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Spettacoli

Il successo di Màkari, Claudio Gioè: «La Sicilia mia e di Lamanna»

L'attore, protagonista della fiction, che si basa sui racconti dello scrittore Gaetano Savatteri, commenta l'ottimo riscontro dei dati d'ascolti di questa seconda stagione

Di Vincenzo Santagati

La serie tv Màkari, attualmente in onda su Rai1, ha scalato il podio degli ascolti, con la trasmissione della prima puntata della seconda stagione. Oltre cinque milioni di telespettatori (con uno share che ha raggiunto il 25,4 per cento) hanno seguito le nuove avventure della coppia composta da Saverio Lamanna e Peppe Piccionello, interpretati rispettivamente da Claudio Gioè e Domenico Centamore. La fiction, prodotta da Palomar in collaborazione con Rai Fiction, e diretta da Michele Soavi sulla base dei racconti dello scrittore Gaetano Savatteri, è un’esposizione a tutto fondo delle bellezze siciliane, tra le quali i personaggi di Lamanna e Piccionello si muovono mandando avanti le loro vite in un vortice di investigazioni a tinte gialle, relazioni amorose, commedia e riflessioni sulla vita e sul senso di responsabilità del singolo. 

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Il duo Lamanna-Piccionello sta tenendo incollati i telespettatori italiani, i quali hanno assistito nel corso della prima stagione della fiction e, ora anche nella seconda, allo sviluppo di una relazione fraterna e pertanto anche critica fra un giornalista e scrittore, Saverio Lamanna, il quale deve rimettersi in gioco dopo un’uscita di scena riguardante la propria carriera da dimenticare, e un eccentrico e trasandato amico di vecchia data, Peppe Piccionello, che si rivelerà indispensabile per il primo. Ai due, si aggiunge anche Suleima, interpretata dalla giovane e avvenente Ester Pantano, che conquisterà da subito l’occhio e il cuore di Lamanna.  

Nella serie si assiste a un’interpretazione di Claudio Gioè un po’ diversa dai consueti ruoli con cui negli ultimi vent’anni l’attore si è impresso nella mente del pubblico italiano; un’interpretazione forse meno impegnativa in termini di caratterizzazione del personaggio ma comunque tutt’altro che disimpegnata. 

Cos’ha di nuovo Saverio Lamanna rispetto alle precedenti esperienze?
«Sto sperimentando una leggerezza che prima non potevo praticare. Il fatto di interpretare un personaggio così labile, ironico, cinico, che cambia registro continuamente, dal drammatico al comico, mi dà modo di sviluppare qualcosa di diverso. È di certo una sfida personale. Ho molto in comune con Saverio Lamanna. È più o meno mio coetaneo, abbiamo gli stessi riferimenti culturali, condividiamo la stessa Sicilia che ho vissuto da ragazzo, e anche lo stesso fatto che io abbia vissuto tanto a Roma, e poi sia tornato. In comune abbiamo appunto anche la caratteristica siciliana di non prendersi troppo sul serio, di sdrammatizzare, ma anche la caparbietà per portare alla luce la verità». 

Leggero, peraltro, si fa per dire, perché si tratta di una leggerezza densa di fatica. Lamanna cerca infatti di scappare dai propri demoni e dalle responsabilità. Tornato a Macari dopo aver perso il lavoro di portavoce al Ministero dell’Interno, Lamanna si ritrova in circostanze che di volta in volta finiscono per riattivare il suo acume investigativo di giornalista e l’esigenza di arrivare alla verità. C’è quasi un’implicita riflessione sul giornalismo stesso, soprattutto su ciò che significa essere giornalista in Sicilia. 
Sotto ogni azione di Lamanna c’è un principio etico, che gli viene da un giornalismo d’impegno, del quale lui prima faceva parte. Quando viene invitato dai cronisti di nera a Palermo, c’è anche una sorta di malinconia in lui, perché lui è un giornalista che viene da lì. Tutto questo gli serve per cercare di capire chi è, per chiarire sé stesso. Purtroppo, in Sicilia l’elenco dei giornalisti caduti per mafia è lungo, e Lamanna si ispira sicuramente alla migliore tradizione di quei cronisti. 

La permanenza di Saverio in Sicilia, dopo il suo ritorno, è fin da subito affiancata dalla presenza in un certo senso invadente di Peppe Piccionello, con il quale però il giornalista formerà fin da subito coppia fissa anche nelle avventure investigative. 

Cosa c’è di nuovo rispetto alle dinamiche dei personaggi nei polizieschi recenti e tradizionali all’italiana?
«La coppia Lamanna-Picconello è come nei romanzi di Savatteri una coppia di detective sui generis e abbastanza originale. Sono due personaggi che si completano a vicenda: uno è molto razionale, l’altro ragiona di pancia e di cuore, e riescono grazie a questa loro complicità a risolvere i casi in maniera anche a volte rocambolesca. Con Domenico, poi, con cui sono legato da anni in amicizia, è puro divertimento nel set. La diversità rispetto ad altri eroi di questo tipo è invece che Lamanna è anche un antieroe, a volte un po’ fastidioso, uno che s’intrufola. Ora avremo modo di conoscerlo meglio, perché vedremo che questo fluire di parole nasconde delle fragilità, delle debolezze, quali per esempio il dolore per la perdita di una madre andata via quanto ancora era troppo giovane. Tutti aspetti che andranno approfonditi in questa seconda stagione». 

Cosa ti auguri che arrivi maggiormente al pubblico dal tuo personaggio ma in generale da tutta la serie di Màkari?
«Mi aspetto sicuramente che arrivi appunto il fascino dei luoghi, delle immagini, delle musiche, e certamente delle emozioni e dei sentimenti, delle relazioni tra i personaggi. Vorrei che passasse tutto questo allo spettatore».
La prossima puntata di Màkari, la penultima di questa seconda stagione, andrà in onda stasera alle 21.25 su Rai1. 

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