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Sorrentino tra i finalisti agli Oscar con "E' Stata la Mano di Dio"

La sezione è quella dei migliori film stranieri. Felicissimo il regista napoletano

Di Redazione

«E' Stata la Mano di Dio» di Paolo Sorrentino arriva in finale agli Oscar tra i migliori film stranieri, mentre «Il Potere del Cane» fa man bassa di nomination e offre a Netflix una nuova chance di conquistare per la prima volta la statuetta più ambita di Hollywood, quella della categoria Best Film. Bene, nella corsa alla notte delle stelle del 27 marzo, anche «Dune», «West Side Story», «Belfast" e «King Richard». Tra gli italiani, sono entrati in corsa Massimo Cantini Parrini per i costumi di «Cyrano» e Enrico Casarosa regista con Andrea Warren per il cartone animato «Luca" prodotto da Disney-Pixar. «Un grande risultato per il nostro cinema», ha commentato il ministro della Cultura Dario Franceschini, mentre Sorrentino si è detto felicissimo: «Già questa è una grande vittoria. E un motivo di commozione, perché è un riconoscimento prestigioso ai temi del film, che sono le cose in cui credo: l’ironia, la libertà, la tolleranza, il dolore, la spensieratezza, la volontà, il futuro, Napoli e mia madre"».

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Nella corsa per il miglior film internazionale l’Italia se la dovrà vedere con due nordici - il danese 'Flee", in gara anche tra i film di animazione e i documentari, e il norvegese La persona peggiore del mondo - e poi «Lunana: uno Yak nella classe» del Buthan, e la sorpresa dell’anno, il giapponese "Drive My Car». «Il Potere del Cane» di Jane Campion, prima donna candidata per la seconda volta alla regia dopo «The Piano» (perse all’epoca contro Steven Spielberg), ha conquistato 12 candidature: sono entrati nelle cinquine Benedict Cumberbatch, Kodi Smit-McPhee e la coppia, partner nel film e nella vita, Kirsten Dunst e Jesse Plemons. Non l’unica coppia 'baciatà dalle nomination: sono in finale anche Javier Bardem ("Being the Ricardos") e Penelope Cruz (Madres paralelas), marito e moglie nella realtà. Al secondo posto per candidature è emerso «Dune» (10, ma non per il regista Denis Villeneuve), seguito da «West Side Story» e "Belfast» (sette a testa): nella corsa per il miglior film se la dovranno vedere con «King Richard» (sei), «Don't Look Up» e "Nightmare Alley» (quattro), «Licorice Pizza» e «CODA» (tre) più «Drive My Car» tratto da un racconto di Haruki Murakami: quattro candidature, tra cui il regista Ryusuke Hamaguchi, sono frutto della recente diversificazione internazionale dell’Academy: oltre il 25% dei 10 mila votanti di quest’anno risiede fuori dagli Usa. Beyoncè correrà per la migliore canzone, «Be Alive» da «King Richard», contro «No Time to Die" di Billie Eilish per l’ultimo James Bond e «Dos Oroguitas» da "Encanto» di Lin Manuel Miranda. Tanti gli esclusi: oltre a Villeneuve, non sono entrati in cinquina Leonardo DiCaprio ("Don't Look Up"), Bradley Cooper ("Nightmare Alley» e «Licorice Pizza"), Lady Gaga per «House of Gucci» (il film di Ridley Scott corre solo per il make up) , Frances McDormand (Macbeth) che ci sperava in vista di un quarto Oscar e Catriona Balfe co-protagonista di Belfast. Nella guerra tra Nuova e Vecchia Hollywood, tra servizi in streaming e studi tradizionali l’establishment tiene il terreno: "Belfast» di Kenneth Branagh, «West Side Story» di Spielberg (il primo candidato a miglior regista in sei diversi decenni), "Licorice Pizza» di Paul Thomas Anderson, «Dune» e «King Richard» sono frutto tutti del vecchio sistema. Ma due film di Netflix ("Potere del Cane» e «Don't Look Up") sono entrati nella categoria del Best Film che ha visto dentro anche «CODA» di Apple Tv che ha ottenuto tre candidature, tante quante, sempre di Apple, Macbeth per cui Denzel Washington è entrato in gara come migliore attore contro Will Smith, Cumberbatch, Andrew Garfield e Bardem, quest’ultimo per «Being the Ricardos» di Amazon che vede Nicole Kidman candidata come migliore attrice (le altre sono Jessica Chastain, Olivia Colman, Kristen Stewart e Penelope Cruz). 
 

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