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Fabia Mendoza (foto Johanna Laleh von Holst)

Spettacoli

I Berlin art diary di Fabia Mendoza arrivano a Ortigia

L'artista e scrittrice tedesca presenta a Siracusa le sue piccole storie di strani incontri con aspetti anche autoironici

Di Giorgia Lodato

Film-maker, fotografa, regista, musa, moglie, scrittrice, mamma, docente all’Accademia di Belle Arti di Catania, curatrice di mostre, speaker radiofonica. Fabia Mendoza, berlinese classe 1986, ha tante anime, tante vite, tante sfumature. Tra i progetti che le hanno dato visibilità in Italia c’è “Berlin Art Diary - Cronache di una Musa”, che l’autrice presenterà il 26 luglio, alle 19, da Fratelli Burgio al Porto di Ortigia.

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Ma chi è, in realtà, Fabia Mendoza? «Che domanda! – risponde con una risata che mette subito di buon umore – faccio tante cose, alcune per piacere e altre per necessità. Ma quello che sogno realmente è poter pubblicare il mio secondo libro. Dopo Berlin Art Diary ho cominciato a scrivere Sicily Art Diary. Quando siamo arrivati in Sicilia – spiega - mi sentivo un pesce fuor d’acqua. In fondo sono una ragazza di città! Così ho cominciato a mettere nero su bianco le mie sensazioni».

Un po’ com’era successo, anni prima, con Berlin Art Diary. «Sono autobiografici al 100% - racconta Fabia - ho cominciato a scriverli per una rivista berlinese. Sono piccole storie autoironiche di strani incontri che ruotano attorno alla vita artistica berlinese. Per tanti anni ho fatto la musa per mio marito, l’artista americano Ryan Mendoza, e l’ho aiutato a costruire la sua carriera, occupandomi nel frattempo anche della nostra famiglia. Il tipico esempio della donna forte dietro l’uomo di successo».

Quando Ryan ha avuto un ictus, però, Fabia ha aperto gli occhi. «Mi sono improvvisamente svegliata. Non avevo mai pensato a me e lui come una cosa distaccata, il suo successo era il nostro. E in quel momento mi sono chiesta cosa avevo costruito per me. Così ho iniziato a scrivere le mie storie, un primo passo verso il dare peso ai miei progetti e sostanza ai miei sogni, verso la mia emancipazione da ragazza a donna, da musa ad artista, da mamma a essere umano».

Nato come sequel di Berlin Art Diary, i diari sulla Sicilia hanno preso pian piano forma, diventando un vero e proprio romanzo ambientato in Sicilia, tra Catania e l’Etna. «Amo Mamma Etna! Prima di trasferirci in Sicilia abbiamo vissuto 8 anni a Napoli, dov’è nato mio figlio Dylan. Quando aveva un anno e mezzo, non avendo supporto familiare ed essendo una città caotica, siamo tornati a Berlino ma sentivamo la mancanza del Sud Italia. E quando siamo venuti per la prima volta in Sicilia abbiamo pensato subito che era una buona opportunità e abbiamo comprato casa a Santa Venerina. La Sicilia è stata sempre molto generosa con noi, ci hanno accolto tutti molto bene».

Ecco perché oggi Fabia sogna di poter restituire qualcosa alla terra che l’ha ispirata, pubblicando il suo secondo romanzo con una casa editrice tedesca e trovando i fondi per farlo diventare un film. «Penso che il cinema in Sicilia sia un mercato in grado di generare molto lavoro, basti pensare che da poco hanno girato Indiana Jones. È una grande possibilità e mi piacerebbe esserne parte». In Sicily Art Diary ci sono varie storie sulla cultura siciliana, è meno autobiografico ma ricco di spunti interessanti. «Come tutti i registi parto da me per poi raccontare una storia che ha diverse sfumature».

Anche se la vita di Fabia potrebbe davvero essere un film. «Quando mi sono trasferita in Sicilia non sapevo come portare il mio cavallo – racconta all’improvviso - e allora con un’amica abbiamo deciso di scendere da Berlino a cavallo. Ce l’ho da quando ho 14 anni, adesso ne ha quasi 30 anni, abbiamo passato tutta la vita insieme. È arabo ma adesso è anche un po’ siciliano. Che avventura, se ci ripenso non lo rifarei mai!», dice Fabia, che oggi, nella vita, ha solo un desiderio: «Lavoro da quando ho 16 anni, non vengo da una famiglia benestante e con la scrittura è difficile vivere. Non voglio successo, vorrei solo creare la possibilità di vivere i miei sogni».

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