residenza sabauda patrimonio dell’Unesco, che per alcune ragazze con la maglia arancione, il colore della loro divisa, si è trasformata in una esperienza «imbarazzante» e «tutt'altro che piacevole». 

 Al momento non risultano denunce alle forze dell’ordine, e dal Comune di Venaria Reale arrivano smentite, ma chi ha assistito alla serata parla di «persone che hanno esagerato con l'alcol». Protagonisti degli atteggiamenti non richiesti, secondo le volontarie, gli staff di alcuni artisti stranieri: "C'erano alcuni ragazzi delle delegazioni che ci abbracciavano in continuazione - è il racconto che rimbalza sulle chat delle ragazze - Uno mi ha messo la mano sulla vita e ha cercato di baciarmi. Sono riuscita a svincolarmi, ma un altro si è avvicinato e si è comportato nella stessa maniera. Alla fine siamo riuscite ad allontanarci». 


 «Sono contenta di fare la volontaria di Eurovision - prosegue Paola - ma non mi aspettavo che quella che doveva essere per me una bella esperienza si trasformasse in palpeggiamenti e molestie. Le stesse che purtroppo capitano spesso in discoteca. Mai mi sarei aspettata che questo avvenisse in party come quello di domenica». 
 «Come spesso capita la voce delle donne che vivono violenza viene silenziata, i loro racconti non creduti e le loro esperienze non ascoltate», è la presa di posizione del collettivo femminista Non Una di Meno che, nel ricordare le segnalazioni simili arrivate dall’Adunata degli Alpini di Rimini, rivolge alle volontarie «tutta la nostra solidarietà. 

 

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