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Spettacoli

Noa, un cuore di musica senza confini

la cantante accompagnata dal chitarrista Gil Dor, protagonista di un concerto "esclusivo" ispirato al nuovo album "Afterallogy"

Di Leonardo Lodato

Sarà la scalinata della monumentale Cattedrale barocca di Noto, patrimonio dell’Umanità, a fare da superba scenografia ad un nuovo appuntamento tra la cantante Noa e la nostra isola. Merito degli organizzatori del Festival Internazionale Notomusica, giunto alla 46ª edizione, che ospiteranno domani sera l’artista israelo-yemenita che, accompagnata dal chitarrista Gil Dor, e con “special guest”  il percussionista Ruslan Sirota, presenterà dal vivo il nuovo album “Afterallogy”, dedicato ai più celebri standard del jazz, da “Anything Goes” a “Calling Home”, da “My Masquerade” a “My funny Valentine”.

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Finalmente si torna ad assaporare la dimensione “live”. A guardare negli occhi il proprio pubblico. Restare fermi ha dato a tutti noi modo di “riprogrammare” la propria vita non solo nel pubblico ma anche nel privato. Quali sono stati i pensieri predominanti di Noa durante il lockdown?
«All'inizio - racconta la cantante - ero molto preoccupata per il mondo, per la mia famiglia, soprattutto per i miei genitori, per la situazione politica in Israele e in altri Paesi e per molte altre cose. Ma, dopo uno shock iniziale e un momento di pausa , io e Gil abbiamo deciso di andare avanti. E così abbiamo sfruttato molto bene il tempo per fare le cose che volevamo davvero fare. Prima di tutto, semplicemente per passare del tempo con le nostre famiglie. E questo è stato meraviglioso, dopo tanti anni di tour! Poi, abbiamo iniziato a fare concerti da casa in live-streaming per numerose istituzioni in tutto il mondo sostenendo gli operatori sanitari e cercando di contribuire alla risoluzione della crisi del Covid-19, soprattutto in luoghi che amiamo come l'Italia, la Francia e la Spagna, e naturalmente la nostra casa, Israele. Dopo, abbiamo iniziato a registrare un nuovo album, la nostra recente produzione jazz, intitolata “Afterallogy”».
In occasione del primo lockdown tutti abbiamo pensato che l'uomo ne sarebbe uscito più forte ma, soprattutto, più unito e meno individualista. Che sensazione ha, oggi, di certi buoni propositi già fin troppo velocemente dimenticati?
«Penso che sia troppo presto per dirlo. Trovo difficile credere che il mondo tornerà esattamente com'era prima di questa pandemia. Alcune cose dovranno cambiare, e dovremmo trarne insegnamento, se vogliamo sopravvivere. Penso che ognuno di noi dovrebbe assumersi più responsabilità personale per la propria vita, meno avidità, consumismo e sprechi; dobbiamo rafforzare la solidarietà nelle nostre comunità e rafforzare la democrazia nei nostri paesi».
La pandemia da Covid 19 ha influenzato anche il titolo del suo ultimo album “Afterallogy”. In che modo?
«Come ho detto prima, il lockdown ha dato a me e a Gil il tempo e lo spazio per dedicarci a questo progetto che avevamo in mente da molti anni. Suppongo che se la nostra vita frenetica fosse continuata come sempre forse avremmo scelto progetti diversi a cui dedicare il nostro tempo. Sono così felice che abbiamo avuto questa pausa che ci ha dato la calma e l'intimità per registrare questo album. Penso che il disco rappresenti molte cose che ritengo importanti non solo a livello personale ma per il mondo in generale: rispetto per l'arte e la cultura al più alto livello, umiltà, amicizia, comunicazione, profondità, attenzione ai dettagli, e una reale minimizzazione dell'ego, al fine di produrre qualcosa di grande».
La presentazione del disco è avvenuta al Terminal 4 di Tel Aviv, perché questa scelta?
«Viviamo in Israele (ride, ndr) il Terminal 4 è un grande club che presenta un sacco di grande musica, e ha un accordo per trasmettere in streaming congiunto con il BlueNote di New York. Siamo stati onorati di presentare “Afterallogy” sotto le ali storiche del BlueNote».
Da Cole Porter a Bernstein e Rogers & Hammerstein, questo disco è un omaggio alla musica per grandi orchestre e al jazz. Cosa vi ha indirizzato verso questa scelta?
«Il jazz è una parte importante delle nostre vite, io sono cresciuta con questa musica a New York, Gil è uno dei più noti chitarristi jazz di Israele, ed è anche il fondatore della Rimon School of Music di jazz e musica contemporanea, dove ci siamo conosciuti. Il nostro primo album internazionale è stato prodotto dal grande chitarrista jazz Pat Metheny, e ci siamo esibiti in centinaia di festival jazz in tutto il mondo, tra cui Catania Jazz, dove abbiamo incontrato Pompeo Benincasa, che è il nostro agente in Italia e nostro grande amico ormai da 30 anni. Il jazz per me è sinonimo di eccellenza, dedizione, libertà, coraggio, rispetto e bellezza».
Lei e Gil Dor, coppia artistica ormai più che consolidata. Qual è la ricetta segreta che vi tiene uniti?
«Come in ogni relazione, accadono molte cose. Ma alla fine, c'è un grande rispetto reciproco, una grande complicità, e una vera e profonda amicizia. Siamo persone che credono nel lavoro di squadra, non dipendenti dal nostro ego ma dalla musica, e dalla bellezza del viaggio. Siamo entrambi felicemente sposati, con figli, Gil ha avuto anche dei nipoti! E parallelamente abbiamo creato una famiglia musicale».
Due estati fa avete inaugurato le visite notturne alla Villa del Casale di Piazza Armerina. Nel tempo, concerti ad Agrigento e in altri posti storici tra i più belli della nostra terra. C'è una location in particolare nella quale le piacerebbe esibirsi?
«Mi piacerebbe presentare il mio progetto dedicato a Bach, alla Scala di Milano. E mi piacerebbe festeggiare 30 anni in Italia, sul palco di Taormina».
Già questo ritengo che sia un messaggio indirizzato a chi di dovere, ma ha qualcosa da dire ai suoi tanti ammiratori italiani e, in questo caso, soprattutto siciliani, che attendono il concerto a Noto?
«É vero, la Sicilia ha un posto speciale nel mio cuore. Auguro a tutti buona salute! Non vedo l'ora di incontrare i miei amici a Noto, e spero anche questo inverno nei teatri, o da qualche parte lungo la strada della vita. Sento che il mio rapporto con quest'isola va ben oltre la mia carriera, e sono molto grata per tutti i bei momenti che ho vissuto con tutti voi». Prende un foglio di carta e disegna tre cuoricini. Sono per i suoi fans...  

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