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Puntalazzo Jazz Festival, stasera chiusura "alla siciliana" con lo Spartà 4et e il Bass Duo Panascìa-Deidda

E dopo gli ospiti internazionali, arrivano i “nostri” alla kermesse di Mascali

Di Redazione

E dopo gli ospiti internazionali, arrivano i “nostri”. Il Puntalazzo Jazz Festival 2021, la kermesse internazionale di Puntalazzo di Mascali, arriva alla serata finale con un doppio concerto che mette insieme la nuova leva jazz siciliana con un figlio illustre della terra dell’Etna ben radicato da più di 20 anni a New York. Sul palco dell’Azienda Costa Sovere stasera alle 21,30 suoneranno prima il Gaetano Spartà 4et e poi il Bass Duo di Marco Panascìa e Dario Deidda.

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Randazzese trapiantato a Giarre, Gaetano Spartà è musicista, compositore e insegnante di musica al liceo classico giarrese. «Aprire la serata di Panascìa è un privilegio. E’ parecchio tempo che io inseguo il Puntalazzo Jazz Festival. Esserci è qualcosa di magico per me. Con Marco ci conosciamo da anni e ho una stima infinita di lui, ha registrato con Salvatore Bonafede che è stato il mio maestro». 

Il concerto di Spartà partirà da “Accent”, finora unico album, di 3 anni fa. «Lo suonerò per metà, è stato un disco che mi ha dato tante soddisfazioni a livello di critica e pubblico, per il resto farò brani sempre miei ma nuovi che dovevano confluire in un secondo album che la pandemia ha poi stoppato». 

La band di Spartà è una piccola nazionale siciliana: il catanese Venuto al contrabbasso, l’ennese Primavera alla batteria e il rosolinese, modicano d’adozione, Marco Caruso al sax contralto. «Ho cercato il meglio della Sicilia centro orientale. Artisti di grande sensibilità. La mia musica, anche se rispetta gli standard dei brani americani, ha un sapore più mediterraneo, sonorità jazz di carattere più europeo».

Sono quasi 10 anni che il contrabbassista catanese Marco Panascìa, “newyorkese” ormai da 22 anni, non suonava nella sua terra. L’occasione è la chiusura del Puntalazzo Jazz Festival, dove si esibirà in un Bass Duo con un vecchio amico, il bassista salernitano Dario Deidda. «Mi fa molto piacere suonare al Puntalazzo Jazz Festival, tra l’altro in una fantastica cornice naturale». 

Il set con Dario Deidda è ormai sperimentato da anni, insieme hanno realizzato l’album “Bass Duo Live” del 2014. «Spazieremo lungo un repertorio che abbiamo costruito negli anni. Con Dario cerchiamo di fare almeno un concerto l’anno, o in America o in Italia. Alterneremo brani nostri con altri tratti dal Great American Songbook. I brani sono punti di partenza per sviluppare il dialogo fra i due strumenti e non facciamo altro che simulare il suono di un’orchestra intera. Siamo sia lo strumento melodico, sia quello di accompagnamento, la batteria, il fiato e ci interscambiamo in questi ruoli».

Newyorkese da 22 anni, Panascìa ormai fai parte del grande circuito americano del jazz, che resta il principale nel mondo. 

Che dovrebbe fare un ragazzo che inizia oggi per intraprendere un simile percorso professionale? 

«Chi comincia deve a suonare con le persone giuste già a casa. Io ho avuto la fortuna di farmi le basi suonando a Catania con musicisti del calibro di Francesco Cafiso, Dino Rubino, Alberto Alibrandi, Claudio Cusmano, Pucci Nicosia e altri. Al liceo musicale Bellini ho avuto un ottimo maestro di contrabasso classico, Nello Nicotra. Nel frattempo stavo studiando per una laurea in chimica. Quando sono andato in America mi hanno dato una borsa di studio e pensavo che sarei ritornato dopo sei mesi per finire i miei studi. E’ finita che 22 anni dopo sono ancora lì. E’ stata una cosa casuale, non avevo affatto programmato di restare in America e diventare addirittura cittadino americano, è accaduto tutto passo dopo passo».

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