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Spettacoli

Maria Grazia Cucinotta e Ninni Bruschetta in un amarcord generazionale degli Anni '90

Il film "Gli anni belli" diretto da Lorenzo D’Amico De Carvalho nipote d’arte, alla sua opera prima, storia di formazione girata in parte sullo Stretto 

Di Maria Lombardo

Al fianco di Ninni Bruschetta, suo marito,  Mariagrazia Cucinotta torna sul grande schermo nel ruolo di mamma di Elena adolescente pasionaria e amante dei Nirvana. Un film girato in parte vicino Messina. Anni Novanta, i genitori di Elena (Romana Maggiora Vergano) si trascinano nella ripetitività. Sullo sfondo di un'Italia che sta cambiando arriva per la ragazza un cambiamento, l'estate più esaltante di sempre, tra rivoluzioni, sofferenze d'amore, falò in spiaggia. Nel cast anche Ana Padrão e Stefano Viali. Ecco “Anni Belli” (in sala il 7 febbraio, produzione Bendico e Rai Cinema con la Radiotelevisione portoghese) il film scritto da Anne-Riitta Ciccone (autrice del soggetto) e Lorenzo D’Amico de Carvalho italoportoghese, coppia nella vita. Lui è nato fra le pagine del cinema, per così dire, essendo nipote di Suso Cecchi D’Amico ma ha un bel curriculum come documentarista e regista di teatro e di lirica. «Da bambino e ragazzino - dice il quarantenne Lorenzo - facevo lunghe passeggiate con mia nonna e i cani e camminando inventavamo storie. Poi facevamo i dialoghi degli animali. Sono convinto che questo mi abbia molto spinto al senso della narrazione e del dialogo». 

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Un film leggero ma interessante girato in parte sullo Stretto e nella zona di Torre Faro, storia di formazione e che racconta un rapporto emblematico genitori-figli. 
Anne-Riitta Ciccone ha voluto che si tornasse nei luoghi in cui aveva girato nel 2002 “L’amore di Marja”, film autobiografico: «Amo quella zona per la sua mitologia di Scilla e Cariddi». La sceneggiatrice e regista italo-finlandese ha offerto a Lorenzo il suo soggetto scritto anni fa per farne la sua opera prima come lungometraggio. Ruolo in evidenza quello della Cucinotta.
Mariagrazia, sempre felice di interpretare la mamma?
«E’ un ruolo che si addice alla mia età sia di donna che d’attrice: ho una figlia adolescente. Elena sembra mia figlia, a 14 anni ero così. Sembravo più grande. C’è tanta verità in questa storia degli anni Novanta e molto attuale: voglia di affrontare il mondo e scoprirlo. Al centro c’è anche il tema della coppia. Ci sono i figli a cui pensare, la coppia  perde la complicità, la donna ha paura invecchiare e di non essere più attraente. Ci si ritrova da soli ed è la storia di tanti che devono decidere se andare avanti o mollare. Quanto ai figli adolescenti, cambiano le tecnologie ma le storie sono sempre quelle. Bisogna lasciarli pensare con la loro testa. Mi sono divertita nel ruolo di Adele che cerca di riprendersi la propria intimità e di essere donna. La madre come la figlia non accetta il lasciarsi vivere». 
Il cinema italiano come va in questo momento?
«I film dipendono dai registi. Non esistono cattivi attori ma cattivi registi che pensano di più alla parte tecnica e non si sanno relazionare».

La Cucinotta ha accantonato l’impegno di produttrice per via della crisi causata dalla pandemia ed anche per l’impegno teatrale intervenuto con “Figlie di Eva” che dovrebbe riprendere la tournée nella prossima stagione. Sta facendo televisione: un programma di cucina che si chiama “Ingrediente perfetto” ogni domenica mattina su La 7 alle 10,50. 
Ti piace cucinare?
«Molto. E poi attraverso la trasmissione stiamo scoprendo tante eccellenze anche siciliane: piccole aziende, prodotti tipici, piccoli allevatori da cui ottenere ingredienti sani. Basta cambiare un pomodorino, per cambiare tutto». 

 

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