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Olivia Manescalchi, dalla Melevisione alle tragedie greche: intervista con l'attrice torinese

Nell'immagine collettiva è la Gnoma Linfa della trasmissione televisiva dedicata ai bambini, oggi recita al Teatro Greco di Siracusa in “Coefore Eumenidi”

Di Monica Cartia

Nell'immagine collettiva Olivia Manescalchi è la Gnoma Linfa di Melevisione, trasmissione televisiva dedicata ai bambini in onda fino a qualche anno fa su Rai Tre. Ma in realtà l'attrice torinese è anche tanto altro. Si è diplomata alla scuola del Teatro Stabile di Torino diretta dal maestro Luca Ronconi e ha lavorato con registi importanti come Mauro Avogadro, Walter Pagliaro, Gabriele Vacis, solo per citarne qualcuno. Nel 56° ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco di Siracusa recita in “Coefore Eumenidi”, di Eschilo diretta da Davide Livermore. Lo spettacolo che il regista torinese mette in scena in uno dei teatri più suggestivi al mondo è un kolossal. Olivia Manescalchi è Atena, figlia di Zeus. Colei che istituirà un tribunale composto dai migliori cittadini di Atene che avranno il compito di assolvere o di condannare Oreste. Determinante nell'assoluzione il voto della dea della giustizia che entra in scena con un tailleur nero ed è decisa, sfrontata, assoluta. Manescalchi è la certezza all'interno della messinscena che il teatro non è finzione, che serve a scuotere le coscienze e a lanciare un messaggio. Proprio la scena finale del processo rimanda a quelle trasmissioni televisive in cui ci si urla addosso senza ascoltarsi.  

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Ha avuto la fortuna di lavorare con grandi registi, primo tra tutti Luca Ronconi. Quali insegnamenti le ha lasciato?

«Mi ha lasciato l'importanza della parola. La scelta che fa un autore mentre decide di usare una parola e non un'altra con l'intento di farla arrivare al pubblico».
Per anni è stata uno dei volti della trasmissione televisiva per bambini “Melevisione”. Quanto è stata importante quella esperienza per la sua carriera?
«Mi ha insegnato tanto perché ho fatto una gavetta incredibile davanti alle telecamere. Le riprese duravano tantissimo e questo poi mi ha aiutato perché è un mezzo che non mi ha messo mai alcun timore. Mentre lo facevo sicuramente non ero consapevole ma adesso capita che i ragazzi mi incontrino e ci ringraziano perché fondamentali in un momento di crescita. La Melavisione entrava nelle case e faceva del bene, era un amico con cui passare il pomeriggio».

In “Coefore Eumenidi” è la dea Atena. A chi si è ispirata nell'interpretarla? Io ho visto la Meryl Streep de “Il diavolo veste Prada”.

«Perfetto. L'hai presa in pieno. È stato uno dei suggerimenti di Davide Livermore. Quando Davide ha iniziato a parlarmi di Atena, io sono entrata nella sua visione e pian piano mi sono resa conto che come dice lui Atena è già tutta nel testo. Molti ne fanno la dea della giustizia e va bene. Ma lei come convince le Erinni a diventare Eumenidi? Con l'arte dell'oratoria, con un lato oscuro, con dei compromessi. Lei è una dea capricciosa, pensa di essere l'unica dea importante e si comporta come se ci fosse solo lei». 

Atena in Tailleur. Elegante ma anche dominante nell'abito di Gianluca Falaschi.

«L'abito è una meraviglia e sottolinea la concezione che Atena ha del mondo. Non basta l'apparenza, la bellezza. L'estetica non è tutto. Lei è cervello, potere, autorevolezza. Lei non può pensare che ci  siano altre più belle di lei».

Cosa le piace del suo personaggio?

«Sicuramente il fatto di poter interloquire con il pubblico. Non tutti i personaggi hanno questo privilegio».

È la prima volta che recita al Teatro Greco di Siracusa, stasera in replica. Cosa porterà con sé di questa esperienza? 

«Per me recitare qui è un sogno che si realizza. È un luogo magico. Mi sento dentro la storia e mi porto l'energia che circola in questo luogo. Quando entro in scena, prima di parlare, guardo il pubblico e me lo godo. È talmente bello quel momento che non smetterei mai di riviverlo. Mi piacerebbe recitare con la luce per guardare i loro volti ancora meglio». 

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