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Teatro Stabile: i nomi di Anfuso, Arriva, Ferro e Sicignano per la direzione

Cda la prossima settimana - dopo il passaggio della nomina del vice presidente Carlo Zimbone - per sciogliere il nodo del direttore artistico. Il contratto della Sicignano scadrà a marzo

Di Giuseppe Bonaccorsi

Guglielmo Ferro, Giovanni Anfuso,  entrambi registi e con un passato di autori allo Stabile, Filippo Arriva, sceneggiatore di teatro e giornalista e anche la stessa direttrice attuale del teatro, Laura Sicignano. Sono questi i nominativi che circolano in ambienti teatrali catanesi e non solo per la nomina del nuovo direttore artistico quando scadrà il contratto del precedente, a marzo. Probabilmente la prossima settimana  il presidente Rita Gari, una volta definito il passaggio della nomina del vicepresidente - il notaio Carlo Zimbone -    convocherà un Cda per fare il punto della situazione e aprire la discussione sul prossimo direttore artistico. Tra i papabili c’è la stessa Sicignano che potrebbe anche restare. Sembra che sul suo conto non esistano preclusioni e la diretta interessata sta giocando le sue carte per essere riconfermata e continuare il lavoro intrapreso anni fa con l’ex presidente Carlo Saggio.  Bisognerà vedere se la politica vedrà di buon occhio un’altra figura perché anche se non si dice la Sicignano è stata nominata quando alla Regione c’era un altro presidente. Questo cambierà le cose?
Non sono nemmeno esclusi alcuni nomi di carattere nazionale che  già contattati informalmente  avrebbero dato il loro assenso. Alcuni però, incapperebbero nella legge Madia e quindi non avrebbero i requisiti per poter avere l’incarico della direzione artistica. Quindi resterebbero in lizza proprio Guglielmo Ferro,  Anfuso e il giornalista Arriva.
In un incontro la scorsa settimana tra la presidente Gari e i sindacati il nodo della direzione artistica sarebbe stato appena sfiorato. I sindacati avrebbero chiesto alla nuova presidenza anche una certa continuità amministrativa per evitare di ostacolare, seppure involontariamente,  il percorso di risanamento intrapreso. La Gari avrebbe risposto alle sigle che gli sforzi saranno massimi, ma avrebbe anche detto che la situazione, almeno dall’esame delle prime carte, non sarebbe affatto rosea come si vorrebbe far credere. Quindi l’obiettivo è rimettere a posto alcune cose e riavviare la macchina teatrale col massimo della capacità, magari per recuperare il gap con gli altri teatri dell’isola, causato da troppe scelte sbagliate.
I riflettori sul teatro sono stati riaperti oltre un mese fa dalla forte dialettica, per non chiamarlo scontro aperto, tra il segretario regionale del Pd Antony Barbagallo e l’assessore regionale al turismo e spettacolo, Manlio Messina. Barbagallo in vista del rinnovo del Cda aveva chiesto di non procedere secondo logiche spartitorie partitiche e Messina aveva replicato per le rime al segretario Pd ricordando che i teatri avevano avuto un crollo verticale proprio quando Barbagallo era assessore regionale al Turismo sotto la presidenza di Crocetta.
La nomina della Gari avrebbe rasserenato gli animi, ma è evidente che il fuoco continua ad ardere sotto la cenere.
 

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