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Gino Astorina: «Carissimo Tony, Standing ovation. Sipario»

Chissà perché non dovevamo ammettere di conoscere a memoria tutti i suoi testi e almeno una volta non aver dedicato una scampagnata alla sua discografia cantando a squarciagola a uso karaoke

Di Gino Astorina

Chissà che risate si starà facendo adesso, noi qui a cercare di classificare, codificare, formalizzare  le sue opere, sì, ho detto opere parlando delle sue canzoni, perché l’ipocrisia è roba da vivi, ora che non è più fra noi, ci saranno orde di filosofi, critici, “prufissuruni” che si arrogheranno il diritto di spiegare a noi gente comune il fenomeno Brigantony. Sì, ne sono sicuro si sta ammazzannu de risati, come quando ti incontrava per strada e ti raccontava della sua ultima serata in una piazza sperduta di quel paese di “Pizzu di muntagna” che per la prima volta ne sentivi il nome e con la stessa serenità, ma soprattutto umiltà, poteva farti partecipe del pienone ottenuto al Madison Square Garden di New York. 

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Potrei scomodare Kipling con la sua “If” per parlare del suo equilibrio e della sua coerenza, ma non vorrei che mi lanciasse un “Ginu levici manu…!”. Forse la sua lezione più grande credo sia proprio questa, ha dimostrato a noi tutti di accettare la vita mettendo insieme i “chini che vacanti”.  Forse, ma questa è una mia idea, all’estero si divertiva di più, faceva cantare, commuovere, chi per bisogno aveva dovuto lasciare il paese natale chi non era più riuscito a ritornare e sentire il proprio dialetto. Per una sera li rendeva felici, li faceva sentire a casa. Grande Tony! 


Eppure c’era chi aveva la sua cassetta in macchina e con la stessa tecnica di acquisto in edicola del giornale porno infilato dentro il quotidiano di finanza, tirava fuori la musicassetta “vastasa” da una custodia con la copertina dei “jethro tull” l’ultimo capolavoro di Antonio Caponnetto! Chissà perché non dovevamo ammettere di conoscere a memoria tutti i suoi testi e almeno una volta non aver dedicato una scampagnata alla sua discografia cantando a squarciagola a uso karaoke. Poi improvvisamente lo sdoganamento, e questo forse ha nociuto al personaggio perché gli ha fatto perdere quel senso carbonaro che faceva tanto trasgressione.

Ho avuto la fortuna di assistere ad un suo concerto tenuto al Metropolitan di Catania, uno spettacolo sul palco e in platea. Il pubblico si sentiva autorizzato a dialogare con lui ad ogni presentazione di brano, non posso mai dimenticare il suo bis, di fine concerto. “Amici vi lascio perché domani abbiamo una serata a Dusseldorf e c’è ‘mpocu di strada…” da una poltroncina parte un: “A nenti ci poi luvari?”  senza scomporsi con il suo meraviglioso sorriso replicò: “Scunchiurutu, viri ca ju haja statu appiddaveru a Gemmania, o Beggiu a Merica… e m’arrisutta ca tu u nasu fora di picaneddu non l’ha misu mai”, cenno all’orchestra standing ovation, sipario. Ciao Tony.

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