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Paolo Taviani porta la Sicilia in concorso a Berlino con "Leonora addio"

Unico film italiano in gara racconta la rocambolesca avventura delle ceneri di Pirandello, l'altra storia è ispirata alla novella "Il chiodo" dell'Agrigentino

Di Redazione

«Il grottesco delle ceneri sballottate dal caso e dalla stupidità umana pare uscito dalla stessa penna di Pirandello: il paradosso, il ridicolo che scivolano nell’assurdo. Come assurdo è il furore tragico de IL CHIODO, la seconda storia del film ispirata a Pirandello da un fatto di cronaca a Brooklyn: 'bambina uccisa da un ragazzo italiano'. Qui la verità della cronaca si fonderà con un’altra verità, quella del film». Così Paolo Taviani racconta il suo LEONORA ADDIO, unico film italiano in concorso al Festival di Berlino (10-16 febbraio) girato in Sicilia, tra Catania (nella foto il set al Monastero dei Benedettini), Agrigento, Sirausa. 

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LEONORA ADDIO, idealmente ispirato all’omonima aria del TROVATORE di Giuseppe Verdi e non alla novella dello scrittore del 1910, racconta infatti la rocambolesca avventura delle ceneri di Pirandello e il movimentato viaggio dell’urna da Roma ad Agrigento, fino alla tribolata sepoltura avvenuta dopo quindici anni dalla morte. E a chiudere il film poi l’ultimo racconto di Pirandello scritto venti giorni prima di morire: IL CHIODO in cui il giovane Bastianeddu, strappato in Sicilia dalle braccia della madre e costretto a seguire il padre al di là dell’oceano, non riesce a sanare la ferita che lo spinge a un gesto insensato. 


 Va detto che Luigi Pirandello, morto a Roma il 10 dicembre del 1936, nel suo testamento aveva lasciato queste precise disposizioni: «Sia lasciata passare in silenzio la mia morte. Agli amici, ai nemici preghiera non che di parlarne sui giornali, ma di non farne pur cenno. Né annunzi né partecipazioni. Morto, non mi si vesta. Mi s'avvolga, nudo, in un lenzuolo. E niente fiori sul letto e nessun cero acceso. Carro d’infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti, né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi. E il mio corpo appena arso, sia lasciato disperdere; perché niente, neppure la cenere, vorrei avanzasse di me. Ma se questo non si può fare sia l’urna cineraria portata in Sicilia e murata in qualche rozza pietra nella campagna di Girgenti, dove nacqui». Le cose, però, non andarono affatto così. 

 

 «È proprio una bella notizia - ha detto poi Taviani di questa edizione della Berlinale - che il Festival di Berlino si farà in presenza. Sì, è una bella sfida ai virus che ci perseguitano. È il cinema che combatte e Berlino è un Festival che non si scoraggia e cerca sempre il nuovo del cinema nel mondo. Buona fortuna allora al direttore Carlo Chatrian e ai suoi collaboratori. E a tutti noi!». 

 


 «Con Paolo Taviani condividiamo dei ricordi indelebili, quando nel 2012 CESARE DEVE MORIRE vinse l’Orso d’Oro fu una gioia grandissima e un motivo di orgoglio essere riusciti a riportare l’attenzione sulla cinematografia italiana, dopo tanti anni di assenza dai palmares del Festival di Berlino», dichiara infine Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema. 

 

 Il film uscirà in sala il 17 febbraio, subito dopo la presentazione in concorso al Festival, distribuito da 01. 
 

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